venerdì 31 dicembre 2021

Armenia
Soldati armeni prigionieri di guerra sono tornati liberi in patria con la mediazione dell'Ungheria e del Vaticano. Budapest al tempo stesso dona 100mila vaccini contro il Covid/19 all'Armenia

Aeroporto Internazionale Zvartnots/Erevan - Arrivo degli ex prigionieri
(L,B., R.C. - a cura Redazione "Il sismografo")
Mercoledì 29 dicembre scorso il governo dell'Azerbaigian, guidato dal Presidente Ilham Aliyev, ha liberato cinque soldati armeni prigionieri di guerra, al termine di una delicata e importante gestione umanitaria e diplomatica nella quale si è lavorato per settimane con il concorso delle parti in conflitto, del governo ungherese del Premier Viktor Orban e della diplomazia della Santa Sede che ha tenuto continuamente informato il Santo Padre nonché le autorità dell'Episcopato magiaro sempre vicino al dossier. Sempre mercoledì scorso il Ministero degli Esteri azero ha confermato che grazie alla mediazione del governo ungherese, incrociata con il sostegno di altre diplomazie, cinque prigionieri di guerra armeni sono stati rimpatriati.Il governo di Budapest  ha completato la sua gestione diplomatico-umanitaria con un particolare dono al popolo armeno sul quale ha dato alcuni dettagli sia il sito del Ministero per gli Affari esteri di Budapest sia il Ministero della salute dell'Armenia. In concreto si tratta, come ampiamente riferito sulla stampa locale di ieri giovedì 30 dicembre, di 100mila dosi di vaccino Aztrazeneca contro il coronavirus, risorsa sanitaria di enorme utilità nell'area del Caucaso.
Il significativo valore distensivo della liberazione di prigionieri di guerra nel lungo e doloroso conflitto tra Arzeibagian e Armenia, con il determinante contributo dell'Ungheria presso le autorità di Baku, così come il dono dei vaccini, si accresce se si tiene conto che tra Budapest e Armenia i rapporti diplomatici sono congelati dal 2012, e cioè da quando Erevan - il 31 agosto del 2012 - sospese i legami diplomatici con l’Ungheria in seguito all’estradizione di Ramil Safarov, ufficiale azero, condannato a morte per l’uccisione, avvenuta nel 2004 su suolo magiaro, di un militare armeno. Rispedito a Baku, Safarov è stato esonerato dalla condanna ed ha ricevuto il perdono ufficiale del presidente Ilham Aliyev. (Vicenda Safarov - Rapporti bilaterali Armenia/Ungheria)
Da più parti, nell'aerea del Caucaso ma anche nelle stanze della diplomazia vaticana, sempre presente e attiva nella regione, si sottolinea che quanto accaduto nelle ultime 48 ore è un confortante segno di "stabilità e sicurezza" per i popoli dell'area. 
Péter Szijjártó, Ministro degli Esteri ungherese ha scritto nella sua pagina Facebook che Budapest darà sempre "ogni aiuto per portare una stagione di pace e tranquillità in questa parte del mondo", per poi concludere: "Abbiamo potuto contribuire ancora oggi a questi sforzi".