martedì 20 settembre 2022

Vaticano
Mons. Alvarez da un mese agli arresti domiciliari senza accuse, ma il Papa dice che c'è dialogo con la dittatura di Ortega e difende in Kazakistan la libertà religiosa che in Nicaragua non esiste

Il rebus nicaraguense: chi e come dialoga con il regime di Ortega per conto del Vaticano. Intanto cresce la repressione contro i cattolici. L'ultima misura: vietare le processioni per motivi di sicurezza.
(L.B., R.C. - a cura Redazione "Il sismografo") È passato un mese circa da quando Papa Francesco lanciò, il 21 agosto, un ennesimo appello al dialogo in Nicaragua identificando le parti in conflitto da oltre 4 anni in non meglio precisati soggetti: "persone e istituzioni". Ecco le sue parole testuali: "Seguo da vicino con preoccupazione e dolore la situazione creatasi in Nicaragua, che coinvolge persone e istituzioni. Vorrei esprimere la mia convinzione e il mio auspicio che, per mezzo di un dialogo aperto e sincero, si possano ancora trovare le basi per una convivenza rispettosa e pacifica."
Papa Francesco dal 2018 ha fatto diversi appelli in questo senso e la medesima richiesta la fece in altre occasioni il suo nunzio, Waldemar Stanislaw Sommertag, prima di essere espulso dal Paese lo scorso 12 marzo senza neanche una minima spiegazione.
Oggi, il vescovo di Matagalpa e Amministratore apostolico di Estelí, mons. Rolando Alvarez, compie un mese agli arresti domiciliari senza accuse, senza processo, senza visite se non autorizzate dalla polizia che circonda la sua casa. Questi sono tutti fatti che si sommano ad altri non meno gravi: sacerdoti in esilio o incarcerati senza motivazioni e senza accuse; missionarie di Madre Teresa di Calcutta espulse nel giro di poche ore con l'accusa di favorire il terrorismo e altro; riviste, giornali e Tv della chiesa locale chiuse con ordini amministrativi; candidati alla presidenza in gallera da mesi e centinaia di prigionieri politici molti dei quali torturati. Intanto la fame, la miseria, le malattie, l'incertezza economica dilagano nell'intero Paese. Migliaia di nicaraguensi, popolo di giovani, cercano di fuggire all'estero. 
Intanto l'anziana coppia presidenziale Ortega-Murillo non sente ragione e non risponde agli appelli e richieste dell'ONU, dei governi e di numerose organizzazioni internazionali e regionali. Anzi, ogni giorno ordinano nuove misure repressive contro i cattolici. L'ultimo divieto, di pochi giorni fa, ha cancellato una processione fra le più amate dei nicaraguensi.
Si attendeva con interesse e quasi con trepidazione che Papa Francesco, rientrando dal Kazakistan, accettasse, lo scorso 15 settembre, di rispondere a una domanda sul Nicaragua e sul perché non ha mai alzato la sua voce in difesa del vescovo, mons. Roland Alvarez o di fronte a decine di soprusi e violazioni dei diritti in Nicaragua.
La domanda è stata fatta e il Papa ha risposto. Ecco le sue parole:
"Sul Nicaragua, le notizie sono chiare, tutte. C’è dialogo, in questo momento c’è dialogo. Si è parlato con il governo, c’è dialogo. Questo non vuol dire che si approvi tutto quel che fa il governo o che si disapprovi tutto. No. C’è dialogo, e quando c’è dialogo è perché c’è bisogno di risolvere dei problemi. In questo momento ci sono dei problemi. Almeno io mi aspetto che le suore di Madre Teresa di Calcutta tornino. Queste donne sono brave rivoluzionarie, ma del Vangelo! Non fanno la guerra a nessuno. Anzi, tutti abbiamo bisogno di queste donne. Questo è un gesto che non si capisce… Ma speriamo che tornino e si risolva. Ma continuare con il dialogo. Mai, mai fermare il dialogo. Ci sono cose che non si capiscono. Mettere in frontiera un Nunzio è una cosa grave diplomaticamente, e il Nunzio è un bravo ragazzo che adesso è stato nominato da un’altra parte. Queste cose sono difficili da capire e anche da ingoiare."
Il problema è che queste parole del Pontefice non quadrano con i fatti. Perché? Semplicmente perché questo "dialogo" non c'é, non esiste oggi, non è esistito nel passato, almeno dalla fine del 2019. Ortega in Nicaragua vanta e mistifica su un presunto dialogo con la Santa Sede. Il Papa da diversi anni chiede questo dialogo ma il 15 settembre ha assicurato che c'è. I vescovi del Nicaragua dicono di non aver nessun dialogo con il governo da due e forse tre anni. Una volta dialogava con Ortega il Nunzio espulso. Ora non si capisce chi è l'interlocutore vatocano del regime di Ortega.
Papa Francesco da 4 anni chiede alle parti di dialogare, ma poi, ora, dice invece che il dialogo c'è.
A cosa fa riferimento il Pontefice che, tra l'altro, da oltre 6 mesi non ha un suo Rappresentante nel Paese centroamericano il quale, tempo fa (fine giugno 2022), non venne nemmeno visitato da mons. P. R. Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli stati che sorvolò l'intero Nicaragua passando dal Costa Rica all'Honduras?
Non è una questione di cattiva o insufficiente informazione. Come disse il 4 settembre all'Agenzia Efe il cardinale Leopoldo Brenes, arcivescovo di Managua, "il Papa è super-informato" e anche "la Segreteria di stato è molto ben informata" su ciò che succede nel Paese da diversi anni.
Se le cose stanno così vuol dire che la posizione del Santo Padre sulla crisi nicaraguense corrisponde ad una lettura precisa che sarà impossibile adeguare ai fatti. Oggettivamente esiste una grande distanza fra la realtà in Nicaragua e il come questa realtà viene percepita in Vaticano.  
Per parlare di dialogo vero e autentico, non basterà una fotografia che immortala qualche suora missionaria espulsa verso il Costa Rica alle quali verrà permesso - circondate da molti fotografi - un rientro condizionato.