lunedì 8 luglio 2019

(Stefano Citati e Carlo Tecce) Il francese Mathieu de La Souchère è appena sbarcato a Roma. Non è in vacanza. Mathieu ha 27 anni, una carriera già robusta, un incarico di prestigio al cerimoniale del Comune di Parigi. Appoggia il telefono sulla scrivania, non ha appunti né foglietti, va a memoria con estrema accortezza, chiede un sorso d’acqua, fa un cenno col capo per confortare l’avvocato che l’assiste nelviaggio in Vaticano e racconta di quel giorno di gennaio quando il fato l’ha caricato di una grossa responsabilità: denunciare le molestie sessuali di monsignor Luigi Ventura, nunzio apostolico in Francia, e rompere con la sua voce ferma l’omertà che per anni ha ingabbiato altre presunte vittime del prelato.
“Sono qui per le mie accuse – dice – contro Luigi Ventura per le tre aggressioni sessuali avvenute nel breve tempo di un quarto d’ora, mentre svolgevo le mie funzioni al Comune di Parigi. Dopo di me, altre sei persone hanno deciso di denunciare e altre vittime di svelare le loro esperienze. Uominigiovani e fragili, tra cui un seminarista di 19 anni che per le sue lamentele è stato minacciato e cacciato. Abbiamo fatto richiesta al Vaticano, tramite il ministero degli Esteri, di togliere l’immunitàdiplomatica al nunzio affinché possa esserci un’inchiesta (il fascicolo è aperto, ndr) e un processo e s’è mosso anche il ministero della Giustizia, ma finora non c’è stata risposta. Così depositerò una querela al tribunale vaticano”. Mathieu è convinto che il suo coraggio ispiri il coraggio degli altri, e neanche si domanda perché, dopo il clamore su Ventura, il governo di Macron non gli abbia rinnovato l’offerta di lavorare al protocollo dell’Eliseo: “Il modus operandi del nunzio è spesso simile, come se fosse studiato; le aggressioni avvengono sovente in pubblico, in modo da sentirsi protetto dall’occasione: difficile reagire in presenza di decine se non centinaia di persone. Molte volte, quando Ventura presenzia a delle messe nei seminari, il segretario personale si annota i giovani seminaristi che piacciono al nunzio, poi li contatta e organizza delle cene nella sede diplomatica, come una specie di Ius primae noctis: in un anno almeno 6 amici del giovane seminarista sono stati invitati. Tutti i fatti esposti alla polizia si sono svolti in circa 2 anni e coinvolgono uomini tra i 18 e i 45 anni”.Nel verbale raccolto dalla polizia di Parigi, de La Souchère riferisce che la mattina del 17 gennaio più di una volta, nel cortile del Municipio, in ascensore con un testimone e nel salone d’onore, ha subìto e respinto i palpeggiamenti del diplomatico vaticano.Ventura ha agitato lo spettro, solito, del complotto, stavolta di sinistra perché di sinistra è la sindaca Anne Hidalgo che supporta, è palese, la ricerca della giustizia di Mathieu. Hidalgo è la prima donnaassurta al vertice di Parigi, dopo la lunga gavetta di vice di Bertrand Delanoe; è l’unica superstite di successo della stagione socialista di Francois Hollande. Oltre le più sincere intenzioni e la legge chel’ha spinto a recarsi dai gendarmi, perché un funzionario della Repubblica non può tacere dinanzi a un’ipotesi di reato, Mathiue rappresenta un punto di svolta nei rapporti tra il governo di Emmanuel Macron e la Chiesa di papa Francesco. De La Souchère, non per caso, nel nostro colloquio, cita il precedente di Laurent Stefanini, l’ambasciatore francese proposto al Vaticano e rifiutato perché apertamente gay. Anche Mathieu è omosessuale, “orientamento conosciuto e accettato pubblicamente, senza però alcuna forma di militanza o rivendicazione”, precisa alla polizia per ribadire che la sua battaglia è scevra da qualsiasi malevola interpretazione. Non agisce per screditare il Vaticano, come sostiene Ventura: “Io non sono un nemico della Chiesa e non voglio risarcimenti, vorrei soltanto le scuse del nunzio e un giusto processo. I prelati francesi ordinano ai seminaristi di non parlare, la bolla di silenzio è scoppiata, ma la società civile è attenta e molti credenti mi spingono a non fermarmi”. Siccome il Vaticano di Francesco non vuole condannare la questione di Ventura all’indifferenza, mercoledì Mathieu e l’avvocato hanno incontrato padre Hans
Zollner, il gesuita componente della Pontificia commissione per la tutela dei minori e tra i principaliorganizzatori del raduno degli episcopati mondiali per il contrasto alla pedofilia che s’è tenuto in febbraio.Mathieu è soddisfatto: “Zollner non nega la nostra versione e ci incoraggia a continuare la lotta. Ci suggerisce di rivolgerci alla segreteria di Stato e all’ambasciata francese presso la Santa Sede per andare avanti. Ci ha spiegato che l’immunità non sarà mai revocata e perciò noi invieremo l’accusa anche al tribunale vaticano”.Ventura è un arcivescovo, compie 75 anni a dicembre e allora dovrà presentare le dimissioni a papa Francesco. Il pontefice, che ha firmato un motu proprio dal titolo “imparare a congedarsi” per riaffermare il limite operativo dei 75 anni, potrà prorogare il mandato del nunzio oppure lasciarlo riposare in pensione. Più probabile la seconda opzione. Al momento, il Vaticano è prudente e dichiara che Ventura collabora con le autorità giudiziarie francesi. Mathieu, invece, ha un aneddoto: “A maggio c’è anche stato un confronto diretto con Ventura, auspicato dal procuratore: si è risolto con una farsa; il faccia a faccia non è imposto e il prelato ne ha approfittato per fare bella figura presentandosi di fronte alla giustizia solo per ripetere la sua versione assolutoria e minacciare i denuncianti”. Non è finita. Mathieu promette che tornerà a Roma.