venerdì 22 ottobre 2021

Vaticano
[1/3] Perché Papa Francesco vuole ritornare a far visita ai rifugiati ospitati nell'isola di Lesbo? E' solo un gesto di solidarietà o è anche altro? Il monito del 2016. La situazione dopo cinque anni. Le prospettive del dramma dei profughi

Francesco a Lesbo: "Abbiamo pianto vedendo il mare Mediterraneo diventare un cimitero per i vostri cari. Abbiamo pianto vedendo la compassione e la sensibilità della gente di Lesbo e di altre isole. Tuttavia abbiamo anche pianto vedendo la durezza di cuore dei nostri fratelli e sorelle - i vostri fratelli e sorelle che hanno chiuso i confini e si sono voltati dall’altra parte." (2016)

(L.B. - R.C. - a cura Redazione "Il sismografo") Il 16 aprile 2016 Papa Francesco visitò l'isola greca di Lesbo, in particolare Mitilene, città capoluogo, e il Campo profughi di Mòria, distrutto da un gigantesco incendio nel 2020. Il Papa nella sua commovente visita era accompagnato allora dal Patriarca Ecumenico Bartolomeo e anche  dal Patriarca ortodosso di Atene e di tutta la Grecia, Hieronymus. I tre firmarono cinque anni fa una Dichiarazione congiunta [1] [2]. 
"L’Europa oggi si trova di fronte a una delle più serie crisi umanitarie dalla fine della Seconda Guerra Mondiale", dissero allora queste tre guide spirituali introducendo un passaggio fondamentale del documento: "Insieme imploriamo solennemente la fine della guerra e della violenza in Medio Oriente, una pace giusta e duratura e un ritorno onorevole per coloro che sono stati costretti ad abbandonare le loro case. Chiediamo alle comunità religiose di aumentare gli sforzi per accogliere, assistere e proteggere i rifugiati di tutte le fedi e affinché i servizi di soccorso, religiosi e civili, operino per coordinare le loro iniziative. Esortiamo tutti i Paesi, finché perdura la situazione di precarietà, a estendere l’asilo temporaneo, a concedere lo status di rifugiato a quanti ne sono idonei, ad ampliare gli sforzi per portare soccorso e ad adoperarsi insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà per una fine sollecita dei conflitti in corso."
Nelle prime righe dell'apertura di questo documento si legge: "Ci siamo incontrati sull’isola greca di Lesbo per manifestare la nostra profonda preoccupazione per la tragica situazione dei numerosi rifugiati, migranti e individui in cerca di asilo, che sono giunti in Europa fuggendo da situazioni di conflitto e, in molti casi, da minacce quotidiane alla loro sopravvivenza. L’opinione mondiale non può ignorare la colossale crisi umanitaria, che ha avuto origine a causa della diffusione della violenza e del conflitto armato, della persecuzione e del dislocamento di minoranze religiose ed etniche, e dallo sradicamento di famiglie dalle proprie case, in violazione della dignità umana, dei diritti e delle libertà fondamentali dell’uomo."
La prossima visita del Papa e questi ultimi cinque anni
Non è stata confermata ancora, ufficialmente, la nuova visita del Papa che probabilmente sarà i primi dicembre secondo quanto il Pontefice stesso ha detto al giornalista argentino Hernán Reyes Alcaide dell'agenzia Télam. Dovrebbe essere una viaggio breve in Grecia e anche a Cipro. Per ora si lavora ancora nella preparazione e dunque non ci sono dettagli o particolari rilevanti.
Momentaneamente appare anche plausibile che il Santo Padre abbia anche questa volta la 'compagnia' del Patriarca Bartolomeo e del Patriarca Hieronymus. Oltre alla breve sosta a Mitilene i tre leader spirituali potrebbero ritrovarsi nel nuovo campo profughi nato vicino alle macerie di Mòria e cioè "Mavrovouni" (Kara Tepe), distante 2,5 km a nord della capitale Mitilene (capoluogo della periferia dell'Egeo settentrionale).
Dalla visita del 2016 ad oggi non è cambiato quasi nulla nella tragedia dei rifugiati nell'aerea mediterranea. Il monito di Francesco, cinque anni fa, e di Bartolomeo e Hieronymus, è caduto nel vuoto e l'Europa sostanzialmente non ha dato nessuna risposta convincente, organica e lungimirante all'emergenza. Anzi, Italia, Grecia e Spagna hanno continuato in questi anni a sostenere il peso della situazione. Intanto, dai Paesi colpiti dalle crisi si è continuato a emigrare come prima. Non si sono fermate le guerre né i conflitti nell'area, dal Maghreb all'Asia, e lo stesso si vede ogni giorno in altre regioni del mondo, in tutti i continenti.
Non ci sono stati accordi tra i Paesi dell'Unione Europea, tranne cose irrilevanti e marginali. L'Unione ha cercato di 'comprare' con miliardi di euro un 'aiutino' di Erdogan affinché i flussi migratori venissero controllati fuori dai confini dei Paesi dell'UE. Gli stessi migranti sono diventati merce di scambio tra la Turchia e l'Unione. Una cosa simile ha fatto l'UE con la Guardia Costiera della Libia, una vera associazione a delinquere che prende soldi, armi e aiuti dall'Europa per violare brutalmente i diritti umani più elementari. Intanto, in questo quinquennio, i morti nelle acque del Mediterraneo non sono diminuiti: +130% rispetto al 2020 (14 luglio 2021 - OIM).
A poche settimane del nuovo viaggio di Francesco a Lesbo è una buona opportunità per un bilancio di questi 5 anni. E' buono sapere quanto le parole, il magistero e i gesti del Pontefice non hanno contribuito a cambiare positivamente la situazione nonché il profilo stesso della condotta europea. Prossimamente proveremo a seguire queste piste dell'emergenza migratoria che Papa Francesco ha messo al centro del ministero nell'ambito della promozione e difesa della dignità umana.
Il fatto di voler tornare a Lesbo pone altre nuove domande che devono trovare risposte. La questione inoltre si presenta come un elemento divisivo, soprattutto tra i popoli cristiani dell'Europa e del Nordamerica.
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