martedì 28 gennaio 2020

Vaticano
(a cura Redazione "Il sismografo")
(LB – RC) Quando domenica scorsa la Sala stampa vaticana tramite una breve nota del suo direttore, Matteo Bruni, distribuita alle 11.30, ha comunicato che il Santo Padre aveva nominato il presbitero uruguaiano Gonzalo Aemilius, suo nuovo segretario personale, non pochi sono rimasti sorpresi dallo stile e dal metodo con cui veniva diffusa un'importante decisione del Santo Padre che, nell'ambito dei suoi collaboratori privati, ha sempre mantenuto e richiesto riserbo, discrezione e basso profilo.
Lo si è visto in questi quasi sette anni di pontificato con diverse persone che si sono avvicendate come suoi collaboratori particolari. Tanto è così che formalmente mai si è detto che determinate persone, sacerdoti e laici, fossero i suoi assistenti personali. La regola è stata quella tipicamente bergogliana nella sfera non pubblica: totale discrezione.
In molti sono rimasti stupefatti di fronte ad un'operazione apparsa subito irriflessiva e avventata, per di più non necessaria, che ha finito per affondare la Domenica della Parola di Dio. Da ieri in molti ci raccontano, e ci fanno sapere, che in questa operazione Papa Francesco non c'entra nulla e dunque la paternità della diffusione della decisione su padre Gonzalo Aemilius - il metodo e lo stile - non è del Pontefice, che tra l'altro non avrebbe gradito quanto accaduto.
Quindi il lancio della Sala stampa (alle 11.30), domenica scorsa, minuti dopo la fine della Messa nella Basilica di san Pietro, nonché della notizia data  da Vatican News - Radio Vaticana (alle 11.31), non sembra sia stato concordato tra i vertici vaticani e ciò spiegherebbe il perché è stato fatto in un momento così poco opportuno.