mercoledì 25 agosto 2021

Vaticano
Autorità dell'ebraismo in Israele chiedono al Santo Padre chiarimenti su alcune affermazioni fatte nella catechesi dell'11 agosto incentrata sulla Lettera di Paolo ai Galati

Rav Rasson Arousi (Ratzon Arusi) (foto The Times of Israel)
(L.B. - R.C., a cura Redazione "Il sismografo")
Riportiamo sotto le parole testuali di Papa Francesco nella catechesi del mercoledì 11 agosto [1], la sesta del ciclo sulla Lettera di Paolo ai Galati,  aperto il 23 giugno scorso. Era prevedibile che alcuni passaggi delle riflessioni del Papa, inclusa anche quella di oggi 25 agosto, richiamassero l'attenzione del mondo ebraico, in particolare delle sue autorità religiose poiché si tratta di una tema delicato e controverso. In passato ci sono state altre controversie di questo tipo. [2] Infatti, come informa oggi la Reuters, in Vaticano giorni fa è pervenuta al cardinale Kurk Koch una lettera con la firma del Rabbino Rasson Arousi, Presidente della Commissione del Gran Rabbinato d'Israele per il Dialogo tra la Commissione della Santa Sede per i rapporti religiosi con l’ebraismo e il medesimo Gran Rabbinato.Nella lettera delle autorità ebraiche, che si dicono "preoccupate", chiedono al Santo Padre un chiarimento su quanto è stato detto in una catechesi dell'11 agosto. "In una lettera vista da Reuters, scrive il giornalista Philip Pullella, il rabbino Rasson Arousi, presidente della Commissione del Gran Rabbinato d'Israele per il dialogo con la Santa Sede, ha affermato che i commenti sembrano suggerire che la legge ebraica sia obsoleta. Il rabbino Arousi ha scritto il giorno dopo che il papa ha parlato della Torah (...) che contiene centinaia di comandamenti, o mitzvot, e che gli ebrei devono seguire nella loro vita quotidiana. La misura dell'adesione all'ampia gamma di linee guida differisce tra ebrei ortodossi ed ebrei riformati. All'udienza il papa, che rifletteva su quanto diceva san Paolo sulla Torah nel Nuovo Testamento, ha detto: "La legge (Torah) però non dà la vita. (...) Non offre il compimento della promessa perché non è capace di poterla compiere... Chi cerca la vita ha bisogno di guardare alla promessa e al suo compimento in Cristo (...) Il papa presenta la fede cristiana non solo come un superamento della Torah, ma afferma che quest'ultima non dà più vita, e ciò implica che la pratica religiosa ebraica nell'era attuale è obsoleta", scrive Arousi nella sua lettera, secondo l’agenzia Reuters, il quale aggiungerebbe che tutto questo sarebbe "parte integrante"  di un "insegnamento sprezzante verso gli ebrei e verso l'ebraismo cose che pensavamo fossero state completamente ripudiate dalla Chiesa".
Infine, nella sua lettera al cardinale K. Koch, il Rabbino Arousi ha chiesto di "trasmettere la nostra angoscia a papa Francesco" e al tempo stesso chiedere un chiarimento  per "assicurare che ogni conclusione dispregiativa  sia chiaramente ripudiata".
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L’Apostolo spiega ai Galati che, in realtà, l’Alleanza con Dio e la Legge mosaica non sono legate in maniera indissolubile. Il primo elemento su cui fa leva è che l’Alleanza stabilita da Dio con Abramo era basata sulla fede nel compimento della promessa e non sull’osservanza della Legge, che ancora non c’era. Abramo incominciò a camminare secoli prima della Legge. Scrive l’Apostolo: «Ora io dico: un testamento stabilito in precedenza da Dio stesso [con Abramo], non può dichiararlo nullo una Legge che è venuta quattrocentotrenta anni dopo [con Mosè], annullando così la promessa. Se infatti l’eredità si ottenesse in base alla Legge, non sarebbe più in base alla promessa; Dio invece ha fatto grazia ad Abramo mediante la promessa» (Gal 3,17-18). La promessa era prima della Legge e la promessa ad Abramo, poi è venuta la legge 430 anni dopo. La parola “promessa” è molto importante: il popolo di Dio, noi cristiani, camminiamo nella vita guardando una promessa; la promessa è proprio ciò che ci attira, ci attira per andare avanti all’incontro con il Signore.
Con questo ragionamento, Paolo ha raggiunto un primo obiettivo: la Legge non è alla base dell’Alleanza perché è giunta successivamente, era necessaria e giusta ma prima cera la promessa, l’Alleanza.
Un’argomentazione come questa mette fuori gioco quanti sostengono che la Legge mosaica sia parte costitutiva dell’Alleanza. No, l’Alleanza è prima, è la chiamata ad Abramo. La Torah, La legge in effetti, non è inclusa nella promessa fatta ad Abramo. Detto questo, non si deve però pensare che san Paolo fosse contrario alla Legge mosaica. No, la osservava. Più volte, nelle sue Lettere, ne difende l’origine divina e sostiene che essa possiede un ruolo ben preciso nella storia della salvezza. La Legge però non dà la vita, non offre il compimento della promessa, perché non è nella condizione di poterla realizzare. La Legge è un cammino che ti porta avanti verso l’incontro. Paolo usa una parola molto importante, la Legge è il “pedagogo” verso Cristo, il pedagogo verso la fede in Cristo, cioè il maestro che ti porta per mano all’incontro. Chi cerca la vita ha bisogno di guardare alla promessa e alla sua realizzazione in Cristo.
[2] Il rabbino capo di Roma su Papa Francesco: “Il suo messaggio è pericoloso per l’ebraismo”. Riccardo Di Segni: «Gli ebrei sembrano giustizialisti, i cristiani buoni e misericordiosi»  
La Stampa - Giacomo Galezzi - 16 ottobre 2015 /Aggiornamento: 24 giugno 2019