lunedì 12 aprile 2021

Vaticano
60 anni fa: Yuri Gagarin, Giovanni XXIII e la Radio Vaticana

(Ndr. Riproponiamo un testo sulla prodezza di Yuri Gagarin e le articolate reazioni in Vaticano pubblicato sul Sismografo il 17 luglio 2019, in occasione del 50.mo dell'arrivo dell'uomo sulla Luna. Titolo originale: "Con Gagarin che urla "la Terra è blu!", il primo volo umano nello spazio. La perplessità critica della Radio Vaticana e la diversa opinione di Giovanni XXIII")
(R.C. a cura "Il sismografo) In questi giorni, tra il 16 e il 24 luglio, periodo durante il quale si ricordano i diversi e drammatici momenti dell'arrivo dell'uomo sulla Luna, dal lancio dell'Apollo 11 sino al ritorno dei tre astronauti statunitensi, in molti sottolineano giustamente l’altra grande avventura spaziale, quella del pilota sovietico Yuri Gagarin, il primo uomo a raggiungere lo spazio extraterrestre (a bordo della Vostok 1) il 12 aprile 1961. Su Gagarin si è detto che "aprì le porte del cosmo e fece entrare l'intera storia umana nello spazio". Ma lo stesso cosmonauta sovietico, eroe planetario come i 3 statunitensi della Luna, diventò una figura centrale dello scontro politico-ideologico tra le superpotenze, allora attori principali della guerra fredda.
Le cronache dell'epoca, raccolte nelle pagine di Wikipedia, raccontano: «Il volo dell'allora maggiore Jurij Gagarin cominciò il 12 aprile 1961, alle ore 9:07 di Mosca, all'interno della navicella Vostok 1 (Oriente 1), del peso di 4,7 tonnellate: egli pronunciò la celebre espressione - поехали! (poechali - "andiamo!") al decollo per il volo spaziale. Compì un'intera orbita ellittica attorno alla Terra, raggiungendo un'altitudine massima (apogeo) di 302 km e una minima (perigeo) di 175 km, viaggiando a una velocità di 27.400 km/h. Per tale missione Gagarin aveva scelto il nominativo кедр("kedr", cedro), usato durante il collegamento via radio. Durante il volo, guardando dalla navicella ciò che nessuno aveva mai visto prima, comunicò alla base che "la Terra è blu [...] Che meraviglia. È incredibile". Dopo 88 minuti di volo intorno al nostro pianeta, che Gagarin trascorse essenzialmente da passeggero (il controllo della navicella spaziale era infatti gestito da un computer a terra: i comandi di bordo erano bloccati, ma attivabili in caso di necessità agendo su un’apposita chiave), la capsula frenò la sua corsa accendendo i retrorazzi in modo da consentire il rientro nell'atmosfera terrestre. Il volo terminò alle 10:55 ora di Mosca, in un campo a sud della città di Engels (Oblast' di Saratov), più a ovest rispetto al sito pianificato di rientro. Gagarin venne espulso dall'abitacolo e paracadutato a terra. Nei resoconti ufficiali si affermò che era invece atterrato all'interno della capsula, per conformarsi alle regole internazionali sui primati di quota raggiunta in volo.»
La Radio del Papa e la risposta dell'URSS
Radio Vaticana si pronunciò su quella impresa con parole piuttosto dure: «L'evoluzione della tecnica, realizzata per mano dell'uomo, cela in sé un enorme pericolo: l'uomo può pensare di essere il creatore e che tutto ciò che è fatto con le sue mani sia frutto del suo intelletto e operato. L'uomo è semplicemente lo scopritore di ciò che Signore Dio gli ordina. Il progresso tecnologico deve far inginocchiare l'uomo e far credere in Dio con più fede".
Da Mosca, dopo che la stampa internazionale aveva amplificato notevolmente le riflessioni della Radio Vaticana, la riposta della “Izvestija”, come documenta Savina Tamborini, fu laconica e offensiva: «Muori Papa – è meglio non parlare!». Ma Papa Giovanni XXIII — il giornalista della “Izvestija” questo non lo poteva sapere — non la pensava come l’occasionale editorialista della sua radioemittente.
Papa Roncalli e il doppio lancio della Vostok 3 e 4
Sedici mesi dopo la prodezza di Yuri Gagarin, Papa Giovanni XXIII spiegò con nitida precisione la sua opinione sull’avventura spaziale umana che, come appena ricordato, non era piaciuta al giornalista della Radio Vaticana. E lo fece in due momenti, in due diversi modi: il 12 agosto 1962, giorno in cui l'URSS mise in orbita con 24 ore di differenze due piccole navicelle spaziali: la Vostok 3  (di Andrijan Grigor'evič Nikolaev) l'11 agosto e la Vostok 4 (di Pavlo Romanovyč Popovyč) il 12 agosto.
Ecco la parole di Giovanni XXIII dopo l'Angelus della domenica 12 agosto 1962 nelle Ville pontificie di Castel Gandolfo:
L'Angelus Domini consacra per tutti i secoli il congiungimento del cielo con la terra, del divino con l'umano. In quest'ora amiamo associare alle intenzioni della Nostra preghiera il giovane pilota dello spazio.
Diletti figli appartenenti a tutte le genti, voi siete qui adunati come buoni fratelli, mentre il pilota sta esperimentando, in modo quasi decisivo e certo determinante, le capacità intellettuali, morali e fisiche dell'uomo, e continua quella esplorazione del creato, che la Sacra Scrittura incoraggia nelle sue prime pagine: Ingredimini super terram et replete eam [1].
I popoli, e in particolare le giovani generazioni, seguono con entusiasmo gli sviluppi delle mirabili ascensioni e navigazioni spaziali. Oh! come vorremmo che queste intraprese assumessero significato di omaggio reso a Dio creatore e legislatore supremo.
Questi storici avvenimenti come saranno segnati negli annali della conoscenza scientifica del cosmo, così possano divenire espressione di vero e pacifico progresso, a solido fondamento della umana fraternità.
L'apostolo Pietro incoraggiava i Romani allo studio, all'amore, all'imitazione di Cristo, la cui parola « è come lampada che brilla in luogo buio, fino a quando il giorno spunti e la stella del mattino si alzi nei cuori » [2].

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[1] Cfr. Gen. 9, 1-7.
[2] Cfr. 2 Petr. 1, 19.
Fonte: A.A.S., vol. LIV (1962), n. 10, pp. 590-591.
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La sera dello stesso giorno, in privato, prima di andare a riposare, s. Giovanni XXIII nel suo Diario scrisse queste parole:
«Fu una buona ispirazione quella di sottolineare all'Angelus nel cortile affollatissimo il volo dell'astronauta russo a cui oggi milioni e milioni di occhi e di sentimenti da tutti i punti della terra sono e continuano ad essere rivolti. Aggiungere a questa impresa il punto giusto e cristiano, cioè il 'Domini est terra et plenitudo ejus', e, in questi tentativi così audaci ricercare in augurio motivi di invocazione del vero progresso, di sicura pace e di autentica fraternità fra gli uomini e fra le genti. Ecco ciò che conta...».
 
con l'Eco di Bergamo, Wikipedia, vatican.va