sabato 7 dicembre 2019

Vaticano
Alle ong di ispirazione cattolica il Papa raccomanda la cura della formazione ecclesiale e professionale. Aprire nuove vie di dialogo e di collaborazione
L'Osservatore Romano
«Il mondo di oggi esige nuova audacia e nuova immaginazione per aprire altre vie di dialogo e di cooperazione» e «per favorire una cultura dell’incontro». Lo ha detto il Pontefice ai partecipanti al forum mondiale delle ong di ispirazione cattolica, ricevuti in udienza nella mattina di sabato 7 dicembre, nella Sala del Concistoro.
Cari Rappresentanti della Santa Sede presso gli Organismi Internazionali, Cari amici, Responsabili e Dirigenti delle Organizzazioni non governative di ispirazione cattolica,
Sono lieto di potervi accogliere in questa sede di Pietro, simbolo della comunione con la Chiesa universale. Vi ringrazio di essere venuti da vari Paesi del mondo per condividere esperienze e riflessioni intorno al tema dell’inclusione. Grazie per questo sforzo. Ora gli occhi non si sforzano più perché adesso possono leggere tranquillamente. Con questo voi desiderate trasmettere una testimonianza concreta per incoraggiare l’accoglienza e l’inclusione dei più vulnerabili, per rendere il mondo una “casa comune”. Tutto ciò lo realizzate con esperienze sul campo e anche nell’ambito politico internazionale.
Molti di voi si interessano e cercano di essere presenti nei luoghi dove si dibattono i diritti umani delle persone, le loro condizioni di vita, il loro habitat, l’educazione, lo sviluppo e altri problemi sociali. In questo modo, realizzate quanto ha affermato il Concilio Vaticano II: la Chiesa «si trova nel mondo e insieme con esso vive ed agisce» (Cost. past. Gaudium et spes, 40).
Si tratta di una “frontiera” per la Chiesa in cui potete svolgere un ruolo notevole, come ricordava lo stesso Concilio trattando della cooperazione del cristiano nelle istituzioni internazionali, cito: «Inoltre, le varie associazioni cattoliche internazionali possono servire in tanti modi all’edificazione della comunità dei popoli nella pace e nella fratellanza. Perciò bisognerà rafforzarle, aumentando il numero dei cooperatori ben formati, con i necessari sussidi e mediante un adeguato coordinamento delle forze. Ai nostri giorni, infatti, efficacia d’azione e necessità di dialogo esigono iniziative collettive» (ibid., 90).
Tale affermazione conciliare ha una grande attualità e vorrei metterne in risalto tre aspetti: 1) la formazione degli aderenti; 2) i mezzi necessari; 3) condividere iniziative sapendo lavorare in gruppo.
Primo: la formazione. La complessità del mondo e la crisi antropologica in cui siamo immersi oggi esigono una testimonianza coerente di vita per poter suscitare un dialogo e una riflessione positiva sulla dignità umana. Tale testimonianza comporta due esigenze: da una parte, una grande fede e fiducia nel saperci strumenti dell’azione di Dio nel mondo; al primo posto non c’è la nostra efficienza. Dall’altra parte, è necessario avere la preparazione professionale adeguata nelle materie scientifiche e umanistiche per saperle presentare secondo una prospettiva cristiana; in questo senso, la dottrina sociale della Chiesa offre il quadro di principi ecclesiali idonei a servire meglio l’umanità. Vi raccomando di conoscerla, di essere ben formati in essa, per poi “tradurla” nei vostri progetti.
La formazione appropriata e l’educazione, come dimensione trasversale ai problemi della vita socio-politica, è al giorno d’oggi un impegno prioritario per la Chiesa. Non possiamo parlare di memoria. È per questo che ho voluto lanciare un appello mondiale per ricostruire un Patto globale sull’educazione, un passo avanti, che formi alla pace e alla giustizia, che formi all’accoglienza tra i popoli e alla solidarietà universale, oltre all’attenzione per la cura della “casa comune”, nel senso espresso dall’Enciclica Laudato si’. Pertanto, vi incoraggio a incrementare, ancora di più, la vostra professionalità e la vostra identità ecclesiale.
Secondo: avere le risorse materiali necessarie per raggiungere i fini indicati. Ricordiamo la parabola dei talenti. Le risorse sono importanti, sono necessarie, sì, ma può succedere che a volte siano insufficienti per raggiungere gli obiettivi proposti. Non dobbiamo scoraggiarci. Bisogna pensare che la Chiesa ha sempre fatto grandi opere con mezzi poveri. Occorre procurarle, certamente, e far rendere al massimo i propri talenti, ma dimostrando con ciò che ogni capacità ci viene da Dio, che ogni capacità non è nostra. È lì che è radicata la vostra ricchezza; «del resto — dice San Paolo — Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perché, avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene» (2 Cor 9, 8).
A volte l’eccesso di mezzi materiale per portare avanti un’opera è contropoducente perché anestetizza la creatività. E questo, dall’amministrazione di una casalinga fino alle grandi industrie o alle grandi istituzioni di beneficenza, dover sbattere la testa per vedere come dare da mangiare a seimila, con porzioni per quattromila; questo aumenta la creatività, per fare un esempio. Ancora di più, c’è una malattia in questo dei mezzi materiali nelle istituzioni; a volte il risorse quando sono abbondanti non arrivano dove devono arrivare. Perché, quando abbiamo risorse, paghiamo una sottosegretaria e una sotto sottogregaria qui; e quindi l’organigramma amministrativo cresce tanto che il 40, 50, 60 per cento degli aiuti che si ricevono si fermano all’apparato organizzativo e non giungono dove devono arrivare. Questo non lo invento, questo succede oggi in molte istituzioni della Chiesa che conoscete bene.
Infine, condividere iniziative per lavorare in gruppo. L’esperienza di fede, il sapersi portatori della grazia del Signore, ci dice che questo è possibile, condividere le iniziative per lavorare in gruppo. Collaborare nei progetti comuni fa risplendere ancora di più il valore delle opere, perché si mette in evidenza qualcosa che è connaturale alla Chiesa, la sua comunione, il camminare insieme nella stessa missione (syn-odos) al servizio del bene comune, mediante la corresponsabilità e il contributo di ciascuno. Il vostro Forum vuole esserne un esempio, e per questo i progetti che realizzate in ogni luogo, unendo le forze con altre organizzazione cattoliche e in comunione con i Pastori e con i Rappresentanti della Santa Sede presso gli organismi internazionali, avranno l’effetto moltiplicatore del lievito del Vangelo e la luce e la forza dei primi cristiani. Il mondo di oggi esige nuova audacia e nuova immaginazione per aprire altre vie di dialogo e di cooperazione, per favorire una cultura dell’incontro, dove la dignità dell’umano, secondo il piano creatore di Dio, sia posta al centro.
Cari amici, la Chiesa e il Papa hanno bisogno del vostro lavoro, del vostro impegno e della vostra testimonianza sulla frontiera dell’ambito internazionale. La parola frontiere deve avere molto significato per voi. Andate avanti con coraggio e con speranza sempre nuova. Grazie!
L'Osservatore Romano, 7-8 dicembre 2019