giovedì 23 settembre 2021

Vaticano
Sulla "congiura" denunciata dal Papa le possibilità sono solo due: è falsa, e va ridimensionata ufficialmente, oppure è vera e allora intervenga la giustizia vaticana e le sue leggi

(L.B. - R.C. - a cura Redazione "Il sismografo")
Secondo la rivista della Compagnia di Gesù "La Civiltà Cattolica" (Italia - 21 settembre 2021), Papa Francesco, domenica 12 settembre nella Nunziatura di Bratislava (Slovacchia) in un incontro con 53 confratelli, rispondendo alla domanda sulla sua salute ha detto: Sono "ancora vivo. Nonostante alcuni mi volessero morto. So che ci sono stati persino incontri tra prelati, i quali pensavano che il Papa fosse più grave di quel che veniva detto. Preparavano il conclave.  Pazienza! Grazie a Dio, sto bene."
Sono frasi sorprendenti, sconcertanti e insidiose al punto di incitare a pensare che qualcosa non sta andando per il verso giusto in Vaticano. Sono parole che denunciano l'esistenza di "una congiura di palazzo" come è stato detto in queste ore, "congiura" denunciata dal Pontefice senza mezzi termini e in modo diretto. Una vera bomba ad orologeria. Null'altro si aggiunge: né nomi, né luoghi, né circostanze e soprattutto non si precisa il concetto di "prelati" (forse usato come sinonimo di "cardinali"?).Decine di giornalisti si sono occupati dell'argomento e una buona parte di loro, manipolando il solito polpettone per difendere o per attaccare il Papa a prescindere - tanto della verità dei fatti e del senso comune delle parole in realtà non s'interessano molto - hanno detto di tutto e di più. In particolare si sono scatenati in acrobazie tanto infuriate quanto inconsistenti perché il cardinale Pietro Parolin ha dichiarato che lui non sapeva nulla di quanto ha detto il Papa, provando poi, come sua abitudine, a sdrammatizzare la vicenda. Ma anche al card. Parolin è arrivata addosso la vetusta manipolazione mediatica "a prescindere". Si sa ormai che in questo ambiente l'importante è eseguire l'orientamento-guida, a favore o contro, già predefinito.
Si potrebbero fare molte ipotesi sulle parole del Santo Padre che è sempre un essere umano, come tutti, anche se soggetto di una missione e di un ministero particolare: 
- un errore del Pontefice che non sempre parlando a braccio usa le parole giuste (per esempio, in quest'ultimo anno ha detto ben due volte che Dio nell'incarnazione "si è fatto peccato" - sic). 
- magari si è trattato di una leggerezza del linguaggio poiché, come si sa da quando era Provinciale dei gesuiti in Argentina, non sempre frena l'uso di aggettivi poco carini addirittura nei confronti dei suoi collaboratori. L'uomo è irruento e impulsivo e negli ultimi tempi è riemersa la sua personalità autoritaria, che lui stesso ha criticato pubblicamente. 
- qualcuno immagina che il Papa così facendo voleva mandare alcuni messaggi a certe persone oppure voleva distrarre l'attenzione mediatica per uscire dalle difficoltà in cui si era incastro con l'intervista alla Cope, oppure dal pasticcio che creò con la "questione Orbán", dalla quale tra l'altro la sua immagine e credibilità sono uscite danneggiate. 
- si potrebbe perfino dire che Francesco con quanto ha detto su una presunta congiura è scivolato nelle tenebre delle chiacchere cosa ha condannato decine di volte dicendo, per esempio, che "le chiacchiere chiudono il cuore alla comunità, chiudono l’unità della Chiesa. Il grande chiacchierone è il diavolo, che sempre va dicendo le cose brutte degli altri, perché lui è il bugiardo che cerca di disunire la Chiesa, di allontanare i fratelli e non fare comunità." (Angelus, 6 settembre 2020)
Il Santo Padre a questo punto ha una sola via d'uscita possibile, l'unica convincente: consegnare alla giustizia vaticana, al Tribunale Unico che presiede il dr. G. Pignattone, tutta la documentazione - nomi, cognomi, luoghi e circostanze dei "prelati che preparavano un conclave" - e che servono per dare sostegno giuridico alla gravissima denuncia di un reato - per ora presunto - che si configura quando ci si organizza per portare a compimento un'azione di questa natura nella Città Stato del Vaticano contro la persona e autorità del Pontefice regnante. Nel mondo delle nazioni e delle comunità civili, basate sul diritto, questo si chiama "golpe".
Si tenga conto che nelle parole del Pontefice non si parla di ecclesiastici e/o laici che discutono sul futuro Papa (cosa che si fa - legittimamente e naturalmente - tutti i giorni da secoli). In due anni su oltre 100 testate di prestigio internazionale sui "papabili" sono stati pubblicati centinaia di articoli.
Papa Francesco nelle sue dichiarazioni usa delle espressioni puntuali e ben circoscritte. Dice: sono vivo "nonostante alcuni mi volessero morto. So che ci sono stati persino incontri tra prelati, i quali pensavano che il Papa fosse più grave di quel che veniva detto. Preparavano il conclave."
In questi passaggi testuali sorprendono:
1) "alcuni mi volevano morto" ... (il Papa conosce nomi e cognomi ... o è solo un petegolezzo?)
2) "persino incontri tra prelati" (ma chi sono questi? cardinali? sagrestani? vescovi? ...) Comunque si ricordi nella Chiesa cattolica è 'prelato' un presbitero secolare o regolare insignito di tale titolo dalla Santa Sede e null'altro).
3) "preparavano un conclave" ... Il Papa sa però che un Conclave va preceduto da un periodo di Sede vacante che finisce 20 giorni dopo la morte del Pontefice oppure 20 giorni dopo la data (ora, giorno e anno) in cui un Papa dimissionario (come nel caso di Benedetto XVI) stabilisce la fine del suo pontificato. (28 febbraio 2013 alle ore 20.00)
Inoltre un Conclave è materia che spetta solo ed esclusivamente ai cardinali, elettori e non elettori. Non prelati. E poi, dopo i venti giorni, entrati in Cappella Sistina l'elezione del nuovo Vescovo di Roma, è materia esclusiva e riservata ai cardinali elettori (che hanno meno di 80 anni di età). Papa Francesco, infatti, "fu fatto Papa in Conclave" (usando le parole del cardinale Siri) anche se lui era papabile già nel 2002. Non risulta che tra gli anni 2002 - 2013 qualcuno abbia mai detto che c'era una congiura contro Giovanni Paolo II o Benedetto XVI.
In sostanza su quanto ha detto Papa Francesco ci sono solo due possibilità di chiarimento: o è falso o è vero. Se "falso" si faccia capire che è stato un errore imprudente. Se invece è vero, si presentino le prove davanti al Tribunale vaticano. La terza via, quella del silenzio, oggi non è più efficace.