venerdì 22 novembre 2019

Argentina
(a cura Redazione "Il sismografo")
Roma, 21 novembre 2019
Come portavoce e rappresentante canonico di Mons. Gustavo Zanchetta, in riferimento alle notizie circolate negli ultimi giorni relative ad una apparente richiesta di emissione di un ordine di cattura internazionale contro di lui, a petizione dell’interessato desideriamo manifestare che:
In primo luogo si tratterebbe, lo si ricorda, di una semplice richiesta da parte del Pubblico Ministero – secondo quanto si può dedurre dalle informazioni pubblicate, ad esempio, dal sito web della Procura di Salta – e non certo di un ordine emanato dall’autorità giudiziale competente.
In secondo luogo, il Pubblico Ministero sostiene che la volontà dell’imputato sia quella di non presentarsi a giudizio, visto che l’imputato non avrebbe risposto né a chiamate telefoniche né ad e-mail.
A questo proposito, anche se nel domicilio situato in Argentina non si è ricevuta alcuna notificazione, Mons. Zanchetta ritiene di ricevere correttamente le opportune notifiche quando queste avvengano nelle modalità indicate nel messaggio di posta elettronica nel quale gli veniva inviato il certificato di notifica; nel siffatto messaggio lo si avvertiva che la ricezione della mail comportava la notifica, senza sollecitare conferma né nessun’altra azione da parte sua.
“Mons. Gustavo Zanchetta: con la presente trasmetto in allegato la notifica di citazione a giudizio emessa in data 01/11/2019 nella causa JUI n. 60.843/19 dal Tribunal de Juidicio Sala II – Distrito Orán del Poder Judicial de Salta – Argentina; e il certificato che lo cita a comparire di fronte al menzionato Tribunale in data 27/11/2019 alle ore 9.00 per la ratifica del domicilio e la conferma della difesa. Lo si informa che conformemente alla Resolución del Juzgado de Garantías Segunda Nominación, emessa in data 22/08/2019, si è stabilito come mezzo di notificazione nella presente causa il suo telefono personale e la presente e-mail. Ciò vale come notifica legale”.
In terzo luogo, non è ammissibile qualificare la condotta processuale di Mons. Zanchetta come un rifiuto a presentarsi in giudizio: quest’ultimo, infatti, ha sempre collaborato con la giustizia, tanto è vero che lo stesso Giudice argentino, nella sua decisione del 23 agosto di quest’anno, ha accolto la richiesta della Difesa di revocare le misure cautelari a lui imposte previamente, affermando che:
“l’Imputato Zanchetta nello stesso momento in cui ebbe conoscenza della denuncia nei suoi confronti si presentò spontaneamente davanti al tribunale penale … allo stesso modo, a seguito dell’ordine del Tribunale di presentarsi in giudizio il giorno 08/08/19, costui si presentò regolarmente nel momento e nella forma previsti dalla Legge … lo stesso assicurò continuamente la sua collaborazione con la Giustizia … da queste azioni dell’imputato può desumersi che Egli ha rispettato le condizioni necessarie per lo svolgimento delle indagini … avendo prestato le sue dichiarazioni in forma spontanea … la condotta dell’imputato non permette di sospettare in alcun modo che lo stesso non collaborerà con la Giustizia”.
Dal momento in cui il Giudice ha rivelato la menzionata condotta collaborativa di Mons. Zanchetta non si è verificato alcun cambio di attitudine; pertanto non si spiega la richiesta del Pubblico Ministero argentino, anche perché nel caso specifico non è nemmeno adducibile il principio di necessità.
In quarto luogo, sorprende molto la pubblicazione, nel sito web della Procura, della documentazione oggetto del processo penale non ancora sottoposta al legittimo contradditorio, compresi i documenti che afferiscono all’intimità dell’imputato. Tutto ciò comporta la costruzione di una immagine negativa di Zanchetta la cui colpevolezza deve ancora essere dimostrata in giudizio. Gravissima è poi la lesione dei principi fondamentali della tutela dell’intimità e della presunzione di innocenza perpetrata dalla stessa autorità che, nell’esercizio delle sue funzioni, dovrebbe agire come garante di tali diritti.
Infine, si dichiara che Mons. Zanchetta è la prima persona ad avere l’interesse a che sia acclarata tutta la verità sul caso, al fine così di ripristinare la sua dignità ed il suo onore. Per tale ragione continuerà a collaborare attivamente come ha fatto fino a questo momento e come le stesse autorità competenti hanno riconosciuto. Per questo, nonostante quanto rilevato nel punto precedente, Mons. Zanchetta dichiara la sua completa convinzione che sia l’Autorità giudiziaria che il Pubblico Ministero, nell’applicazione scrupolosa della Legge, agiranno garantendo i diritti di tutte le parti coinvolte nel processo, in modo che prevalga il solo anelito di giustizia, alla quale conducono i sentieri intrapresi con senso di legalità e onestà.
Dr. Javier Belda Iniesta
Professore ordinario di Diritto Canonico
Rappresentante Canonico e portavoce di Mons. Zanchetta