sabato 11 maggio 2019

(a cura Redazione “Il sismografo”)
Santiago del Cile - Fiume Mapocho - giugno 2018
(Luis Badilla - Roberto Calvaresi) Ieri venerdì 10 maggio, nella prima parte del suo Incontro nell’Aula Paolo VI con le partecipanti al Convegno internazionale dell’Unione delle Superiore generali (testo del discorso consegnato, non letto), Papa Francesco, prima delle domande delle religiose, ha fatto una introduzione a braccio  sottolineando molte questioni di grande rilevanza tra cui la portata e il significato del recente Motu proprio sugli abusi sessuali nella Chiesa. Il Santo Padre al tempo stesso ha dato informazioni inedite sul lavoro della Commissione sul diaconato delle donne e sul possibile viaggio in Sud Sudan. La stampa in generale però, tranne qualche eccezione soprattutto in Tv, ha oscurato questo intervento del Santo Padre. In alcuni casi si è arrivato alla manipolazione spudorata oppure si è ignorato ogni parola del Pontefice.
E’ evidente che una parte di questa stampa voleva depotenziare e declassare una specifica frase di Francesco, pronunciata dopo aver ricordato che alcune associazioni di vittime di abusi non sono rimaste soddisfatte dell’Incontro episcopale in Vaticano sugli abusi del febbraio scorso. Ecco la frase scomoda per alcuni:  «Alcune delle organizzazioni anti-abusi non sono rimaste contente dell’Incontro di febbraio [dei Presidenti delle Conferenze Episcopali]: “No, ma non hanno fatto nulla”. Io li capisco, perché c’è la sofferenza dentro. E ho detto che se avessimo impiccato cento preti abusatori in Piazza San Pietro sarebbero stati tutti contenti, ma il problema non si sarebbe risolto. I problemi nella vita si risolvono con i processi, non occupando spazi».
(Trascrizione ufficiale e integrale del discorso del Santo Padre)
Non si capisce il perché queste parole del Pontefice hanno inorridito alcuni al punto di censurarle ai propri lettori, eppure si tratta di un appunto papale di enorme importanza nella lotta contro gli abusi sessuali nella Chiesa. Sono parole, immagini e riflessioni che toccano una delle questioni più importante di questa lotta: il giustizialismo che serpeggia da decenni, in particolare in questi ultimi cinque anni, al punto che in alcuni Paesi - come il Cile per esempio – un mattina di  un anno fa, su un importante ponte del fiume che attraversa la città sono apparsi diversi pupazzi con abito talare impiccati. In alto sul ponte un cartello diceva: 'Preti abusatori impiccati perché traditori'  (foto).
Tutti sappiamo che nelle normali conversazioni all'ora del caffè, al momento della  pizza, nel dopo cena e anche sull’autobus, si sente spesso dire a proposito dei preti pedofili: ‘In galera per sempre, dovrebbero essere castrati, farei loro ciò che hanno fatto ad altri, vanno messi alla gogna senza pietà …’ 
(Chi non ci crede si faccia un giro in rete, in particolare tra i social media)
Nell’opinione pubblica mondiale, da parecchio tempo, guadagna terreno l’idea del giustizialismo, anche della vendetta e le critiche all’operato del Papa, della Santa Sede e della Chiesa in generale in materia di abusi quasi sempre arrivano alla medesima conclusione: non più parole … ora occorre passare all’azione e questa sorta di esortazione non è altro che, usando l’immagine metaforica del Papa: impiccati i preti abusatori!!
Si sa tra l’altro che il giustizialismo è una merce a basso costo e di grande circolazione, soprattutto nei tempi dei nazionalismi e sovranismi di ogni razza. Oggi la richiesta di “giustizia rapida, severa e sommaria” è molto popolare e diffusa. Nei talk show di fronte ad affermazioni giustizialiste scatta subito l'applauso fragoroso. A volte anche la standing ovation.
Ebbene, la frase del Papa che ha inorridito alcuni è proprio la migliore e più saggia risposta di Francesco che per la prima volta, seppure in forma indiretta e con un’immagine immediata, ha affrontato la questione del giustizialismo, della giustizia sommaria, di fronte ai casi di abusi sessuali nella Chiesa.
Un vero peccato. 
Era quest’una buona occasione per introdurre nel dibattito, fuori e dentro della Chiesa, la questione delle richieste di giustizia sommaria che possono soddisfare istinti viscerali ma non risolvono il problema.