martedì 24 novembre 2020

Mondo
A sorpresa il Papa alza la voce per difendere gli Uiguri in Cina. Ora possono parlare altri

(L. B. - a cura Redazione "Il sismografo")
In uno scambio di valutazioni sul pontificato di Papa Francesco giorni prima del rinnovo dell'Accordo tra Pechino e il Vaticano, con al centro della discussione i diverse "silenzi" del pontefice argentino in questi oltre 7 anni come Vescovo di Roma, sottolineai alla mia collega interlocutrice una domanda: come mai e perché il Santo Padre, che ha giustamente ha cuore e in modo esemplare le persone, i popoli e le nazioni perseguitate per la loro fede o per la loro etnia, non ha mai detto una sola parola sulla terribile vicenda cinese degli Uiguri, un'etnia turcofona di religione islamica che vive nel nord-ovest della Cina (regione autonoma dello Xinjiang). Ovviamente su questo argomento, trattato da molti anni in tutti i Paesi, e in migliaia di articoli, nessun membro della gerarchia cattolica ha mai detto nulla. Tutti zitti. Silenzio assoluto. Tema tabù. Vietato ai media cattolici organici alle gerarchie.A me, nel sopracitato scambio di opinioni che includeva anche il tema del paragone tra la difesa pontificia della statuetta rappresentante la Pachamama dei popoli amazzonici che degli squilibrati avevano rubato e buttato nel Tevere, e il silenzio di fronte alle croci cristiane sradicate in Cina e buttate al mare o nei fiumi, mi fu data una riposta perentoria e senza appello: "Se amplifichi queste cose vuol dire che sei stato trascinato sul terreno dell'omologazione trumpiana".
Non voglio fare nessun commento e tanto meno aprire polemiche, inutili e meschine. Voglio solo esprimere un singolare rallegramento perché ora sul terreno dell'"omologazione culturale trumpiana" è stato trascinato anche Papa Francesco per difendere gli "poveri Uiguri". Quindi, adesso, tutti possono difendere gli Uiguri , parole che prima nessun membro della gerarchia osava pronunciare usando il proprio cervello.
(NdR.) Nel libro "Ritorniamo a sognare" anticipato ieri in diverse lingue, il Santo Padre parla con il giornalista britannico Austen Ivereigh il quale attribuisce al Pontefice questa frase: «Pienso a menudo en los pueblos perseguidos: los rohingya, los pobres uigures, los yazidi – lo que ISIS les hizo fue realmente cruel – o los cristianos en Egipto y Pakistán muertos por bombas que estallaron mientras rezaban en la iglesia».)
Il 20 ottobre scorso arrivò a Roma da parte di due senatori USA, uno repubblicano e uno democratico, un nuovo appello a Papa Francesco a favore degli Uiguri. I politici USA chiedevano a Francesco di rompere il suo silenzio totale sulla materia. I media in quei giorni ricordarono ancora una volta che gli Uiguri sono una minoranza musulmana sulla quale il governo di Pechino pratica sterilizzazioni di massa sulle donne, usa giganteschi campi di concentramento, separa le famiglie e esercita con violenza la politiche riabilitative. Un vero orrore sul quale in generale buona parte del mondo, in quest'ultimo anno,  in particolare l'Occidente cristiano, democratico e liberale, ha tacciuto sistematicamente.