lunedì 11 febbraio 2019

Mondo
Bilancio della Settimana per l’armonia interreligiosa. Priorità costruire ponti
L'Osservatore Romano
(Riccardo Burigana) Costruire i ponti oltre i confini: questo è stato il tema centrale della Settimana internazionale per l’armonia interreligiosa che, anche quest’anno, è stata celebrata nei primi sette giorni di febbraio, anche se in alcuni casi, come, quest’anno in India, iniziative per l’armonia tra le religioni sono in programma per tutto il mese. Tale Settimana, come è noto, è stata proposta dal re Abdullah II e dal principe Ghazi bin Muhammad di Giordania, che sono riusciti, con l’appoggio di tanti, a far approvare la sua istituzione da parte dell’assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 ottobre 2010.
Da allora la Settimana costituisce una tappa significativa del dialogo interreligioso perché, al di là del tema scelto, è l’occasione per una riflessione, in tanti luoghi anche con il coinvolgimento delle istituzioni politiche, su cosa le religioni insieme possono fare nella società contemporanea per favorire sempre più il dialogo come strumento per combattere la violenza e la povertà e per promuovere la cooperazione e la pace. Quest’anno, inoltre, la Settimana ha assunto un significato del tutto particolare per la visita di Papa Francesco negli Emirati Arabi Uniti. Tale visita, fin dal suo annuncio, ha mostrato quanto la Chiesa cattolica consideri importante riaffermare l’importanza di un dialogo tra le religioni in grado di intervenire nella vita quotidiana. I commenti alla visita del Pontefice hanno così sottolineato la continuità delle parole e dei gesti di Papa Francesco con il magistero della Chiesa cattolica almeno a partire dal concilio Vaticano II, e la profonda sintonia con le recenti posizioni del movimento ecumenico per la promozione del dialogo tra le religioni.
Il dialogo tra le religioni, come ha ricordato anche Jim Winkler, presidente del Consiglio delle Chiese cristiane degli Stati Uniti, «promette di diventare un’inesorabile forza verso la pace e la giustizia e una nuova epoca nella storia umana». Dalle numerose iniziative, che si sono tenute in Europa e in Nord America — dove nella Settimana centrale è nata la riflessione su come rafforzare una cultura dell’accoglienza dei migranti come primo passo per vivere l’armonia tra le religioni — emerge quanto diffuso a tutte le latitudini sia il dialogo tra i credenti che deve però confrontarsi con pregiudizi e paure, anche all’interno delle singole religioni, tanto che appare fondamentale proseguire nella «costruzione di ponti» in grado di far incontrare e conoscere uomini e donne.
Quest’anno di particolare rilievo sono state le iniziative promosse dal movimento Silsilah, che, sorto nel 1984 nell’isola filippina di Mindanao per la promozione del dialogo islamo-cristiano, è diventato un punto di riferimento, soprattutto in alcuni paesi, come gli Stati Uniti, per un dialogo interreligioso in grado di aiutare i credenti «a muoversi insieme, come un’unica famiglia universale, per giungere a una comune visione e missione di dialogo e di pace nel mondo». Proprio in questa prospettiva si sono svolti molti incontri che, partendo dalla lettura di testi sacri e dalla condivisione di esperienze, si sono proposti di «vivere la spiritualità della vita in dialogo e la testimonianza della presenza di Dio nella pluralità di culture e religioni come uno stile di vita che conduce al dialogo e alla pace». Costante è stato il richiamo alla necessità di trovare sempre nuove occasioni di dialogo tra le religioni, nella continua scoperta di cosa possa favorire il dialogo a partire dalla conoscenza dell’altro. Da questo punto di vista, a Copenhagen, per fare solo uno esempio tra i tanti, ci si è affidati alla musica strumentale e ai canti spirituali, così come sono stati declinati nel corso dei secoli dalle religioni, come espressione di lode a Dio.
Non sono mancati anche gli incontri, come quello organizzato dall’Interfaith Environmental Network di Houston, nei quali si è ricordato il comune impegno per un radicale ripensamento del rapporto tra creazione ed economia, in nome di una giustizia che ha le sue radici nei testi sacri. Da questa Settimana emerge, con chiarezza, che per le religioni proseguire sulla strada del dialogo significa assumere impegni concreti per sradicare la povertà, per condannare la violenza, per educare al dialogo e per vivere l’ospitalità nella scoperta quotidiana di valori comuni nel rispetto della propria identità.  

L'Osservatore Romano, 11-12 febbraio 2019