giovedì 4 novembre 2021

Vaticano
Becciu, depositate 52 prove video per il processo di Londra piene di tagli e omissis

(Franca Giansoldati - Il Messaggero)
Giallo su misteriosi 'omissis'. In Vaticano non finiscono i colpi di scena al processo del secolo che di fatto farà da cartina di tornasole all'effettivo rispetto dei parametri richiesti (anche) da Moneyvall per il cosiddetto processo giusto. Ieri, allo scadere della data di consegna delle video-registrazioni imposte con una ordinanza dal Presidente del Tribunale, Pignatone, il Promotore di Giustizia – una sorta di pm - ha depositato in cancelleria ben 52 dvd contenenti file audio e audio-video delle deposizioni di monsignor Alberto Perlasca, e di altri testimoni raccolti durante le fasi istruttorie.Su questi dvd si basa l'impianto accusatorio nei confronti del cardinale Angelo Becciu e di altri nove imputati, le cui difese ad oggi non avevano mai potuto prendere visione perchè di fatto erano state occultate nella loro interezza. Nella nota che accompagna il materiale deposto si inserisce il colpo di scena: le video-registrazioni di monsignor Perlasca (il teste chiave, prima imputato e poi collaboratore di giustizia) non sono complete perchè sono state tagliate in diversi punti, con buona pace dei difensori che chiedevano di avere accesso alla 'prova regina' nella sua integrità. Allo stesso modo è stato tagliato un passaggio della deposizione di Gianluigi Torzi – il finanziere molisano che era subentrato nella partecipazione del palazzo al posto dell'altro finanziere Mincione. Tagli effettuati anche per la deposizione di Crasso, il finanziere svizzero che ha introdotto Mincione in Vaticano e Luciano Capaldo, ex socio di Torzi e gestore dell'immobile londinese.
Dalla documentazione di cui il Messaggero ha potuto prendere visione risulta anche che questi clamorosi 'omissis' non sono stati riportati nemmeno nei verbali sintetici redatti dal Promotore di Giustizia e a suo tempo distribuiti agli avvocati. Insomma, una censura in piena regola piuttosto insolita che ha fatto partire il giallo su cosa contengano di tanto compromettente quei tagli consistenti nella registrazione. Qualcuno azzarda espliciti riferimenti al Papa, altri minacce a Perlasca per farlo deporre, ma sono solo illazioni senza base e ora bisognerà attendere l'apertura della prossima udienza fissata per il 17 novembre in Vaticano.
Sulle videoregistrazioni si era consumato un braccio di ferro durissimo tra l'ufficio del Promotore di Giustizia e il presidente del tribunale vaticano, Pignatone, il quale ha dovuto emettere ben due ordinanze per fare depositare i video affermando che «non ledono la privacy» di nessuno. Pignatone – su sollecitazione delle difese degli imputati che lamentano l'assenza di un processo giusto – è dovuto ricorrere ad una seconda ordinanza. Ora questo ennesimo passaggio renderà ancora più difficoltoso il cammino.
La prima volta che veniva stabilito il deposito era il 9 agosto. Il Promotore di Giustizia, Diddi aveva rimandato però al mittente la richiesta affermando che non vi erano abbastanza garanzie per tutelare la privacy di Perlasca, il principale accusatore passato da imputato a collaboratore di giustizia, una figura inedita per il sistema giudiziario vaticano.
La disposizione di Pignatone stabiliva anche la parziale restituzione all'Ufficio del promotore di giustizia degli atti, limitatamente a una parte degli imputati e dei reati loro contestati. La restituzione degli atti per la posizione del cardinale Angelo Becciu riguardava esclusivamente due capi di imputazione su otto: l'accusa di subornazione di teste, ovvero il tentativo di fare ritrattare monsignor Perlasca diventato poi testimone chiave dell'accusa, e quello relativo alla vicenda Spes, la cooperativa del fratello che gestisce per conto della Caritas i migranti nella diocesi di Ozieri, in Sardegna. Per Becciu, si legge nel provvedimento, la restituzione riguarda ''i reati di cui ai capi EE e JJ'': la subornazione e il peculato.
La restituzione all'accusa degli atti riguardava anche monsignor Mauro Carlino, Raffaele Mincione, Nicola Squillace e Fabrizio Tirabassi, stavolta però, per tutti i reati contestati. Tornano all'Ufficio del Pg anche gli atti relativi a Enrico Crasso per un'ipotesi di peculato, una di corruzione, cinque di truffa, una di falso e una di riciclaggio; a Tommaso Di Ruzza per il reato di peculato. Rimangono intoccate le posizioni di Cecilia Marogna e René Bruelhart. Al finanziere anglo-molisano Gianluigi Torzi è stato riconosciuto il legittimo impedimento dato che è soggetto a misura cautelare a Londra.
Per la consultazione dei 52 dvd depositati dal Promotore di Giustizia è stato deciso che le difese possano prenderne visione nei locali della Gendarmeria dove è stata allestita una apposita postazione dalla quale è possibile estrarre i file per l'analisi forense («previo appuntamento con il Promotore di Giustizia»). Infine viene chiarita la posizione processuale di monsignor ALberto Perlasca, prima indagato e poi successivamente collaboratore di giustizia: «nei suoi confronti si è proceduto separatamente con la apertura di un autonomo fascicolo in relazione al quale è stata avanzata la richiesta di archiviazione al Giudice Istruttore»).
Nel documento che accompagna i 52 dvd sono anche elencate le intercettazioni effettuate dalla gendarmeria, disposte dal Promotore di Giustizia in virtù di uno dei quattro rescripta firmati da Papa Francesco  per dare maggiore autonomia di movimento ai magistrati durante le indagini bypassando le attuali leggi in vigore in Vaticano. 
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