mercoledì 8 gennaio 2020

Vaticano
I tre paradossi dei nemici di Francesco

Rubrica Gazzetta Santa Marta, mensile Jesus
(Iacopo Scaramuzzi) Come dice il cardinale Pietro Parolin, «è difficile convincere chi non vuole lasciarsi convincere. Puoi portare tutte le motivazioni che vuoi, ma se non c'è disponibilità d'animo anche per capire le ragioni dell'altro, ed è quello che mi pare oggi manca, a volte il dialogo, anche all'interno della Chiesa, è un po' tra sordi». Per un uomo che crede strenuamente nella mediazione, parole di inaudita gravità. Segno che nell'entourage del Papa si considera che gli oppositori hanno ampiamente oltrepassato il segno. Francesco, sinora, ha lasciato correre: con evangelica misericordia e con l'intelligenza di non trasformare in martire qualche presule petulante. Non si può escludere che a un certo punto perda la pazienza, ma non gli mancano i motivi per conservarla. La rigidità dei suoi critici più accaniti e il loro astio, di volta in volta, nei confronti delle persone omosessuali, della società moderna, delle altre culture, innanzitutto, può infervorare alcuni cattolici, ma mostra, agli occhi di tutti gli altri, l'opportunità di riformare la Chiesa. Coloro, poi, che nel nome della Tradizione – beninteso con la "t" maiuscola – attaccano il Romano Pontefice, erodono esattamente quella tradizione: desacralizzano il papato (che vorrebbero più sacro); mostrano, con recriminazioni senza precedenti, che la Chiesa (che vorrebbero immobile) cambia; la loro libertà di critica conferma che c'è una (odiata) democrazia cattolica. E se il Papa può aver considerato di dimettersi, infine, certo non lo farà sotto attacco: ma «gli odiatori di Francesco – nota Robert Mickens su La Croix International – sono ovviamente troppo ottusi per capire che i loro tentativi di farlo cadere stanno rafforzando la sua determinazione a riformare la Chiesa».