lunedì 13 settembre 2021

Vaticano
Papa Francesco nell'incontro con il Presidente Ader e il Premier Orbán: "La famiglia: padre, madre e bambini". A Budapest un incontro più unico che raro: dialogo ed educazione anche nel disaccordo

Museo delle Belle Arti (Budapest) / Incontro Santa Sede - Governo dell'Ungheria
(L.B. - R.C. - a cura Redazione "Il sismografo")
Ciò che la stampa in generale ha chiamato "incontro Papa-Orbán", ieri domenica 12 settembre nel Museo delle Belle Arti di Budapest, è stato un evento più unico che raro. Le singolarità sono molte e alcune abbastanza rilevanti seppure per ora discrete e silenziose. Abbiamo potuto verificare tutto ascoltando autorevoli fonti ungherese e vaticane ieri e oggi. Ci sembra che su questo incontro di ieri, la cui narrazione in ambienti diplomatici si presenta molto credibile, è molto importante anche perché l’evento è stato circondato, ed è così tuttora, da grandissima riservatezza.Per primo si deve osservare che non c'è stato nessun "incontro Papa-Orbán", vale a dire una conversazione bilaterale, un cosiddetto "faccia a faccia", come è accaduto nel caso di decine e decine di viaggi papali a quasi tutti i Paesi del mondo. Domenica 12 settembre a Budapest, trattandosi di una Visita lampo molto specifica - per chiudere il 52.mo Congresso Eucaristico Internazionale - le diplomazie delle due parti hanno inventato una forma o modalità nuova, originale e fortunata: colloqui tra due "Delegazioni", del governo ungherese e della Sede Apostolica. Qualche ora dopo in Slovacchia l’incontro con le singole alte autorità del Paese è stato ben  diverso.
A Budapest, il Santo Padre Francesco. con accanto il card. Pietro Parolin suo Segretario di stato (alla sua destra sulla foto) e mons. P.R. Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati (alla sua sinistra). Di fronte, a due metri di distanza, al centro c'era il Presidente dell'Ungheria, Janos Ader, di fronte al Pontefice. A destra del Presidente ungherese c'era il Premier Viktor Orbán e alla sinistra il Vice Premier Zsolt Semjén.
Attorno a queste sei figure c'erano alcune persone che si turnavano nei servizi collaterali, in particolare interpreti e traduttori.
Gli oltre 35 minuti dell'incontro cominciarono con strette di mani e gesti reciproci affabili e del medesimo modo si congedarono tutti, uscendo separatamente, per primo il Santo Padre e il Presidente Ader. Il primo Ministro Orbán restò con mons P.R. Gallagher alcuni minuti per scambiare riflessioni sull'Europa e sul suo futuro.
Intanto la Santa Sede revisionava il suo Comunicato, pubblicato alle ore 10.35 circa, nel cui breve testo ha colpito subito che tra i temi rilevanti sui quali si era parlato non c'erano né il tema delle migrazioni né quello dell'accoglienza di profughi. Ha colpito anche il fatto che nell'apertura del comunicato il testo sottolinea: "L’incontro con il Presidente della Repubblica, con il Primo Ministro e il Vice Primo Ministro dell’Ungheria si è svolto secondo il programma previsto, in un clima cordiale, ed è terminato alle ore 9.25." Dunque si dice che su questo incontro si aveva notizia ufficiale da molto tempo. (Testo integrale del Comunicato)
Il clima dei colloqui, con temi definiti "pochi ma centrali", si è rivelato da subito "sincero, agevole e diretto". Non c'è stato nessun momento "di tensione con silenzi imbarazzanti" come usano dire esperti specializzati in conversazioni diplomatiche. "Tutti, in particolare il Papa, erano contenti, partecipativi e attenti. Ci sono stati anche numerosi scambi di battute. Ad un certo punto, quando si toccò da parte ungherese la questione LGBTQ+ nel contesto della questione della famiglia, il Santo Padre ha reagito con queste testuali parole: La famiglia: padre, madre e bambini".
Le fonti da noi interpellate, seppure molto diverse, concordano sostanzialmente nella narrazione di quanto abbiamo incluso in questo testo e dove però abbiamo lasciato fuori tutto ciò che non ha trovato riscontro almeno in due di queste fonti.
Appare molto significativa una sorta di conclusione raccolta da un esperto in relazioni internazionali, grande conoscitore della storia dei rapporti tra Ungheria e Santa Sede: "I malintesi con l'incontro Papa-Orbán sono stati un brutto momento per la diplomazia vaticana come non accadeva da molti anni. La pazienza, la conoscenza e la discussione nonché la tenacia e l'esperienza sono i mattoni con i quali si è potuto restaurare un ponte picconato. Tutti, ma veramente tutti, hanno dato un proprio rilevante contributo. Uno dei protagonisti, ripetendo in parte una frase di Obama ha sigillato molto bene il passaggio vissuto: gli accordi sono certezze per camminare insieme e i disaccordi, con educazione e ascolto, servono anche per continuare uniti il percorso intrapreso congiuntamente. Ciò è fondamentale per il mondo e dunque per l'Europa".