lunedì 2 dicembre 2019

Italia
Nella grotta della prima Natività
L'Osservatore Romano
(Gianluca Biccini) La nuova evangelizzazione per Papa Francesco passa anche attraverso la “riscoperta” del presepio, che considera una «bella tradizione delle nostre famiglie... ricca di spiritualità popolare». Per questo all’inizio del tempo di Avvento è voluto venire dove essa ebbe inizio, in questo piccolo centro del reatino in cui, imitando gli eventi accaduti nella grotta di Betlemme, otto secoli fa san Francesco realizzò la prima rappresentazione della Natività.
Domenica pomeriggio, 1° dicembre, nel corso di una visita di circa un’ora e mezza — durante la quale ha firmato la lettera apostolica Admirabile signum, sul significato e il valore del presepe — il vescovo di Roma ha ribadito con i suoi gesti e con le sue parole come la scena della notte di Natale riprodotta ogni anno nelle case, «nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze», continui a ricordare agli uomini di ogni epoca che il Signore si è fatto bambino, nascendo ai margini della società, in una mangiatoia, tra gente semplice e in mezzo agli animali. Decollato nel primo pomeriggio dall’eliporto del Vaticano, l’elicottero con a bordo il Pontefice è atterrato dopo mezz’ora di volo nel piazzale sottostante il santuario francescano di Greccio, sorto nei luoghi che conservano la memoria di quell’intuizione del Poverello di Assisi nel Natale del 1223, tre anni dopo il pellegrinaggio di pace in Terra santa e l’incontro con il sultano.
A dare il benvenuto al Papa nello spettacolare scenario di bellezza naturale di questo luogo, una ventina di malati e disabili con i famigliari. Accompagnato da monsignor Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura della Casa pontificia, Francesco ha compiuto in automobile il breve tratto per raggiungere il piazzale del santuario, dove è stato accolto dal guardiano, padre Francesco Rossi, dei frati minori; dal vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili; e dall’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione. Dietro le transenne i ragazzini delle scuole con i genitori, che hanno liberato in volo palloncini colorati in segno di festa. Tra loro Manoela e Andrea (lei di Greccio, lui di Napoli) con i figli Roberto e Francesco, che frequentano le elementari. Insieme allestiscono ogni anno il presepe nella loro abitazione, perché — spiegano — «la capanna rappresenta la famiglia e i valori di cui è portatrice».
Disceso nella Grotta del primo presepio — sopra la quale nel 1228 fu edificata la prima chiesa intitolata al santo assisiate, appena due anni dopo la sua morte — il Pontefice ha pregato a lungo in silenzio davanti alla viva roccia in cui fu collocata la greppia con il fieno. Dopodiché, in una suggestiva atmosfera di raccoglimento, ha firmato la lettera: un testo breve, che — aveva detto all’Angelus di mezzogiorno in piazza San Pietro — «può far bene per prepararsi al Natale». Quindi, deposto un bambinello di legno sull’altare della Grotta, si è intrattenuto con i frati e le suore della famiglia francescana, ribadendo loro l’importanza della testimonianza di vita alla scuola del fondatore da cui egli stesso, primo Papa nella storia, ha preso il nome. «Il messaggio più grande di Francesco — ha detto tra l’altro — è la testimonianza, quella frase: “Predicate il Vangelo, se fosse necessario anche con le parole”. Non si tratta di fare proselitismo, di convincere...», ma di servire agli ultimi, i peccatori con «la testimonianza», perché Dio «ci ha fatto dalla terra, come dice il Libro della Genesi; Lui ci ha fatto terra, siamo terra». Il Signore, ha chiarito, «si è innamorato della nostra terra» e questa è «la testimonianza dell’amore di Gesù», che va imitata con «la povertà, l’umiltà». Parole che riecheggiano quelle pronunciate a Nagasaki la domenica precedente, quando nella città martire della bomba atomica aveva ripetuto la preghiera di san Francesco: «O Signore fa’ di me uno strumento della tua pace». Infine ha invitato i presenti a recitare con lui il Padre Nostro.
Una volta all’esterno, sul terrazzino che domina la vallata sottostante, mentre un gruppo di bambini cantava un brano tratto da Forza venite gente, il musical di Michele Paulicelli ispirato alla vita del Poverello, il Papa ha avuto un breve incontro anche con i figuranti in costumi medievali impegnati ogni Natale nel presepe vivente costruito, recitato e curato dalla Proloco di Greccio, che rappresenta il cuore di questa comunità dell’alta Sabina, al confine tra l’Umbria e il Lazio. È la stessa terrazza da cui il 2 gennaio 1983, a chiusura dell’ottavo centenario della nascita dell’assisiate, Giovanni Paolo II esortò le quattro famiglie francescane a riproporre il messaggio evangelico all’uomo contemporaneo.
L’ultima parte della visita di Francesco si è poi svolta nella chiesa dell’Immacolata, edificata nel 1959 per accogliere i devoti sempre più numerosi che vengono ad ammirare anche il Museo dei presepi, allestito con statuine artigianali provenienti da tutto il mondo.
Durante la celebrazione della Parola presieduta dal Pontefice, sono state proclamate una lettura tratta dal Vangelo secondo Luca (2, 1-14 «Oggi vi è nato il salvatore») e un passo dalla Vita prima di Tommaso da Celano, in cui si narra come tre anni prima di morire il Serafico padre concepì e realizzò l’idea del presepio.
Al termine il Papa ha offerto una breve meditazione, dopodiché ha consegnato alcune copie dell’Admirabile signum, una per ogni categoria di persone rappresentate: dai vescovi emeriti Delio Lucarelli, di Rieti, e Lorenzo Chiarinelli, di Viterbo, ai conduttori televisivi Cesara Bonamici e Massimiliano Ossini che l’hanno letta integralmente a voci alternate. Accompagnato dalla famiglia, quest’ultimo ha coinvolto anche i tre figli, un maschietto e due ragazze. In sottofondo musiche di violini ne scandivano i vari passaggi.
Infine Francesco ha impartito la benedizione conclusiva ai presenti, tra i quali i sindaci del territorio della diocesi di Rieti in fascia tricolore, guidati dal primo cittadino di Greccio, il giovane Emiliano Fabi. «Da noi — dice — tutto parla di san Francesco. Per esempio nel nostro centro storico completamente ristrutturato si può ammirare il sentiero degli artisti, un vero e proprio museo a cielo aperto con 26 affreschi che abbelliscono i muri esterni delle case antiche».
Mentre una corale di bambini negli abiti candidi della prima Comunione intonava i classici canti natalizi, dal Gloria in excelsis Deo ad Astro del ciel a Tu scendi dalle stelle, Francesco è uscito per congedarsi e, risalito a bordo dell’elicottero, è decollato alla volta del Vaticano. Nel frattempo le ombre della sera si erano allungate sulla “Valle santa”, che nei prossimi giorni fino al 6 gennaio ospiterà la mostra itinerante tra Greccio e Rieti proponendo ai visitatori «un viaggio nei luoghi che hanno dato origine al presepe».
L'Osservatore Romano, 2-3 dicembre 2019