domenica 9 febbraio 2020

L'Osservatore Romano
«Molti di noi sono stati segnati da questa gioiosa esperienza e da questo particolare privilegio nel nostro rapporto con il caro cardinale Eduardo Francisco Pironio. È stato difficile rimanere indifferenti al fascino di una vita di fede totalmente abbandonata alla volontà di Dio insieme a un’umanità traboccante di calore e tenerezza». Con queste parole monsignor Oscar Vicente Ojea, vescovo di San Isidro e presidente della Conferenza episcopale argentina, ha ricordato la figura del porporato argentino nell’omelia della messa per il 22° anniversario della morte, avvenuta il 5 febbraio 1998. Il rito, officiato nella basilica di Nostra Signora di Luján a Buenos Aires, ha segnato l’inizio delle celebrazioni programmate per ricordare il centenario della nascita di uno dei protagonisti della Chiesa argentina, latinoamericana e universale nella seconda metà del ventesimo secolo. Il presule ne ha sottolineato il fedele servizio alla Chiesa, la sua grande spiritualità, osservando come in ogni incontro con lui «accadeva sempre qualcosa che andava ben oltre il convenzionale. Ha ascoltato come nessuno e trasmesso con grande vitalità la coerenza di una vita consegnata al servizio del Vangelo». Tanto che quando Paolo VI lo volle accanto a sé, come prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, accettò «incondizionatamente la volontà di Dio, sebbene gli fosse molto difficile lasciare il paese e la sua amata diocesi di Mar del Plata». Con i suoi consueti modi affabili, riferisce monsignor Ojea, disse: «Non ho mai fatto quello che volevo. Mi sarebbe piaciuto essere un prete di campagna e molte volte mi è venuto in mente di diventare un monaco benedettino», ma la volontà del Signore ha prevalso su tutto. In questo modo, «ha anche rivelato la sua vocazione contemplativa che lo ha accompagnato durante tutto il suo ministero» e cresciuta senza dubbio, ha aggiunto il vescovo, «nel periodo in cui era prefetto della Sacra Congregazione per la vita religiosa, un ruolo in cui ha seminato molto e molto il Signore ha raccolto da lui». Ben presto, ha continuato monsignor Ojea, è nata «un’amicizia filiale con il Pontefice», conquistato dalla capacità con cui il suo volto «comunicava la pace e la gioia che sono i primi frutti dello Spirito. Si era in lui fatta carne la frase di Papa Montini. “La festa è lo stato d’animo della Chiesa”», mentre quello del cardinale Pironio «fluiva dalla Croce» e aveva la Parola come guida.
Amava molto citare il passo evangelico di Giovanni, «la tua tristezza diventerà gioia», insistendo sul fatto che la tristezza è sempre un momento temporaneo che prelude alla felicità. Un uomo di profonda fede che trasmetteva a tutti la serenità dello spirito, tutti conquistando con il suo entusiasmo e il suo amore per la vita e, soprattutto, per la Madre di Dio. «Parlava della Vergine con precisione teologica ma allo stesso tempo con una devozione vivace e piena di affetto», ha rimarcato il presule.
In conclusione dell’omelia il presule ha chiesto, nella preghiera, al cardinale Pironio «di continuare a lavorare dal cielo per questa nostra Chiesa e in particolare per il nostro Papa Francesco, che sta portando avanti con coraggio esemplare le riforme del concilio Vaticano II».
L'Osservatore Romano, 5-6 febbraio 2020.