venerdì 8 novembre 2019

Italia
Padre Sosa: ascoltiamo il grido dei crocifissi del mondo

Compagnia di Gesù
Il congresso per l’anniversario del segretariato dei gesuiti per la Giustizia sociale e l’Ecologia si è concluso con una messa alla Chiesa del Gesù ed una lettera ad uno 57 «martiri» uccisi in questi 50 anni.
Continuare a percorrere il sentiero aperto da Gesù, senza mai dimenticare la preghiera, e sempre «più sensibili al grido dei crocifissi di questo mondo». E’ la consegna che padre Arturo Sosa ha affidato agli oltre duecento gesuiti provenienti da tutto il mondo che hanno partecipato a Roma celebrato i 50 anni del segretariato per la Giustizia sociale e l’Ecologia (4-8 novembre).«Sogniamo un mondo giusto, strutturalmente giusto», ha detto il preposito generale della Compagnia nella messa che ha concluso il congresso, indicando in particolare tre impegni «urgenti» per il futuro: promuovere più giuste «relazioni economiche, sociali e politiche», rafforzare nella Chiesa e nella società la «partecipazione equa e adeguata delle donne alla guida di progetti e processi» e sradicare «tutti i tipi di abuso nella società, nella Chiesa e nelle nostre opere apostoliche». Il congresso ha anche pubblicato una lettera ad uno dei 57 «martiri» uccisi in questo mezzo secolo.
Il congresso romano si è svolto per marcare il cinquantesimo anniversario del segretariato fondato nel dopo-Concilio dall’allora superiore dei gesuiti, padre Pedro Arrupe, ed è stato l’occasione «per ringraziare, fare memoria e sognare il futuro di impegno della Compagnia di Gesù nella missione di riconciliazione e giustizia», ha detto padre Sosa. «Siamo stati chiamati ad approfondire il nostro cammino con gli scartati della terra, con i giovani, per contribuire alla trasformazione delle strutture di ingiustizia che comprendono fermare il maltrattamento de pianeta e rendere bella la nostra casa comune».
La messa è stata celebrata nella Chiesa del Gesù, a Roma, dove sono conservati tra gli altri i resti di sant’Ignazio di Loyola, fondatore dell’ordine, e di altri gesuiti eminenti come san Francesco Saverio, e lo stesso padre Perdo Arrupe, che «hanno dato la vita al servizio della fede, della promozione della giustizia, del dialogo interculturale e interreligioso – ha sottolineato il gesuita venezuelano – cercando sempre di contribuire alla riconciliazione di tutte le cose in Cristo».
«Sogniamo un mondo giusto, strutturalmente giusto, in cui tutti gli esseri umani trovino le condizioni per una vita dignitosa e sicura, in cui la varietà culturale sia un’espressione del volto multiforme di Dio, rispecchiato in tutti gli aspetti della sua creazione», ha detto padre Sosa.
L’esperienza di questa settimana, ha proseguito il preposito generale, «ci ha ricordato ancora una volta la centralità della dimensione spirituale del nostro impegno per la giustizia sociale e l'ecologia integrale, così come il ruolo inalienabile del discernimento personale e comunitario per consentire allo Spirito di trasformare le nostre vite e guidare la nostra azione» e «ci ha anche convinti della necessità e della complessità di estendere la collaborazione tra noi e con tanti altri che condividono lo stesso percorso, approfondendo la nostra identità di collaboratori della missione di Cristo. L'umiltà ci ricorda il nostro essere Compagnia minima e sentirci parte di una missione molto più grande che ci chiama a rafforzarci come corpo cosciente di essere Compagnia minima collaboratrice, il cui contributo è possibile a partire dalla profondità dell'esperienza spirituale e dalla profondità intellettuale che illumina il cammino che facciamo».
In particolare, «tre elementi si sono stagliati ai nostri occhi come necessità urgenti di lotta per la giustizia», ha chiarito padre Sosa: «Promuovere relazioni economiche, sociali e politiche in cui le persone siano soggetti nei processi di decisione, di produzione e di distribuzione dei beni. Aprire gli spazi sociali e le nostre istituzioni ad una partecipazione equa e adeguata delle donne alla guida di progetti e processi. E dare la necessaria priorità alla lotta per lo sradicamento di tutti i tipi di abuso nella società, nella Chiesa e nelle nostre opere apostoliche».
Il superiore dei gesuiti ha ricordato che nell’udienza concessa giovedì ai partecipanti al congresso, Papa Francesco ha detto che «non è sufficiente avvicinarsi e accompagnare le vittime di ogni tipo di ingiustizia, ma che “abbiamo bisogno di una vera “rivoluzione culturale”, una trasformazione del nostro sguardo collettivo, dei nostri atteggiamenti, dei nostri modi di percepirci e di situarci dinanzi al mondo”».
Padre Sosa ha concluso pregano di «acquisire lo spirito dei poveri, piangere con quelli che piangono, aumentare la nostra fame e sete di giustizia, crescere nella pazienza per accompagnare i processi, essere compassionevoli e puri di cuore, lavorare instancabilmente per la pace senza paura di essere perseguitati per la causa di Gesù», ed ha terminato l’omelia invocando la «Madonna della strada», la cui immagine è raffigurata nella chiesa del Gesù, affinché, ha detto, «ci prenda per mano lungo il sentiero aperto da suo figlio, ci ricordi continuamente l'importanza di non abbandonare la preghiera in qualsiasi momento e ci renda più sensibili al grido dei crocifissi di questo mondo».
Il congresso nel suo ultimo giorno ha pubblicato anche una lettera ad un anonimo «compagno martire», uno dei 57 gesuiti uccisi in questi 50 anni mentre erano in servizio del Vangelo e della giustizia. A loro e al padre Arrupe è stata dedicata la messa di apertura, lunedì, e il segretariato ha anche curato una specifica pubblicazione che ricorda le storie di queste «torce di luce e di speranza».
Il padre generale ha incontrato la sera di giovedì le donne che hanno partecipato al congresso, che hanno fatto presente l’istanza di un maggior coinvolgimento femminile, come indicato dallo stesso padre Sosa nel discorso di apertura del congresso.
L’ultimo giorno del congresso è stato l’occasione di fare il punto su cinque «processi» emersi nel corso delle discussioni, sia in assemblea e nei diversi gruppi di lavoro, e che vanno ora approfonditi: la conversione personale e comunitaria, la trasformazione necessaria alla società, la necessità di una maggiore collaborazione e di un più effettivo lavoro in rete, il discernimento in comune e la sinodalità, e infine l’importanza di promuovere una nuova narrativa che includa gli emarginati e sostenga il cambiamento.
Segretariato per la Giustizia Sociale e l’Ecologia
Compagnia di Gesù