sabato 13 agosto 2022

Ucraina
I tweet del Presidente ucraino Zelensky su alcune delle sue conversazioni telefoniche con il Papa. Sullo sfondo la visita a Kyiv, se sarà possibile a breve, e un messaggio preciso

Zelensky ieri al Papa: l'Ucraina è un Paese aggredito e la Federazione Russa è il Paese aggressore. Il governante ucraino aveva già sottolineato al Pontefice questo suo giudizio il 22 marzo scorso. Un passaggio fondamentale per una visita del Santo Padre a Kyiv dove non si ammettono indulgenze verso Mosca?
(L.B., R.C. - a cura Redazione "Il sismografo") Ieri venerdì 12 agosto, con un tweet pubblicato dall'account ufficiale del Presidente dell'Ucraina, si apprende che Volodymyr Zelensky ha avuto una conversazione telefonica con Papa Francesco nel corso della quale, precisa il governante, "l'ho informato sull'aggressione russa contro l'Ucraina". Nel tweet, Zelensky parla di "orribili crimini della Federazione russa" e conclude: "Grato al Pontefice per le sue preghiere per l'Ucraina. Il nostro popolo ha bisogno del sostegno dei leader spirituali mondiali che dovrebbero trasmettere al mondo la verità sugli atti di orrore commessi dall'aggressore in Ucraina."
Il 22 marzo scorso, l'ambasciatore dell'Ucraina presso la Santa Sede, Andrii Yurash, rivelò che il Papa aveva  chiamato il Presidente ucraino V. Zelensky sottolineando: "Nuovo visibile gesto di sostegno da parte di Papa Francesco che pochi minuti fa ha chiamato il Presidente Zelensky". Il diplomatico ha anche aggiunto: il Papa ha detto di "pregare e di fare tutto il possibile per mettere fine alla guerra". Zelensky ha risposto a Sua Santità "Lei è l'ospite più atteso in Ucraina".
Lo stesso giorno, 22 marzo,  Zelensky  stesso lanciò un tweet in cui diceva: "Ho parlato con il Papa e gli ho detto siamo un popolo diventato esercito quando ha visto il male". Poi il Presidente ucraino ha aggiunto: "Il Papa mi ha detto: capisco che voi desiderate la pace, capisco che dovete difendervi, i militari difendono, le persone civili difendono la propria patria, ognuno la difende".
Papa Francesco chiamò il Presidente ucraino per la prima volta il 26 febbraio scorso, in serata, dopo aver parlato, sempre per la prima volta, con il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina, Arcivescovo Maggiore Sviatoslav Shevchuk.
Fra il Presidente ucraino e il Pontefice in questi mesi ci sono state altre conversazioni telefoniche alle quali Francesco ha fatto riferimento in alcune interviste.
Sembra plausibile che la conversazione di ieri in qualche modo abbia avuto a che fare con la possibile, e desiderata, visita del Papa a Kyiv e sulla quale si parla da mesi con svariate ipotesi. Con il passare delle settimane, quest'eventualità però si è complicata sempre di più e oggi si presenta come uno dei passaggi più difficili per la diplomazia vaticana e per la pastorale itinerante di Francesco. Gli ucraini desiderano fortemente e sinceramente questa visita ma non sono disposti a ricevere un Papa equidistante, staccato dall'unico ancoraggio consistente a giudizio di Kyiv: l'Ucraina è un Paese aggredito e la Federazione Russa è il Paese aggressore.
Ciò è quanto ha detto ieri al Papa il Presidente Zelensky. E non è banale o gratuito che abbia voluto far sapere con un tweet quanto ha detto a nome dell'Ucraina al Vescovo di Roma che desidera andare a trovarli.
Sempre ieri, provenienti dal Vaticano, sono circolate voci che spiegano il ritardo della visita del Papa a Kyiv per motivi di salute. Eppure, dopo i 19.000 km andata e ritorno in Canada, il Santo Padre ha recuperato molto bene e con rapidità. Conoscitori della questione dicono che un viaggio andata e ritorno a Kyiv rappresenterebbe  una distanza da percorrere di circa 3.500 km, possibile da affrontare in 48 ore. Caso mai, si precisa, il problema immediato è il viaggio in Kazakistan: 9.000 chilometri e due giorni dì pesanti impegni.
Certo, la salute del Papa conta ed è un punto fondamentale ma non è, allo stato attuale delle cose, la ragione del rinvio della visita in Ucraina. Occorre risolvere gli ostacoli diplomatici molto complessi perché s'intrecciano con gli interessi e le cosmovisioni della coppia Putin-Kirill, seduti sul banco degli imputati poiché responsabili di una guerra di aggressione armata.