lunedì 21 marzo 2022

Vaticano
Povera "Praedicate Evangelium"!

(L.B., R.C. - a cura Redazione "Il sismografo")
La "Praedicate Evangelium" ha avuto bisogno di oltre 8 anni per completare la sua gestazione, travagliata, confusa e sconclusionata. Dopo tanti anni è stata pubblicata in fretta e furia, senza le traduzioni nelle lingue fondamentali della Chiesa stessa e del mondo cristiano, montata elettronicamente con strafalcioni infantili e non è stata neanche preannunciata in modo adeguato e professionalmente serio ai vaticanisti che popolano Borgo Pio, il quartiere romano dove si trova il Vaticano.
Non pochi senza nemmeno averla letta tutta e analizzata a fondo da sabato scrivono cose sorprendenti del tipo: si tratta di un "documento rivoluzionario", di una "svolta copernicana",  "la Chiesa da domani sarà dei laici e edelle donne" e altre cose simili…
Per fortuna entrerà in vigore il 5 giugno. Ciò vuol dire che c’è tempo ancora per correggere incongruenze gravi come quella della ‘forma straordinaria’ del Rito Romano. E ce ne sono altre.
Questo momento purtroppo, stando così le cose, è un passaggio molto opaco e triste per moltissimi cattolici, eppure doveva essere uno dei giorni più luminosi del pontificato.
In Vaticano qualcuno deve capire e prendere coscienza che non bastano la propaganda e gli editoriali per raddrizzare una rotta sbagliata. La Chiesa di Cristo è una cosa molto seria e fondamentale per la vita di milioni e milioni di persone. Più che mai in un momento in cui all’orizzonte si staglia l’orrore di una guerra mondiale e vediamo al tempo stesso il dolore agghiacciante del popolo ucraino.
Nella nuova Costituzione colpisce la sua palese concezione verticistica e burocratica. L'organigramma curiale - cariche, titoli, funzioni e materie di governo - è cresciuto almeno di un terzo rispetto a quello stabilito nella Pastor Bonus di Papa Wojtyla. Detto chiaramente: 16 Dicasteri è troppo e il costo di questa burocrazia ha già fatto scattare l'allarme rosso nelle finanze. Per di più, il solo confronto concettuale dei nomi di alcuni di questi dicasteri evidenzia subito l'esistenza di diverse duplicazioni di funzioni e compiti.  
Qualcuno ha già scritto che il numero di dicasteri dimostra che c’è una maggiore "democratizzazione" del potere. Al riguardo si usa e abusa della parola 'sinodalità', manipolata con disinvoltura perché è lo "slogan" di moda, destinato ad essere sostituito con un altro dopo il 2023.
Questa ‘sinodalità’, usata e abusata, nasconde però un arretramento insidioso rispetto al Concilio Ecumenico Vaticano II, e cioè che dalla Costituzione il Papa esce ancora più sovrano, più autarchico, più "uomo solo al comando". In questa Costituzione ogni cosa prima o dopo ha un solo e unico punto d'arrivo: il Pontefice.
Non sembra un documento scritto con prospettiva lungimirante, audace e volto a preparare l’intera comunità di discepoli di Cristo ad affrontare i difficili tempi a venire. No, non è così.
La Costituzione adegua un testo legislativo di oltre 30 anni fa ai tempi attuali al punto che sembra essere stato elaborato solo per questo pontificato.
In questa Costituzione apostolica però, ci sono diversi passaggi e codificazioni da condividere pienamente e che annunciano possibili sviluppi grandemente rilevanti per la vita della Chiesa. Ci sarà l'occasione per analizzare questo aspetto anche se, alla fin fine, sarà il tempo, il passare degli anni a decretare il successo o l'insuccesso di questo documento fondamentale.
Tutto però dipenderà se quello che riteniamo un papato di "un uomo solo al comando" attecchirà nel dinamismo delle chiese particolari.