domenica 9 agosto 2020

Vaticano
Aborto, monsignor Ignazio Sanna: "È una sconfitta e un grave peccato. La vita è un dono"

(Salvatore Cernuzio, La Stampa) Il presidente dell'Accademia di Teologia: «Non possiamo giustificare un'azione contro Dio. Con le donne vittime di violenza il discorso è sicuramente più complesso» -- «Certo, per la Chiesa è una sconfitta e un grave peccato. Se dipendesse da noi non permetteremmo mai una cosa del genere. Ma non sto qui a fare condanne. Siamo in un Paese libero e pluralista, non possiamo imporre la nostra visione ma aiutare con la testimonianza a capire che la vita è un grande dono». Monsignor Ignazio Sanna, presidente della Pontificia Accademia di Teologia che ha la missione di promuovere il dialogo tra fede e ragione, commenta così la «svolta» voluta dal ministro Roberto Speranza che permette l’aborto con la pillola RU486 senza più il ricovero.
Cosa pensa in merito?
«Da parte della Chiesa rimane e rimarrà sempre l’imperativo di difendere la vita in ogni momento, dall’inizio alla fine. Come cristiani non possiamo far altro, perché siamo fedeli al Vangelo e al magistero della Chiesa che affermano che la vita è un dono di Dio, che l’uomo è creato a immagine di Dio. Con questo, non si vuole imporre con chissà quali forze il nostro ideale. Siamo in un Paese libero, pluralista, ci sono persone che la pensano diversamente e le rispettiamo. Di certo non approveremmo mai scelte del genere, ma possiamo offrire una diversa testimonianza». 
Vale a dire?
«Che si può essere felici anche in un altro modo, diverso da quello che sembrano soluzioni facili. Spesso passa l’idea che il cristiano sia votato ad una vita di rinunce, ma non è così».
A ricorrere all’aborto sono tante volte donne che hanno subito violenze. Come si può dire loro che possono essere felici con una gravidanza così?
«Eh, come si fa… Sono sicuramente casi limite in cui la scelta non è libera. Come Chiesa possiamo accompagnare queste donne, aiutarle a capire che si può superare anche una difficoltà simile. Certo, con una violenza di mezzo il discorso è sicuramente più complesso». 
Anche in quel caso l’aborto rimane inaccettabile per la Chiesa?
«Sì, non possiamo mai accettare e giustificare un’azione che va contro l’azione di Dio. Proprio perché la vita è un dono, noi amministriamo qualcosa che non è nostro. Allo stesso tempo, dicevo, non possiamo imporre il nostro punto di vista».
Gran parte del laicato cattolico impegnato nei temi della vita ha protestato duramente per questa riforma sulla Ru486. Si è parlato di «inganno» per le donne o «omicidio di Stato». Sono allora inutili o spropositate queste prese di posizione?
«Inutili certamente no. Ognuno deve difendere le sue idee, perché rinunciarvi? Anche in questo caso vale il discorso del pluralismo: nel nostro Paese sono presenti molte opzioni etiche, uno le segue ma non deve essere costretto a condividere una visione che non è la sua».