martedì 16 maggio 2023

Vaticano
Un Appello di Papa Francesco alla Federazione Russa perché sospenda i bombardamenti sulle popolazioni civili dell'Ucraina è urgente. Paolo VI e la guerra del Vietnam

(a cura Redazione "Il sismografo")
  È urgente e legittimo chiedere a Papa Francesco – e noi lo facciamo nel nostro piccolo – di lanciare un solenne Appello al Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, affinché sospenda i bombardamenti sulle popolazioni civili della "martoriata Ucraina". Sarebbe un atto di grande umanità, moralmente autorevole e un desiderio dell'addolorato cuore del Pontefice. Infatti, nel comunicato della Santa Sede, dopo l'udienza, sabato scorso, di Francesco al Presidente Vlodymyr Zelensky, si legge: "Il Papa ha sottolineato in particolare la necessità urgente di 'gesti di umanità' nei confronti delle persone più fragili, vittime innocenti del conflitto".

Un simile gesto è drammaticamente urgente e potrebbe essere uno squarcio di speranza e luce per tutti, per il popolo ucraino anzitutto, ma anche per le richieste di pace nel mondo che si alzano da ogni luogo del pianeta. Sicuramente andava fatto prima ma una tale richiesta indirizzata al Cremlino è sempre possibile e mai troppo tardi. 
Nessuno vuole dire al Papa cosa deve fare, come sicuramente diranno i dotti usando argomenti insensati. No!. È una richiesta e niente di più, una legittima richiesta di cattolici al Vescovo di Roma. È pure una richiesta eticamente legittima . Il 1° settembre 2013, nel caso dell'orrenda guerra in Siria, Papa Francesco lanciò una Giornata di preghiera e digiuno per la pace dedicando l'intero Angelus alla pace e alle sofferenze e lutti dei più deboli. (Testo)
Oggi, un simile appello o esortazione del Santo Padre per il popolo ucraino, potrebbe far parte della "missione" di pace sulla quale si parla dal 30 maggio, da unire alla grande campagna umanitaria che sembra sia nei piani della Santa Sede.
Papa s. Paolo VI ai tempi della guerra del Vietnam
Non sarebbe un gesto insolito o fuori dal magistero e ministero petrino. Lo fece Papa s. Paolo VI cinquantasei anni fa, durante i feroci bombardamenti degli Stati Uniti in Vietnam, il 22 dicembre 1967, alla vigilia della Prima Giornata mondiale della pace, nel suo discorso al Collegio di cardinali e alla Prelatura di Roma. Ecco alcuni stralci:
"E - come ben lo sapete - nel contesto della Nostra azione in favore della pace, il Vietnam ha continuato ad occupare un posto di preminenza, consci come siamo delle rovine e delle vittime causate da quel singolare conflitto o del pericolo che esso costituisce per la pacifica convivenza dei popoli e delle nazioni. In pubbliche udienze e nei Nostri incontri domenicali in piazza San Pietro, più di una volta il Nostro pensiero e la Nostra preghiera sono stati per quei figli - a Noi dilettissimi - ai quali non è dato ancora di godere i frutti della pace.
Molte voci Ci giungono invitandoci ad esortare una parte belligerante a sospendere i bombardamenti. Noi lo abbiamo fatto e lo facciamo ancora a nome degli inermi che, pur involontariamente, sono vittime di tali azioni militari.
Ma contemporaneamente invitiamo di nuovo anche l’altra parte belligerante - e amiamo pensare di essere in ciò seguiti da quanti possono autorevolmente esercitare determinante influsso in questo senso - a dare un segno di seria volontà di pace.
E lo facciamo ancora in nome di coloro che sono colpiti da atti di terrorismo e di tutto un popolo che soffre, di vite umane inutilmente sacrificate. Cessi la violenza in qualunque forma.
Siamo certi che, come meta finale, non sia da perseguire la vittoria che opprime, bensì la sicurezza, la pace e la libertà per tutti. Il negoziato, franco e leale, è infatti la sola strada costruttiva di una vera pace.
Noi siamo addolorati e stupiti di osservare come sia resa vana ogni disinteressata offerta di mediazione e respinto ogni tentativo di oneste e pacifiche trattative, mentre Ci sembra tuttora possibile una onorevole composizione della dolorosa e minacciosa vertenza.
Estranei ad ogni interesse di parte e solo appassionati dei valori umani in gioco, Noi abbiamo osato offrire la Nostra inerme collaborazione, disposti a cooperare, nel modo più efficace che Ci sia consentito e richiesto, al ristabilimento della vera pace."
(Fonte)