mercoledì 2 ottobre 2019

(LB - RC) Nel caso delle perquisizioni ieri in alcuni uffici della Prima Sezione della Segreteria di Stato e dell’Autorità di Informazione Finanziaria, in Vaticano, la prima cosa da sottolineare è la tempestività dell'informazione offerta all'opinione pubblica seppure con un laconico Comunicato della Sala stampa. Subito dopo però va osservato che le poche righe di tale Comunicato sono un vero monumento a ciò che una famosa frase descrive come un "enigma avvolto in un mistero", pensiero che alcuni attribuiscono a Ludovico II di Baviera e altri a Winston Churchill.
Sino a questo momento nessuno è stato in grado di individuare il caso o i casi giudiziari a cui fanno riferimento queste perquisizioni eseguite da personale della Gendarmeria nell'arco di tre ore circa ieri mattina.
Il Comunicato precisa che le attività svolte sono da ricollegare "alle denunce presentate agli inizi della scorsa estate dall’Istituto per le Opere di Religione e dall’Ufficio del Revisore Generale, riguardanti operazioni finanziarie compiute nel tempo".
Secondo alcuni ci sono di mezzo alcune operazioni immobiliari sospette e secondo altri movimentazione di ingenti quantità di denaro. Ma sono solo speculazioni.
Nonostante le fatiche di ieri e oggi di decine di giornalisti, per ora nessuno è riuscito a capire di cosa si tratta e la stessa Sala stampa vaticana ha risposto ad alcune domande con un frase perentoria: "Quanto sappiamo è detto nel Comunicato".
In queste ore si fanno diverse ipotesi ma nessuna sembra di avere dei solidi fondamenti
In ambienti giornalistici si fanno anche molte domande sul perché di un Comunicato di questo tipo, percepito come "curioso, inedito e misterioso".
Che bisogno c'era di fare una comunicazione di questa natura e così impostata? 
Per caso è un anticipo di qualcosa di più grave che sta per arrivare?
Quale è il senso di questo tipo di comunicazione?. 
E poi: perché per andare a controllare le memorie di alcuni computer e portare via materiale informatico, tutto proprietà della Santa Sede, si doveva chiedere l'intervento del Tribunale unico? Non bastava una semplice operazione della Gendarmeria?
Se si indaga su reati gravi —e questa è l’unica spiegazione plausibile per chiedere un’autorizzazione del Tribunale unico— non si poteva descrivere sommariamente i delitti indagati o le circostanze all’interno delle quali si devono inserire le perquisizioni?