martedì 6 luglio 2021

Italia
La salute dei Papi e il rapporto con la stampa. Cosa deve fare il giornalismo?

(L.B., a cura Redazione "Il sismografo") Il rapporto dei Papi con la stampa dalla prima intervista rilasciata da un Pontefice ad un giornale (Francia, 4 agosto 1892, Conversazione tra Papa Leone XIII e Madame Séverine) è stato sempre difficile. Si è passato dal mutismo e fastidio da parte del Vaticano all'entusiasmo e loquacità incontenibile. Alla Chiesa piace e non piace la stampa, tutto dipende da cosa dice e da come lo fa.
Alla stampa invece la cosa che più piace in assoluto sono le condizioni di salute del Pontefice (regnante e non). In alcuni casi, il Vaticano ha reagito con grande intelligenza ed equilibrio soprattuto durante pontificato di san Giovanni Paolo II. In altri casi ha provato la strada del dosaggio dell'informazione, dell'ermetismo e a volte quasi del mistero come nel caso del tumore stomacale che colpì Giovanni XXIII e lo portò alla morte. Non si capì mai perché Papa Roncalli non fu ricoverato.
Lo storico portavoce di Papa Wojtyla, Dott. Joaquin Navarro Valls, in diverse conversazioni con amici e giornalisti, ormai vecchi o morti (tra loro alcuni professionisti grandissimi come Domenico del Rio, Alceste Santini, Benny Lai, Orazio Petrosillo e tanti altri che purtroppo non posso elencare) diceva spesso con amarezza ed ironia: "Il Papa è gravemente malatto dopo che è morto". Io stesso lo ascoltai prnunciare questa frase che, a mio avviso, vuol dire: la salute del Pontefice è una questione delicattisima e non solo per la privacy ma perché è una questione intima e personalissima del Papa stesso.
Davanti a questa realtà tutti dobbiamo inchinare il capo. E' giusto che sia così ma l'informazione che si decide di amplificare tramite la stampa deve essere estremamente trasparente e estremamente autorevole. Se si parla di comunicati medici il testo deve portare la firma del medico o del team, con nomi e cognomi, se si anticipa i giorni di ricovero dopo una chirurgia al colon si deve dare il sostegno clinico a tale affermazione.
I giornalisti esistono per fare domande e cercare la massima verità possibile e non per fare da asta da microfoni, altrimenti non si distinguono i fatti reali dalle ipotesi giornalistiche.