lunedì 21 ottobre 2019

Italia
"Parole e paure: dai tweet del Papa al contesto italiano"

(a cura Redazione "Il sismografo")
(LB - RC) Nella nuova edizione del Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes, presentata pochi giorni fa, trova spazio una ricerca inedita di Simone Varisco sulla relazione che lega gli utenti Twitter italiani e l'account ufficiale del Papa, @Pontifex_it. E su questa rilevante questione, in pratica mai affrontata prima con severità e fondamento, abbiamo fatto alcune domande a Simone Varisco. Ecco la conversazione:
"Parole e paure: dai tweet del Papa al contesto italiano", questo è il titolo dello studio. Perché questa ricerca?
Gli ultimi anni, anche per la Chiesa cattolica, si caratterizzano per il tentativo di mutare – potremmo dire di evangelizzare –  la narrazione predominante delle migrazioni, oggi per lo più ostile. A ciò corrisponde, nel corso del 2018 e della prima metà del 2019, una crescente frattura proprio in tema di migrazioni, soprattutto nella società italiana, anche nella sua componente cristiana e addirittura nella stessa gerarchia ecclesiastica. Si tratta di una dinamica molto spesso amplificata dai media nazionali ed internazionali, ma comunque realmente esistente. Dopo sei anni di pontificato di Francesco, è evidente come siano cambiati il clima sociale, politico e, per certi versi, ecclesiale nei suoi confronti, soprattutto in tema di migrazioni.
Cosa evidenzia la tua analisi?
L'elemento principale è la peculiare insofferenza, pressoché unica a livello internazionale, dell'utenza italiana di Twitter nei confronti
dei messaggi di Francesco che trattano di immigrazione. Mi spiego meglio. Al momento della mia rilevazione, l'account italiano @Pontifex_it contava poco meno di 5 milioni di follower, contro gli oltre 18 milioni dell'account in lingua inglese @Pontifex e i più di 17 milioni di quello in lingua spagnola @Pontifex_es, i due più seguiti a livello mondiale. Ebbene, se non stupisce che retweet (rilanci) e "Mi piace" siano meno numerosi sull'account italiano, non è così per le risposte ai messaggi del Papa, che sono di più che sugli account anglofono e ispanofono. Lascio i dettagli a chi avrà la bontà di leggere la ricerca ma, per riassumere, possiamo dire che gli italiani gradiscono meno, condividono meno, ma rispondono di più ai messaggi del Papa. M in che modo rispondono? Dal tono delle risposte, in maniera sfavorevole: una quota non trascurabile delle interazioni, infatti, è critica o provocatoria nei confronti di Francesco, fino ad estreme derive di violenza verbale e volgarità spicciola. Come detto, si tratta di un caso unico a livello internazionale, sul quale varrebbe la pena riflettere.
Possiamo dare delle percentuali dei "pro" e "contro"?
Potremmo, ma sarebbe doppiamente un errore. In primo luogo, infatti, è impossibile stabilire con precisione quante delle interazioni, positive o negative che siano, sono scritte da persone reali e quante invece da "bot", che, per semplificare, possiamo definire dei software di risposta automatica che imitano le interazioni umane. In secondo luogo, rischieremmo di trasformare gli account Twitter del Papa, strumenti importanti per quella che Benedetto XVI aveva definitivo una diaconia della cultura nel continente digitale, in referendum sul gradimento dei Pontefici. Sarebbe già uno sbaglio di per sé, ma lo sarebbe tanto più se le risposte, come detto, non rappresentano con totale realismo lo scenario italiano.
Nonostante questo, però, la ricerca mantiene il suo valore.
Esattamente: che ad esprimere la propria contrarietà a Francesco siano utenti reali oppure "bot" si tratta sempre di un indicatore. Anche dietro ad un impiego massiccio di questi software, infatti, si celano precisi scopi, ad esempio di discredito, tutt'altro che privi di volontà. I "bot" sono soltanto uno strumento automatizzato, ma usato per perseguire interessi di persone realissime.
Con quali effetti?
Direbbe probabilmente Francesco: la condanna a rimanere prigionieri degli stessi muri che si è contribuito ad erigere. Collaborando a
montare artificialmente un'opposizione al Papa che esiste sì, ma che si vuole esaltare.
Cos'altro evidenzia il tuo studio?
Fra le altre cose, un'oggettiva situazione quantitativa: il Papa su Twitter non parla così tanto di immigrazione come alcuni vorrebbero
lasciare intendere. Ne tratta in meno del 5% dei suoi tweet. Ne parla molto meno, ad esempio, di alcuni politici, che, in maniera opposta, hanno fatto di questo argomento una bandiera ideologica, curiosamente senza però suscitare insofferenza nel pubblico. Ma c'è di più: prendendo come riferimento alcune parole chiave, il numero degli accenni di Francesco alle migrazioni è molto inferiore ai richiami al Vangelo, ai quali una parte della comunità cattolica, o che si definisce tale, sembra contrapporli.
Cioè?
Vale la pena fare una precisazione: è un grave errore opporre il tema dell'immigrazione a quelli del Vangelo e bioetici. È un atteggiamento ideologico che, in maniera opposta, non appartiene soltanto ai cosiddetti "conservatori", e un'antitesi che non ha senso di esistere: se si tratta di difesa della vita, che sia nascente o sofferente, povera o vittima del consumismo, migrante o geograficamente stabile poco importa, o poco dovrebbe importare. È Cristo stesso ad accostare affamati, assetati, stranieri, poveri, malati e carcerati, così come, nell'Antico Testamento, è fatto con vedove, orfani e forestieri. Non possiamo selezionare – e così decontestualizzare – solo l'argomento che ci piace di più.