sabato 4 maggio 2019

Italia
Marco Politi su Papa Francesco: "E’ irreversibile l’esodo in cui sotto il suo impulso è impegnato il mondo cattolico. Come sarà l’approdo, la “terra promessa”, è in mente Dei e della Storia"

(a cura Redazione "Il sismografo")
(a cura di Luis Badilla - Roberto Calvaresi) Da qualche giorno è in libreria l'ultimo libro dello scrittore-giornalista nonché conosciuto vaticanista Marco Politi dedicato, come il precedente, al pontificato di Papa Jorge Mario Bergoglio. Politi com'è ben noto ha già scritto altre opere su due Pontefici precedenti, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, e le sue analisi e interpretazioni nonché letture storiche ed ecclesiali di questi Vescovi di Roma ormai fanno parte di quella griglia indispensabile per conoscere e capire a fondo la Chiessa Cattolica di quest'ultimo mezzo secolo.
Dopo aver scritto "Francesco tra i lupi - Il segreto di una rivoluzione" (Laterza, 2015) ora, Marco Politi pubblica sempre con l'editore Laterza "La solitudine di Francesco" (2019), Papa che definisce "un combattente solitario (che) sa che i suoi nemici lo aspettano al varco, pronti ad attizzare il fuoco dell'opinione pubblica". Il libro dunque, come scrive lo stesso autore, "è un viaggio negli ultimi anni del pontificato, i più difficili e tormentati, in un mondo divenuto improvvisamente ostile".
Ecco la nostra conversazione con Marco Politi:
Il sotto titolo del tuo ultimo libro è: “Un Papa profetico, una Chiesa in tempesta”. E' possibile approfondire il significato ultimo – nell’articolata vicenda del pontificato al suo settimo anno - di queste due parole: “profetico” e “tempesta”.
Francesco ha rotto lo schema del pontefice-monarca. Si presenta come un discepolo di Gesù sulle strade della Galilea: il mondo contemporaneo. Proclama un cristianesimo che non si riduce nell’andare a messa o nel pregare Dio senza occuparsi del prossimo. Francesco propugna una fede che è testimonianza attiva (come chiedeva già Benedetto XVI). E’ profeta nell’affrontare i grandi nodi del nostro tempo: le migrazioni, la diseguaglianza economica, le nuove schiavitù in tutte le loro forme dallo sfruttamento sessuale al precariato permanente, il degrado naturale intrecciato al degrado umano. Ma nel grande corpo della Chiesa ci sono forze consistenti di vescovi, preti, cardinali, fedeli che non condividono la sua teologia della misericordia per i divorziati risposati, che respingono il suo rifiuto di demonizzare l’omosessualità e l’idea di portare donne in posizioni di guida, che si oppongono alla sua linea di tolleranza zero sugli abusi, temono la fine di una Chiesa piramidale, contrastano la sua intransigenza nei confronti dell’inequità, lo attaccano accusandolo di eresia, radicalismo, comunismo. Esiste una reale divisione di visioni all’interno della Chiesa. Dai sinodi sulla famiglia in poi è in corso una guerra civile sotterranea contro Francesco con petizioni, documenti, interventi con l’intento di delegittimarlo e influire sul prossimo conclave perché non ci sia un Francesco II. 
Papa Francesco è un uomo, un prete, un vescovo piuttosto singolare. La sua personalità è complessa, variegata e multiforme. E’ una sorta di sorpresa permanente, istituzionale, in buona misura lontanissima dalle codificazioni curiali. A tuo avviso ciò lo sta aiutando, oppure no, a far progredire il suo disegno pastorale, le sue riforme … A volte si ha l’impressione che si complica la vita eccessivamente e lascia alcuni fianchi aperti a coloro che lo combattono. Tra l’altro nel tuo libro ci sono decine di momenti e passaggi che a mio avviso confermano questa percezione.
Mi ha colpito, nella mia esplorazione interna al mondo vaticano ed ecclesiastico, sentire anche suoi sostenitori che dicono: “Il Papa non è interessato alla struttura curiale”. In un certo senso l’ “amministrazione” lo interessa poco. Di fondo Francesco è un giocatore solitario. In questi anni non ha veramente creato una sua squadra efficiente in curia e al tempo stesso il lavoro di squadra non sembra essere il suo forte. Non ha tradotto in “istruzioni” precise tante sue intuizioni e proposte evangeliche. Il rischio è una debolezza di governo, non all’altezza della sua presenza carismatica. Per di più, nell’intento di non approfondire le spaccature, Francesco invita dietro le quinte i suoi sostenitori a non opporsi vigorosamente e pubblicamente agli avversari con il risultato di lasciare la scena soltanto ai lupi che aggrediscono i suoi progetti di riforma.
Gli “appunti” sugli abusi sessuali che l’ex pontefice Benedetto ha imprudentemente diffuso (meglio, è stato spinto a diffondere) sono un’arma formidabile nelle mani di chi avversa Francesco. Ora sono sulla scena le posizioni di DUE papi. Non si può fare finta di niente. Questo è un pontificato drammatico. 
Infine, è vero che Francesco ha una “cagionevole salute di ferro” ma è anche vero che ha superato gli 82 anni. Alcuni osservatori ipotizzano una sua rinuncia e lui stesso non l’ha mai negato. Nel tuo libro scrivi che non sarebbe insensato vederlo un giorno salire su un aereo per fare ritorno a Buenos Aires da dove partì il 27 febbraio 2013. Ecco la mia domanda: fino al momento in cui siamo arrivati l’eredità di questo pontificato è ormai irreversibile? Jorge Mario Bergoglio sarà una parentesi o segnerà veramente una svolta nella storia recente della Chiesa?
Francesco pensava ad un pontificato breve di 3-5 anni, lo aveva detto proprio in una intervista a Valentina Alazraki della televisione messicana Televisa. Da tempo ha capito che deve andare avanti il più possibile. Lui è tenace e sa muoversi anche a zig zag, dicono i suoi sostenitori. La situazione geopolitica non lo aiuta. Si è fatta strada in molti paesi la concezione di una democrazia illiberale, con un clericalismo nazionalista nell’Europa dell’Est ma anche in parti dell’Ovest. Si è fatta strada, a cominciare da Washington per arrivare a Salvini, una concezione sovranista contraria al multilateralismo: una visione antagonista del “bene comune” globale per cui si batte il pontefice argentino. Tutto questo aumenta la sua solitudine. 
Quindi c'è molta strada da fare ancora?
Siamo al secondo tempo del pontificato (per dirla in termini calcistici). Gli anni corrono e le difficoltà aumentano. Francesco ha messo in moto un enorme processo di trasformazione della Chiesa cattolica nella direzione di un cattolicesimo più sostanziale e meno autoritario e dottrinario, libero da ossessioni sessuali. In direzione di una Chiesa comunitaria e non imperiale, sinodale e non giuridicista, gerarchica. Ma questo processo non può essere sostenuto da un uomo solo, richiede  uno sforzo collettivo che oggi si manifesta solo parzialmente, richiede tempo e richiede anche un successore che vada nella stessa direzione come Paolo VI che proseguì la marcia di Giovanni XXIII. Francesco lascerà serenamente il suo posto soltanto se le condizioni fisiche glielo dovessero imporre. E’ irreversibile l’esodo in cui sotto il suo impulso è impegnato il mondo cattolico. Come sarà l’approdo, la “terra promessa”, è in mente Dei e della Storia.