mercoledì 25 settembre 2019

Italia 
Lucia Capuzzi: "La scomodità del Sinodo è una prova della sua necessità. L'Amazzonia è anche un banco di prova decisivo per l'incontro con l'altro, sia esso la natura o un diverso essere umano"
(a cura Redazione "Il sismografo")
"In Amazzonia il modello estrattivo (cioè basato sull'estrazione delle risorse naturali per l'esportazione) mostra il suo volto più brutale. Sull'ambiente e sulle vite dei popoli che la abitano."
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(Luis Badilla - Robert Calvaresi) In questi giorni, vigilia dell'apertura dell'Assemblea sinodale dedicata ai popoli e alle chiese della regione panamazzonica, abbiamo incontrato due giornaliste del quotidiano Avvenire - Lucia Capuzzi e Stefania Falasca - autrici del bel libro "Frontiera Amazzonia. Viaggio nel cuore della terra ferita". Si tratta di una pubblicazione, meglio, di una testimonianza coraggiosa, intelligente e stimolante nonché autorevole e lontanissima dalle volgari ideologizzazioni con cui si scrive spesso sull'Amazzonia in questi mesi.
Ecco la trascrizione della nostra conversazione con Lucia Capuzzi. Prossimamente publicheremo l'intervista con Stefania Falasca.
Nota. Il 7 ottobre, alle ore 15, presso la Sala Marconi della Radio Vaticana, ci sarà la presentazione del volume e sarà "tutta al femminile": 5 donne, più le due autrici, moderata dalla giornalista Valentina Alazraki di Televisa. [1]
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1. Perché la Chiesa, il Papa Francesco, hanno questo interesse pastorale e umano per le chiese e popoli amazzonici?
Il Sinodo sull'Amazzonia è "figlio" della Quinta conferenza dei vescovi latinoamericani che si è svolta ad Aparecida nel 2007. In quell'occasione l'allora presidente del comitato di redazione del documento finale, Jorge Mario Bergoglio, ha avuto modo di scoprire questa regione, lontanissima dal punto di vista fisico e culturale dalla "sua" Argentina. Sono stati i discorsi appassionati dei pastori delle diocesi amazzoniche ad aprirgli gli occhi su una realtà spesso ignorata o raccontata in modo stereotipato. Il documento di Aparecida è ricco di riflessioni e spunti profetici sull'incultarazione della fede, su un'evangelizzazione non "colonialista" e sulla tutela dei popoli indigeni.
Nel primo viaggio, per la Giornata mondiale della gioventù di Rio, Papa Francesco ha affrontato la questione amazzonica, definendola un test decisivo per la Chiesa. Un'affermazione profonda. L'Amazzonia è la cartina di tornasole del pianeta. Poiché là la globalizzazione risale ai tempi della Scoperta-Conquista quando la regione fu inserita nel mercato internazionale come serbatoio di risorse a basso costo. Per tale ragione, in Amazzonia il modello estrattivo (cioè basato sull'estrazione delle risorse naturali per l'esportazione) mostra il suo volto più brutale. Sull'ambiente e sulle vite dei popoli che la abitano. Poiché l'estrattivismo non genera benessere nei Paesi di provenienza delle materie prime bensì perpetua sottosviluppo e sfruttamento. In Amazzonia, la Laudato si' esce dalle pagine e diventa carne e sangue poiché davvero il grido della terra e dei poveri appaiono indissolubilmente intrecciati.
Ma l'Amazzonia è anche un banco di prova decisivo per l'incontro con l'altro, sia esso la natura o un diverso essere umano. L'Amazzonia non è uno spazio vuoto ma è casa di 35 milioni di persone tra cui tre milioni di indigeni. Questi ultimi non sono entità astratte. Non esiste "l'indigeno" in quanto tale. Esistono 390 popoli differenti che non sono "residui" o "fossili" del passato. Sono nostri contemporanei. Sono comunità che in questo tempo propongono alternative al sistema dominante, considerato spesso erroneamete come l'unico possibile. Gli indios, dunque, ci offrono punti di vista differenti. Ci stimolano a ripensare il nostro modello, non per copiare acriticamente il loro ma perché nello scambio possiamo arricchirci a vicenda. In particolare, essi ci mostrano un'altra relazione possibile, di tipo non predatorio, con la casa comune, fatto cruciale alla luce della crisi ambientale attuale. Al contempo, gli indios sono "popoli sentinella": essi ci avvertono che qualcosa non funziona. La loro è una lotta per la vita. La propria ma anche la nostra poiché la crisi ambientale minaccia tutta l'umanità.
2. Come questa assise episcopale potrà essere utile alle popolazioni amazzoniche?
Il Sinodo è già stato prezioso per i popoli amazzonici poiché li ha collocati al centro della ribalta globale. Certo, questo è solo un primo passo ma oltremodo significativo. Gli indios hanno atteso con molta emozione la riunione di Roma e hanno partecipato con slancio, grazie al contributo di Repam, alle riuoni preparatorie e alle consultazioni, sentendosi parte attiva nel processo e non meri destinatari. Il Sinodo è stata un'ennesima conferma che la Chiesa cattolica è loro alleata nella lotta per la vita.
3. Perché secondo te vi sono settori di opinioni, piccoli ma rumorosi, fuori e dentro della Chiesa contrari a questa Assemblea episcopale?
Sarebbe opportuno distinguere tra differenti forme di opposizione. Ci sono quelle di alcuni gruppi - piccoli - interni alla Chiesa che temono il processo sinodale in se poiché lo considerano un potenziale fattore di "pericolose innovazioni". Ancor più se la riunione si concentra su una questione "esotica" come l'Amazzonia. Si tratta di un'opposizione ideologica, in gran parte poco informata sulla reale portata dell'attuale sinodo e le sue implicazioni per l'evangelizzazione (intesa come testimonianza) in una terra complessa, a sua volta specchio dell'intero pianeta.
Vi è, poi, un'opposizione interessata da parte di governi e grandi gruppi multinazionali che vedono nel Sinodo una minaccia poiché pone in discussione il modello estrattivista. Se l'Amazzonia è soggetto e non solo serbatoio di risorse la loro politica di sfruttamento selvaggio perde di legittimità. Sono in gioco interessi miliardari. La scomodità del Sinodo è una prova della sua necessità.
4. Secondo te le chiese particolari in Amazzonia hanno delle sfide pastorali proprie e quali sono le più importanti?
La Chiesa Cattolica è presente in Amazzonia fin dall'inizio della Scoperta-Conquista. Pur con le relative ombre, l'opera missionaria è stata eroica e ha rappresentato una voce fondamentale di difesa dei popoli indigeni. A partire dal Concilio, la Chiesa ha compiuto enormi passi avanti riguardo all'inculturazione della fede nella cultura indigena. La grande sfida ora è creare una Chiesa pienamente indigena e amazzonica, con tratti propri che la rendano più vicina ai fedeli, pur in completa comunione con la Chiesa universale
5. Durante i tuoi viaggi e ricerche nell'area che idea ti sei fatta sulla questione "infanzia in Amazzonia"?
I bambini e le bambine sono le vittime più fragili del modello estrattivista. Sono manodopera a basso costo, facilmente reclutabile come baby raccoglitori di coca, baby prostitute, baby tagliatori di legname. L'impunità alimenta gli abusi dei gruppi criminali illegali ma anche di grandi aziende che là hanno "licenza di sfruttare".
6. Mi spieghi brevemente il senso e la portata del libro che hai scritto insieme con Stefania Falasca ("Frontiera Amazzonia. Viaggio nel cuore della terra ferita")
Questo libro nasce dal e nel viaggio che Stefania ed io abbiamo fatto nel gennaio 2018 a Madre de Dios, in occasione del pellegrinaggio di Papa Francesco. Entrambe abbiamo assistito all'apertura del Sinodo nel Coliseo di Puerto Maldonado, con un anno e mezzo di anticipo sull'inizio ufficiale. In quell'occasione, proprio come a Bangui, Bergoglio ha spalancato la porta virtuale del Sinodo, facendo irrompere l'Amazzonia nel cuore della Chiesa universale. Il fatto ci ha profondamente toccato. Come pure ci ha colpito vedere la devastazione di Madre de Dios, dove il commercio clandestino d'oro divora le foreste e le vite degli uomini e delle donne. I minatori reclutati dalle mafie e costretti a restare ore immersi nelle pozze di mercurio. E le ragazze, portate in massa nella selva da quelle stesse mafie e costrette a prostituirsi con i giovani operai che investono nel sesso a pagamento i guadagni. Abbiamo così compreso che Papa Francesco non aveva scelto Madre de Dios a caso: voleva mostrare quanto degrato ambientale e umano siano connessi. Stefania ed io abbiamo così deciso di proseguire il cammino amazzonico per raccontare questa realtà lontana e al contempo vicina. Abbiamo scelto alcuni punti emblematici in cui il modello estrattivista - di materie prime legali o illegali - mostra il suo volto più brutale. E, al contempo, dove la resistenza dei popoli è più vitale. Il nostro vuole essere un umile contributo per aiutare l'opinione pubblica di questa parte di pianeta ad allargare lo sguardo su quello che non è un altro mondo ma la metafora del nostro.

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[1] Alla presentazione del libro partecipano:
- Victoria Lucia Tauli-Corpuz
Relatore Speciale delle Nazioni Unite per i diritti delle popolazioni indigene
- Márcia Maria de Oliveira
Docente di Società e culture amazzoniche Università Federale di Roraima (Brasile)
- Marcivana Rodrigues Paiva
Leader di etnia saterè mawè del Copime - Coordinação dos povos indígenas Manaus (Brasile)
- Alessandra Smerilli
Docente di Economia politica - Pontificia Facoltà di Scienze dell’educazione “Auxilium” di Roma
- Antonella Litta
Referente dell’Associazione medici per l’ambiente- Isde (International Society of Doctors
- Modera Valentina Alazraki (Televisa)