mercoledì 29 gennaio 2020

Italia
(a cura Redazione "Il sismografo")
(LB) Il vescovo di Prato, mons Giovanni Nerbini, ha detto oggi a La Nazione: «Non nascondo il mio dolore e la mia viva preoccupazione e vorrei sperare che gli addebiti mossi non risultino veri, ma voglio chiaramente dire che il primo interesse che la Chiesa di Prato ha è quello della ricerca della verità. Per questo auspico che la magistratura, nell'interesse di tutti, possa portare quanto prima a termine le indagini».
Con queste riflessioni esemplari, il prelato  italiano chiude, nel modo migliore e tanto auspicato - chiaro, trasparente ed inequivoco - una delle tantissime vicende di abusi sessuali nella Chiesa Cattolica.
Il suo predecessore, mons. Franco Agostineli,  subito dopo le denunce aveva aperto una procedura canonica e poi mons. Nerbini, in possesso delle prime conclusioni sulla concreta plausibilità delle accuse contro 9 persone della Comunità dei Discepoli dell’Annunciazione, aveva fatto subito la denuncia alle autorità civili seppure in Italia le norme vigente dell'episcopato non lo obbligavano.
Mons. Nerbini, ora che si conosce la sua condotta, appare all'opinione pubblica come un sacerdote esemplare, in linea con quanto Papa Francesco va dicendo dal 2013, e al tempo stesso come un cittadino esemplare, in linea con quanto richiede l'etica pubblica, la morale e il buon senso.
La Chiesa italiana in questa vicenda di Prato ha scritto una pagina esemplare che dovrebbe essere utile a tutti i vescovi del mondo ad incominciare da quelli di questo Paese.
Perché una pagina esemplare?
Perché la pedofilia clericale si combatte con la verità e solo con la verità, senza infingimenti, comportamenti omertosi e tanto meno con la complicità. Il polveroso e codardo argomento che chiama a "difendere l'immagine della Chiesa" (con il silenzio e la menzogna) è stato usato a lungo per fare del male a questa Chiesa. La triste storia di Prato dimostra che c'è un'altra strada, alternativa a quella percorsa per decenni con conseguenze catastrofiche, ed è quella giusta per tutti: la verità ... verità per la comunità ecclesiale, per l'opinione pubblica, per la gerarchia, per i presunti colpevoli e soprattutto per le vittime. (Luis Badilla)