mercoledì 6 luglio 2022

Vaticano
Mosca non chiude ma nemmeno apre a Papa Francesco. Tutto come all'inizio dell'invasione russa. Intanto Pechino tace e respinge una revisione dell'Accordo con il Vaticano

(L.B., R.C. - a cura Redazione "Il sismografo")
Nell'intervista della Reuters a Papa Francesco, e che abbiamo conosciuta divisa in tre lanci tra il 4 e il 6 luglio, il Santo Padre affronta tra diversi temi due di sostanziale attualità e rilievo: il desiderato viaggio del Pontefice a Mosca, e anche a Kyiv, nella tragica cornice dell'orrenda invasione russa in corso, e il secondo eventuale rinnovo dell'Accordo riservato con Pechino per la nomina dei vescovi in vigore dal 2018. A queste questioni, oggi, nell'arco di poche ore, da Mosca e da Pechino sono arrivate risposte ufficiali da analizzare con attenzione.
Dal Cremlino, il portavoce di Putin ha in sostanze smentito il Papa o le interpretazioni che buona parte della stampa ha fatto sulle dichiarazioni del pontefice a Philip Pullella, giornalista della Reuters. Secondo l'agenzia russa Ria Novosti, oggi, Dmitry Peskov, portavoce del Presidente russo ha dichiarato:
"Il Cremlino non è a conoscenza di contatti sostanziali per una visita del Papa a Mosca. Una visita del genere dovrebbe essere preparata ai massimi livelli. [Il Papa] conosce la nostra posizione. Una visita al più alto livello dovrebbe essere preceduta da preparativi. Per quanto ne so, non ci sono contatti sostanziali su questo argomento".
In altre parole, meno diplomatiche, Peskov ha voluto far sapere che non si sta preparando nessuna visita del Papa. Che allo stato attuale delle cose non esistono contatti bilaterali al riguardo e dunque, su questa materia (guerra in Ucraina) non ci sono conversazioni fra il Vaticano e il Cremlino.
Insomma, diciamo noi, le cose stanno come ai primi giorni della guerra, come durante le 70 ore trascorse tra l'inizio dell'aggressione all'Ucraina (24 febbraio), la visita del Papa alla sede dell'ambasciata russa presso la Santa Sede (25 febbraio) e il primo intervento pubblico su questo fatto  (dopo-Angelus della domenica 27 febbraio). 
Papa Francesco aveva dichiarato alla Reuters il 4 luglio scorso: 
«Vorrei andare in Ucraina, e volevo prima andare a Mosca. Ci siamo scambiati dei messaggi a questo proposito, perché pensavo che se il presidente russo mi avesse concesso una piccola finestra per servire la causa della pace... E ora è possibile, dopo il mio ritorno dal Canada, che io riesca ad andare in Ucraina. La prima cosa da fare è andare in Russia per cercare di aiutare in qualche modo, ma vorrei andare in entrambe le capitali”. Riferendosi a Mosca, Francesco ha parlato di “dialogo molto aperto, molto cordiale”, “la porta - ha affermato - è aperta”.»

Sull'Accordo con la Cina
Il Vaticano e Pechino lavorano da qualche settimana per decidere insieme sul da farsi con un possibile secondo rinnovo dell'Accordo (riservato) per la nomina dei vescovi firmato nel 2018 per due anni, e prolungato dal 22 ottobre 2020 fino al 22 ottobre 2022. Prima il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, e poi lo stesso Pontefice hanno parlato certamente a favore di un secondo rinnovo dell'intesa ma al tempo stesso hanno detto che andava revisionato.
Parlando con Acistampa, il card. Parolin ha risposto sui rapporti con la Cina:

"- Stiamo riflettendo su cosa fare. Il COVID non ci ha giovato, perché ha interrotto il dialogo in corso. Ora stiamo cercando di riprendere il dialogo in maniera concreta, con incontri che speriamo avvengano il prima possibile e in cui si rifletterà sui risultati dell’accordo ed eventualmente sulla necessità di fare precisazioni o rivedere alcuni punti.
- Quindi lei pensa che si potrebbe rivedere in qualche modo qualcosa dell’accordo?
- Lo spero."
(11 aprile 2022)

Il Santo Padre, ieri, –sempre nell'intervista con la Reuters, secondo il resoconto di Vatican News– sull'Accordo Provvisorio con Pechino ha detto che le cose "vanno bene e spera che possa essere rinnovato il prossimo ottobre". Poi, Francesco ha spiegato che le cose sono lente (6 nomine episcopali in quasi 4 anni) ma che questo modo di essere  dei cinesi – "hanno quel senso del tempo che nessuno gli affretta"– va tenuto in considerazione.
Oggi, a Pechino, durante la conferenza stampa quotidiana del governo cinese, il portavoce del ministero degli Esteri, Zhao Lijian, ha risposto a una domanda dell'AFP sulle parole di Papa Francesco riguardo l'accordo Cina-Vaticano nella sua intervista alla Reuters. L'alto funzionario cinese ha detto:

"Dalla firma dell'accordo provvisorio tra Cina e Vaticano sulla nomina dei vescovi, l'accordo è stato attuato con successo con gli sforzi di entrambe le parti. Le due parti continueranno a portare avanti i lavori correlati in conformità con l'agenda concordata." 

Il portavoce dunque si è limitato a chiudere assicurando che tutto va bene e che gli accordi si applicano con successo.
Eppure le domande dell'Afp erano più articolate e complete: "Il tentativo di accordo tra Cina e Vaticano sulla nomina dei vescovi scadrà ad ottobre. Papa Francesco ha espresso il desiderio di estendere l'accordo. Anche la Cina ha un piano di rinnovo? In caso affermativo, la Cina prevede di rivedere alcuni termini? Verrà divulgato l'intero contenuto dell'accordo?"
Fra gli interrogativi senza risposta ne resta uno centrale: Pechino vuole o non vuole revisionare alcune parti dell'Accordo?