venerdì 3 dicembre 2021

Cipro
Preghiera Ecumenica con i Migranti - Chiesa parrocchiale di Santa Croce. Saluto di Sua Beatitudine Pierbattista Pizzaballa, Patriarca dei Latini di Gerusalemme

(Sala stampa della Santa Sede)

Beatissimo Padre,
In questi due giorni ha incontrato le diverse, belle realtà di Cipro, la vita della società civile, la vita della nostra Chiesa; ha sperimentato la calorosa accoglienza della Chiesa ortodossa e molte altre notevoli iniziative. Questa mattina ha incontrato la gioiosa comunità cattolica presente sull’isola.
Era giusto e doveroso, prima di terminare il suo pellegrinaggio, volgere lo sguardo anche a quella realtà dolorosa e difficile che esiste in quest’isola, nella quale simbolicamente si presentano i drammi che il Mediterraneo vive quotidianamente. Primo fra tutti quello delle migliaia di famiglie di rifugiati e migranti, provenienti dalle diverse parti del mondo, soprattutto dal Medio Oriente martoriato, su cui si affaccia la nostra isola. Cipro, infatti, prima, fra le isole del Mediterraneo, sperimenta il dramma di migliaia di migranti, in fuga da guerra e miseria e che qui si fermano, senza vie di uscita, senza chiare prospettive per il loro futuro. Ascolterà tra poco alcune testimonianze, che potranno presentare questa realtà in maniera certamente più efficace, perché diretta, personale, vissuta nella propria carne.
È una realtà di cui non si parla, se non in qualche momento particolarmente drammatico; è nascosta agli occhi della maggioranza della popolazione. Ma per quanto la si voglia tacere, essa balza, comunque, agli occhi di chiunque sia attento a quanto accade attorno a sé. Si tratta infatti di migliaia di persone, che
non possono rimanere invisibili.
Il dramma di queste persone ci ricorda che il fenomeno delle migrazioni non è un fenomeno locale, non riguarda separatamente Cipro, o il Medio Oriente, o il Nord Africa, o la Grecia, la Turchia, l’Italia, la Polonia o qualsiasi altra nazione del mondo. È un fenomeno globale, presente dovunque, che richiede risposte globali, e sul quale la comunità internazionale non può non interrogarsi. La storia ci insegna che erigere barriere non è mai la soluzione, perché le barriere rappresentano la paura, e cancellano ogni promessa di futuro, evidenziano la nostra mancanza di visione. E di questo, invece, abbiamo estremo bisogno, qui e nel resto del mondo. I Paesi del primo mondo non possono ignorare che anche il loro futuro dipende dalla risposta a questo grave problema; che il futuro dell’Europa si decide nel Mediterraneo, dove non passano solo le fonti di energia e di ricchezza, ma anche le risorse umane, persone e popolazioni, con le quali ci si dovrà confrontare e senza le quali non ci sarà sviluppo, né futuro.
Come Lei ha giustamente e ripetutamente affermato, i nostri modelli sociali, economici e di sviluppo richiedono necessariamente un ripensamento. Essi producono ricchezza per alcuni e povertà per molti, inquinamento sempre più problematico e migrazione di migliaia - forse milioni - di persone, dietro ciascuna delle quali, vi sono enormi drammi familiari e personali, che non fanno notizia, ma che lasciano un segno profondo nella loro vita.
La nostra Chiesa ovviamente non è in grado di influire su questi enormi processi, ma può dare ascolto alla voce di queste persone, dare loro un volto e un nome. È questa la nostra missione: ridare dignità e identità a persone che forse molti preferirebbero non vedere né incontrare, ma che esistono, sono reali e attendono la nostra risposta. Perché è il Signore stesso, attraverso di loro, a bussare alla nostra porta, a volgere verso di noi il Suo sguardo, a interpellare la nostra coscienza. Non possiamo ignorare. Non possiamo tacere.
Voglio qui esprimere il nostro ringraziamento ai tanti volontari, laici e religiosi, ciprioti e provenienti dalle diverse parti del mondo, che qui si spendono per accogliere e sostenere i migranti che qui giungono e che qui, grazie a loro, trovano ascolto e sostegno.
Santità, grazie per avere voluto ancora una volta essere con noi, grazie per quanto ci ha detto e per la sua testimonianza di ascolto e di pace. Le auguriamo un proseguimento fruttuoso del suo pellegrinaggio nelle periferie del Mediterraneo.
La accompagniamo con la preghiera, con gratitudine per questa breve - ma intensa – visita, per le parole che ci ha consegnato e per la strada che ci ha indicato.