giovedì 6 febbraio 2020

Il Fatto Quotidiano
(Carlo Tecce)  Forse è troppo tardi. Forse è troppo presto. Monsignor Georg Ganswein, il segretario particolare di Joseph Ratzinger, non appare in pubblico da tre settimane, non accoglie i capi di Stato in visita ufficiale, non accompagna papa Francesco in udienza, viene sempre sostituto dal reggente LeonardoSapienza, ma rimane il prefetto della Casa Pontificia. Colui che cura la vita del pontefice.Questa visibile assenza, secondo i media, tedeschi come Ratzinger e Ganswein, è una punizione al vescovo che serve “due papi”, ma più volte non ha garantito una serena convivenza tra Benedetto e Francesco.
Per esempio, di recente, con l’adesione di Ratzinger – un testo e la firma, poi tolta, anzi no – al libro del cardinale Robert Sarah che invoca il rispetto del celibato per il sacerdozio, come se Jorge Mario Bergoglio volesse ordinare ovunque preti sposati, nient’altro che l’ennesima contestazione al pontificato di Francesco e picconata all’integrità della Chiesa.Il Vaticano ha smentito un “congedo” di Ganswein, ma ha menzionato con termini vaghi una “ridistribuzione dei compiti” con un maggiore impegno del prefetto accanto a Ratzinger, nel monastero in cui s’è rinchiuso il papa emerito sette anni fa, dopo le dimissioni annunciate in latino edopo la ristrutturazione dello stabile avviata in gran segreto.Ganswein non ha impedito che la figura di Ratzinger, magistrale per le questioni teologiche e dottrinali, nutrisse la fazione degli oppositori a Bergoglio; si dice impedire perché Ratzinger ha quasi 93 anni, si esprime con un tono di voce impercettibile, si muove in sedia a rotelle e ogni suo pensiero e ogni sua parola passano attraverso padre Georg, l’unico uomo che abita nel monastero assieme a quattro Memores Domini, suore consacrate laiche.Complice l’assenza di una normativa per regolare l’esistenza di un ex papa, a cui Ratzinger non ha posto rimedio durante il periodo di transizione, Ganswein è diventato un riferimento dei critici di Bergoglio, i vescovi e i cardinali che già lavorano al prossimo conclave. Finché Ratzinger è in vita, però, non sarà degradato o rimosso. Questa era la sua immunità. Questa era la sua condanna. Valide col dubbio fino a oggi. Altrimenti da tempo Francesco l’avrebbe spedito in una diocesi in Germania.“Se la conferenza episcopale tedesca lo accetta”, precisano astiosi i bergogliani.Allora la sparizione di Ganswein non va soltanto legata al libro di Sarah, ma pure alle condizioni di salute di Ratzinger, che da prima di Natale ha ridotto le visite e le attività quotidiane. Il Vaticano è un luogo di decisioni ponderate e non di ritorsioni immediate, ragion per cui la Chiesa solca secoli esecoli, dunque il “congedo” di Ganswein non ha una logica – non è lo stile di Francesco – se non abbinato all’esigenza di assistere Benedetto. È la sensazione che più angoscia il clero, più di un eventuale allontanamento o licenziamento di padre Georg. Si prega per Ratzinger.
Il Fatto Quotidiano, 6 febbraio 2020