sabato 1 giugno 2019

Vaticano
L'Ambasciatore dell'Ungheria presso la Santa Sede, Eduard Habsburg-Lothringen: "Sono convinto che l’evento di Csíksomlyó, oggi, presenterà tutta la ricchezza della Transilvania e della Romania, della quale fanno parte anche gli ungheresi, con i loro usi e costumi, canti e simboli"

(a cura Redazione "Il sismografo")
(LB-RC) Trascrizione della conversazione de "Il sismografo" con l'Ambasciatore dell'Ungheria presso la Santa Sede, Eduard Habsburg-Lothringen (1)
1) La Visita del Santo Padre alla Romania si potrebbe dire che è anche un incontro con il popolo e la nazione ungherese. Perché?
Gli ungheresi hanno salutato con entusiasmo la decisione del Santo Padre di visitare la Romania e di recarsi anche a Csíksomlyó (Sumuleu Ciuc) come un gesto che li tocca da vicino. Infatti, quello è il santuario più frequentato dagli ungheresi di tutta l’area carpatico-danubiana. L’annuale pellegrinaggio (o “perdono”) di Csíksomlyó, celebrato il sabato di Pentecoste, è divenuto uno degli eventi religiosi più sentiti dagli ungheresi. Prima di tutto dai cattolici ma, e questo è un bel segnale di ecumenismo, anche dai protestanti.
Sono convinto che l’evento di Csíksomlyó presenterà tutta la ricchezza della Transilvania e della Romania, della quale fanno parte anche gli ungheresi, con i loro usi e costumi, canti e simboli.
Alla Santa Messa di Papa Francesco parteciperanno quindi decine di migliaia di fedeli anche dall’Ungheria, arrivando, tra l’altro, con un treno speciale dei pellegrini, ma anche a piedi o in bicicletta. Saranno presenti i membri della Conferenza Episcopale Ungherese, ma ci sarà anche il Presidente dell’Ungheria János Áder e diversi componenti del Governo ungherese che sono comunque dei frequentatori abituali di Csíksomlyó. Grazie al Santo Padre, il primo giugno sarà, pertanto, un bel momento di incontro e di fratellanza.

2) Questo evento mariano che presiederà il Papa nel cuore dell'Europa, circondato da romeni e ungheresi, quale messaggio può offrire ai popoli europei che attraversano diverse difficoltà, a volte di comprensione e dialogo tra loro?
Nella complicata storia del nostro continente l’Europa centro-orientale, al quale l’Ungheria e la Romania appartengono, ha vissuto delle vicende particolari che spesso sono poco conosciute all’opinione pubblica. Penso che la visita di Papa Francesco sia per gli ungheresi un’occasione speciale per condividere i propri valori con la Chiesa universale. Il Governo ungherese è convinto, che solo la collaborazione tra le nazioni dell’Europa centrale ed orientale potrà rendere più salda anche l’Unione Europea nella quale le identità peculiari non devono essere considerate una minaccia ma una risorsa.

3) Mi può sottolineare due o tre punti che a suo giudizio nel magistero e ministero di Papa Francesco indicano ai popoli e alle nazioni europee una rotta sicura e necessaria, un orizzonte congeniale alla storia del continente?
Ho trovato molto significativa l’interpretazione che Papa Francesco stesso ha voluto dare al motto di questo suo viaggio apostolico: “Camminiamo insieme”. Nel suo videomessaggio ha detto che ciò significa “custodire le radici e la famiglia” e “prendersi cura dell'avvenire dei figli e del fratello che ci sta accanto”. Ma significa anche, e questo lo ritengo particolarmente rilevante, “andare oltre le paure e i sospetti” e “lasciare cadere le barriere che ci separano dagli altri”. Mi viene in mente anche quanto Papa Francesco ha detto di recente: “La Chiesa ha sempre esortato all’amore del proprio popolo, della patria, al rispetto del tesoro delle varie espressioni culturali, degli usi e costumi e dei giusti modi di vivere radicati nei popoli.” (Cfr. Udienza ai partecipanti alla Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, 02.05.2019).

4) Prima o dopo, ci auguriamo che sia presto, il Santo Padre visiterà l'Ungheria. Cosa vi aspettate?
Papa Francesco è stato invitato a Budapest per il Congresso Eucaristico Internazionale che per sua decisione si celebrerà nella capitale ungherese nel settembre del 2020. Come cattolico penso che quell’evento possa essere una occasione significativa per rafforzare la fede eucaristica e testimoniarla nel mondo secolarizzato. La partecipazione del Successore di Pietro sarebbe una gioia grandissima non solo per gli ungheresi ma per tutti i partecipanti.
C’è, inoltre, una forte speranza dei fedeli ungheresi di vedere la beatificazione del Cardinale József Mindszenty, che ha sofferto molto per la fede. Recentemente sono stato testimone di un momento molto toccante quando il Santo Padre, ricevendo una reliquia del Cardinale Mindszenty all’udienza generale dell’8 maggio scorso, l’ha voluta baciare e ha esclamato convinto: “era un martire!”
***
(1)  Eduard Habsburg-Lothringen, Ambasciatore dell'Ungheria presso la Santa Sede, presentò le sua Letere Credenziali al Santo Padre il 7 dicembre 2015. Il diplomatico ungherese è nato a Monaco in Germania il 12 gennaio 1967. E' sposato ed ha 6 figli. E' laureato in filosofia con una tesi sulla fine del neotomismo (Università cattolica Eichstätt, 1988-1995). Successivamente ha ottenuto un Master ed un Dottorato nella stessa disciplina (St. Thomas and Albert the Great/ The end of Neo-Thomism). Eduard Habsburg-Lothringen è un nobile tedesco con cittadinanza ungherese, in quanto figlio del nobile ungherese Michele d'Asburgo-Lorena e di Christiana di Löwenstein-Wertheim-Rosenberg. Ha il titolo di Altezza Imperiale e Arciduca d'Austria.
Dopo aver collaborato alla realizzazione di varie opere cinematografiche, tra le quali Der Weihnachtshund (Il cane di natale, 2004) e Zwei Weihnachtshunde (2005), SOKO Danubio (Satel Film, 2005)[1], Mary Queen of Scots (2013)[2], nel 2008 pubblica il suo primo romanzo, Die Reise mit Nella (Viaggio con Nella). Tra il 2009 e il 2014 è stato portavoce del vescovo di Sankt Pölten (capitale dello Stato federale della Bassa Austria) Klaus Küng.