mercoledì 10 agosto 2022

Vaticano
Una visione matura della sessualità

(Iacopo Scaramuzzi, rubrica Gazzetta Santa Marta, mensile Jesus)
I protestanti hanno il senso della colpa, i cattolici hanno il gusto del peccato, diceva Luis Bunuel. Il geniale regista surrealista fotografava un paradosso iscritto nell’inconscio del cattolicesimo moderno più che nel Vangelo. Perduto il potere politico con la rivoluzione francese, il magistero si è sempre più concentrato sulla morale sessuale, ultimo ambito nel quale mantenere un’influenza sulle coscienze e sulla società. Con una concezione angelicata che ha avuto non di rado risvolti diabolici, come mostra la crisi degli abusi sessuali. A partire dall’enciclica Humanae vitae con la quale Paolo VI nel 1968 vietò i metodi anticoncezionali artificiali, poi, sul tema della sessualità in seno alla Chiesa è calato il silenzio. Giovanni Paolo II confermò il predecessore con la Evangelium vitae (1995), Jorge Mario Bergoglio ha cambiato direzione. Relativizza i peccati «sotto la cintura», fedele ad una saggezza popolare indulgente con la debolezza della carne. Francesco non è relativista, sa che tanti fedeli non seguono più i dettami della Chiesa. Su suo impulso la Pontificia accademia della vita ha avviato un dibattito senza timori. Tra le proposte, si legge negli atti pubblicati di recente («Etica teologica della vita», Libreria editrice vaticana), quella di lasciare ai coniugi la scelta matura di quali metodi usare. «E’ lecito domandarsi», ha commentato sulla Civiltà cattolica il gesuita Jorge José Ferrer, «se papa Francesco ci consegnerà una nuova enciclica o esortazione apostolica sulla bioetica, che potrebbe magari intitolare Gaudium vitae».

di Iacopo Scaramuzzi, rubrica Gazzetta Santa Marta, mensile Jesus