lunedì 11 febbraio 2019

Vaticano
Oltre trecentomila venezuelani rischiano la vita. Guaidó chiede all’esercito di far entrare gli aiuti
L'Osservatore Romano
«Necessitiamo di tutto, non sappiamo come risolvere il nostro quotidiano. Ci sono bambini denutriti, persone che non hanno da mangiare. Abbiamo una sentenza di morte per 330.000 venezuelani. Chiedo a tutti di avere la forza necessaria per andare avanti». Così il leader dell’opposizione venezuelana, Juan Guaidó, riconosciuto da parte della comunità internazionale come presidente ad interim, è tornato ieri a lanciare un appello perché gli aiuti umanitari necessari possano raggiungere il paese, dopo che il presidente Nicolás Maduro ha ordinato la chiusura delle vie di accesso.
Oggi il direttore ad interim della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, ha reso noto che una delegazione venezuelana è stata ricevuta in Segreteria di Stato. «È stata ribadita — ha detto Gisotti — la vicinanza del Santo Padre e della Santa Sede al popolo venezuelano, principalmente a quelli che soffrono. Inoltre, è stata sottolineata la profonda preoccupazione perché si trovi con urgenza una soluzione giusta e pacifica per poter superare la crisi, nel rispetto dei diritti umani e cercando il bene di tutti gli abitanti del Paese, evitando uno spargimento di sangue».
Guaidó ha accusato Maduro di «rendersi responsabile di un genocidio», impedendo l’arrivo degli aiuti e ha chiesto ai militari di lasciar passare i beni di cui la popolazione ha bisogno. «Dipende da voi non continuare ad agire in modo ridicolo come lo ordina il governo» ha detto il leader dell’opposizione rivolgendosi alle forze armate. «Bloccare gli aiuti umanitari lo fanno i responsabili di genocidio» ha aggiunto. Nei container bloccati ci sono medicine, cibo e generi di prima necessità.
Per Guaidó «il conflitto in Venezuela lo ha creato chi ora ha usurpato il potere; il conflitto si risolverà quando finirà questa usurpazione. Non creda chi sta al palazzo di Miraflores che il tempo gioca a suo favore. Ogni giorno che otteniamo l’appoggio di paesi, come l’Uruguay, è una vittoria della democrazia che ci avvicina alla libertà». Intanto, domani, 12 febbraio, è in programma una manifestazione dell’opposizione contro il regime.
L’appello di Guaidó arriva dopo che un terzo ufficiale, il colonnello Rúben Paz Jiménez, ha preso pubblicamente le distanze da Maduro riconoscendo il leader dell’opposizione come presidente legittimo. «Il novanta per cento delle forze armate — ha detto in un video il colonnello — è scontento perché ci stanno utilizzando per mantenere loro al potere. Mostriamo coraggio e non abbiamo paura. Uniti, l’esercito, il popolo e il presidente Guaidó ricostruiranno il Venezuela». Come detto, il colonnello Paz Jiménez è il terzo alto ufficiale a ribellarsi a Maduro dal 23 gennaio, dopo l’addetto militare venezuelano a Washington, colonnello José Luis Silva Silva, e il generale dell’aeronautica, Francisco Esteban Yánez Rodríguez.

L'Osservatore Romano, 11-12 febbraio 2019