lunedì 24 gennaio 2022

Italia
Padre Toppi, quella santità “silenziosa”

(Angelo Scelzo - Il Mattino)
  A due passi da Napoli, la vicina Pompei; fino a un decennio fa, un religioso umile e minuto, Francesco Saverio Toppi, nominato vescovo quasi per acclamazione di popolo, vedeva crescere, già in vita, una fama di santità che il Papa, approvando il decreto della Causa dei Santi sull'eroicità delle virtù, gli ha ufficialmente riconosciuto. La via verso la santità è ancora lunga, ma la tempestività di questo primo riconoscimento lascia pochi dubbi sul fatto che essa sarà percorsa, in tempi ragionevoli, fino alla fine. La notizia, grazie soprattutto all'annuncio pieno di esultanza dell'attuale prelato di Pompei, l'arcivescovo Tommaso Caputo che ha interpretato come meglio non poteva lo stato d'animo di tutta la diocesi, ha avuto il rilievo che certo non si può negare di fronte a una investitura di santità. I tempi sembrerebbero mettere da parte vicende di questo genere. E il territorio napoletano, a sua volta, non parrebbe il luogo più indicato per seminagioni di questo tipo. Non bastano le statistiche della stessa Congregazione per la causa dei santi, che pure assegna proprio a Napoli un insospettabile primato: la realtà è che l'immagine è tutt'altra e la santità è, di fatto, un valore scarsamente o debolmente percepito.
Nel passo avanti di monsignor Toppi (nato a Brusciano il 26 giugno 1925) verso la gloria degli altari, c'è un doppio segno tutto particolare. Da un lato, la figura dell'ex vescovo di Pompei è la conferma di una santità discreta e silenziosa che, quasi in punta di piedi, riesce a insinuarsi e a farsi viva in un tourbillon di vita quotidiana che con i suoi ritmi, le sue asprezze e le sue tensioni tende a renderla quasi irrilevante e fuori contesto; dall'altra fa prendere atto che neppure la somma di tutti i mali, la sua continua ostentazione, il gomorrismo elevato a simbolo se non a sistema, riesce a contrastare o mettere la sordina al corso di altre storie, e di segno tutto diverso.
Anche nel suo aspetto fisico, tanto esile da far pensare a una fragilità costitutiva, mons. Toppi era il simbolo di un'umanità diventata alternativa, quasi messa ai margini, priva ormai di un diritto alla parola che sembra spettare solo a chi è in grado di alzare la voce. In una società che sempre più ricorre ai toni forti anche nella vita corrente, si fa certo difficile la vita di chi cerca di andare avanti facendo valere modestia e umiltà. Occorre ammetterlo: in quanti conoscevano, o almeno, erano al corrente dell'attività e dell'opera di un religioso, poi chiamato alla guida della diocesi nata intorno al Santuario che un laico, il beato Bartolo Longo, fece erigere per il culto della Vergine del Rosario? In quanti hanno potuto accorgersi che all'ombra di quel santuario, conosciuto in tutto il mondo, si stava sviluppando, giorno per giorno, una vita di santità? Veder crescere un santo, e accorgersi che ciò avvenga, è una sorta di prodigio che si protrae nel tempo. La folla che per un miracolo ordinario accorre e si raduna per constatare de visu, neppure si accosta alla visione di una santità che si fa viva e guadagna terreno poco alla volta. Occorrono diottrie speciali, e certo più affinate, per rendersi conto e riconoscere anche questa strada di santità alternativa.
La santità di un francescano umile e mite come mons. Toppi era ancora più difficile da individuare e in un certo senso scovare. Bisognava sapere di un frate, diventato vescovo, dalla spiritualità finissima, uomo dotto e sapiente, ma prima di tutto uomo di preghiera, posto più che a guida, a presidio, lui devotissimo e tutto dedito alla Madonna, di un santuario mariano, cuore spirituale di un territorio difficile e tormentato come la Campania. Di molti suoi confratelli vescovi, prima che collega era stato padre e guida spirituale. Era già lui a guidarli nei passi essenziali.
Le folle di fedeli, a Pompei, si vedono, e non mancano neppure in questo tempo di pandemia. Nessun posto come la città mariana mette di fronte al miracolo di opere di carità in grado di alleviare, per tutta la società civile, il carico di vecchie e nuove povertà, vecchie e nuove forme di esclusione e discriminazioni.