mercoledì 12 maggio 2021

Vaticano
Catechista, «ministero laicale»

(Stefania Falasca - Avvenire)
Un ministero ad hoc, quanto mai indispensabile. Antico come la Chiesa e fondamentale esercizio della sua missione evangelizzatrice, il ministero del catechista che affonda le sue radici nel Vangelo è oggi più essenziale e urgente che mai. Ed è proprio da questa urgenza per l’evangelizzazione nel mondo contemporaneo in una cultura globalizzata che muove la Lettera apostolica, in forma di Motu proprio Antiquum ministerium, con la quale papa Francesco ha voluto finalmente istituire il ministero del catechista. «Da svolgersi in forma secolare e senza cadere nella clericalizzazione» comanda, perché, come spiega, «è necessario riconoscere la presenza di laici e laiche che in forza del loro Battesimo si sentono chiamati a collaborare nel servizio della catechesi, senza nulla togliere alla missione del vescovo di essere il primo catechista nella sua diocesi insieme al presbiterio che con li condivide la stessa cura pastorale, e alla responsabilità peculiare dei genitori riguardo la formazione cristiana dei loro figli».È «lo sguardo alla vita delle prime comunità cristiane che si sono impegnate nella diffusione e sviluppo del Vangelo» a sollecitare «anche oggi la Chiesa a comprendere quali possano essere le nuove espressioni con cui continuare a rimanere fedeli alla Parola del Signore per far giungere il suo Vangelo a ogni creatura» scrive papa Francesco.
«Fin dai suoi inizi – infatti – la comunità cristiana ha sperimentato una diffusa forma di ministerialità che si è resa concreta nel servizio di uomini e donne i quali, obbedienti all’azione dello Spirito Santo, hanno dedicato la loro vita per l’edificazione della Chiesa. I carismi che lo Spirito non ha mai cessato di effondere sui battezzati, trovarono in alcuni momenti una forma visibile e tangibile di servizio diretto alla comunità cristiana nelle sue molteplici espressioni, tanto da essere riconosciuto come una diaconia indispensabile per la comunità». L’intera storia dell’evangelizzazione di due millenni mostra, del resto, con grande evidenza «quanto sia stata efficace la missione dei catechisti». Papa Francesco ha quindi sottolineato come non si possa «dimenticare, l’innumerevole moltitudine di laici e laiche che hanno preso parte direttamente alla diffusione del Vangelo attraverso l’insegnamento catechistico». Come la lunga schiera di beati, santi e martiri catechisti che ha segnato la missione della Chiesa meriti «di essere conosciuta perché costituisce una feconda sorgente non solo per la catechesi, ma per l’intera storia della spiritualità cristiana ». E come anche oggi «tanti catechisti capaci e tenaci sono a capo di comunità in diverse regioni e svolgono una missione insostituibile nella trasmissione e nell’approfondimento della fede».
Il Papa che è cresciuto con il Concilio e ha coltivato i semi dei ministeri proposti dal Concilio, sottolinea come proprio a partire dal Concilio ecumenico Vaticano II la Chiesa abbia sentito con rinnovata coscienza l’importanza dell’impegno del laicato nell’opera di evangelizzazione. «I Padri conciliari – scrive Francesco – hanno ribadito più volte quanto sia necessario per la “plantatio Ecclesiae” e lo sviluppo della comunità cristiana il coinvolgimento diretto dei fedeli laici nelle varie forme in cui può esprimersi il loro carisma... Nel nostro tempo poi, in cui il clero è insufficiente per l’evangelizzazione di tante moltitudini e per l’esercizio del ministero pastorale, il compito del catechista è della massima importanza».
Oggi per il Papa la presenza del catechista «si rende ancora più urgente per la rinnovata consapevolezza dell’evangelizzazione nel mondo contemporaneo, e per l’imporsi di una cultura globalizzata, che richiede un incontro autentico con le giovani generazioni, senza dimenticare l’esigenza di metodologie e strumenti creativi che rendano l’annuncio del Vangelo coerente con la trasformazione missionaria che la Chiesa ha intrapreso».
Le condizioni indispensabili perché la Chiesa possa svolgere la sua missione nel mondo sono due: «Fedeltà al passato e responsabilità per il presente ». Il Papa cita la costituzione conciliare Lumen gentium per illustrare la responsabilità e la «funzione peculiare svolta dal catechista». E da qui il suo identikit che «è, nello stesso tempo, testimone della fede, maestro e mistagogo, accompagnatore e pedagogo che istruisce a nome della Chiesa». «Un’identità vocazionale che solo mediante la preghiera, lo studio e la partecipazione diretta alla vita della comunità può svilupparsi con coerenza e responsabilità» afferma il documento. È pertanto bene che a questo ministero siano chiamati «uomini e donne di profonda fede e maturità umana, che abbiano un’attiva partecipazione alla vita della comunità cristiana, che siano capaci di accoglienza, generosità e vita di comunione fraterna, che ricevano la dovuta formazione biblica, teologica, pastorale e pedagogica per essere comunicatori attenti della verità della fede, e che abbiano già maturato una previa esperienza di catechesi». Il ministero è riconosciuto come «servizio stabile reso alla Chiesa locale» che richiede «il dovuto discernimento da parte del vescovo» e viene istituito con un apposito Rito che a breve sarà pubblicato dalla Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti.