venerdì 27 dicembre 2019

Mondo
(cura Redazione “Il sismografo”)
M. Maciel - M.J. Bransfield - T.E. McCarrick
(LB - RC) La sera di martedì 24, nell'omelia della Messa della Santa Notte di Natale, Papa Francesco ha sottolineato con forza e partecipazione: "Gesù ce lo mostra stanotte: non ha cambiato la storia forzando qualcuno o a forza di parole, ma col dono della sua vita. Non ha aspettato che diventassimo buoni per amarci, ma si è donato gratuitamente a noi. Anche noi, non aspettiamo che il prossimo diventi bravo per fargli del bene, che la Chiesa sia perfetta per amarla, che gli altri ci considerino per servirli. Cominciamo noi. Questo è accogliere il dono della grazia. E la santità non è altro che custodire questa gratuità."
Sono riflessioni e parole non solo condivisibili, vere, sagge e tempestive. Sono riflessioni e parole che occorre sostenere, incoraggiare, espandere nel corpo dell'intera Chiesa, dall'alto verso il basso, da un angolo all'altro.
I cristiani sanno molto bene che la Chiesa non è perfetta e non lo sarà mai poiché seppure è santa come santo il suo Fondatore, è sempre una comunità di essere umani, di peccatori. Ce lo ricorda sovente il Santo Padre. Tutto ciò però non ha nulla a che fare con la giustificazione di ogni peccato o crimine al suo interno. Si ama la Chiesa con la verità, la lealtà e la severità. Non si ama la Chiesa con il buonismo di quattro soldi o con il permissivismo irresponsabile. 
Anche nella comunità ecclesiale è vero che 'un vizio non punito si replica all'infinito'. E' accaduto per decenni con la pedofilia clericale contro la quale si combatte seriamente da 15 anni circa dopo troppi anni di impunità e menefreghismo.
In questi giorni ci colpisce però il moltiplicarsi di notizie, frutto di indagini giornalistiche molto serie e mai smentite, che ci raccontano di un altro vizio grave per la sua natura etica ma anche per le conseguenze nella trasparenza, onestà e autorevolezza da parte della gerarchia cattolica. Stiamo pensando a persone come il messicano Marcial Maciel e gli statunitensi - sotto indagini vaticane - Michael Joseph Bransfield (vescovo emerito di Wheeling-Charleston) e Theodore Edgar McCarrick (ex cardinale ed ex sacerdote, in passato arcivescovo di Washington). Su questo ultimo caso è di poche ore fa l’inchiesta del Washington Post che documenta donazioni singolari a molti confratelli per un ammontare di 600mila dollari.
Questi presbiteri, in epoche diverse e in circostanze differenti, hanno messo in atto un metodo al dir poco ripugnante poiché chiaramente concepito per corrompere, e cioè offrire, donare e consegnare, in modo periodico e molto generoso, ingenti somme di denaro (dollari) ad altri loro confratelli nella gerarchia, a membri in servizio della nomenklatura vaticana, senza una precisa e puntuale giustificazione e tutte operazioni non trasparenti, occulte, sulle quali oggi sappiamo qualcosa per via delle indagini giornalistiche.
Viene da chiedersi: sono pochi casi, le solite mele marce nel cestino di tante mele sane? E' un’abitudine da parte di alcuni membri della gerarchia di diocesi ricche e potenti? E, soprattutto, perché questa consuetudine se così fosse?
Cosa cercava chi dava denaro senza motivo e cosa dava chi intascava questo denaro?