martedì 12 febbraio 2019

Liberia
Manifestazioni a Monrovia sostenute da organismi ecumenici.  La piaga della violenza sulle donne in Liberia
L'Osservatore Romano
(Francesco Ricupero) Continuano le manifestazioni pacifiche in Liberia contro il persistente fenomeno della violenza contro le donne. Centinaia di ragazze e di madri sono scese in strada nella capitale liberiana, Monrovia, per sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema che da anni coinvolge l’intero Paese africano. L’iniziativa, che rientra nell’ambito dei “Black Thursday” (Giovedì nero), è stata promossa da diverse confessioni religiose membri del World Council of Churches (Wcc).
«La questione della violenza sulle donne rimane una ferita aperta che fa fatica a rimarginarsi — hanno spiegato Julu Swen della United Methodist News Service e Muriel V. Nelson, presidente delle United Methodist Women in Liberia attraverso una dichiarazione diffusa in questi giorni —. È un problema globale secolare, e dobbiamo affrontarlo come un vero e proprio problema sociale». In Liberia la violenza sulle donne e sui minori è un problema molto sentito, tant’è che lo scorso anno il premio nobel per la pace è stato assegnato a Leymah Gbowee, pacifista liberiana, responsabile della direzione del movimento femminile non violento “Women of Liberia Mass Action for Peace” che ha contribuito a porre fine alla seconda guerra civile nel Paese nel 2003. In questi giorni invece le donne hanno marciato per le strade di Monrovia e hanno anche partecipato alla settantaduesima sessione annuale della United Methodist Women indossando un vestito nero come simbolo del loro sostegno all’iniziativa globale dei “Black Thursday” per denunciare le violenze e gli stupri.
In Liberia, gli atti di violenza e gli abusi sessuali su minori a scuola e in privato sono assai diffusi. Sono una norma socialmente accettata e chi abusa di bambini spesso non subisce alcuna conseguenza. Sono in particolare le ragazze a subire violenze che vanno dall’umiliazione e l’emarginazione agli abusi fisici ed emotivi o addirittura allo sfruttamento sessuale. Nelson ha sottolineato che chi colpisce una donna colpisce tutte le donne, ed è questa la visione delle United Methodist Women, cioè quella di trasformare la fede, la speranza e l’amore in azioni a favore delle donne, dei bambini e dei giovani. «Aiuteremo le vittime di violenza — ha assicurato Muriel V. Nelson — fornendo case sicure, consulenza psicosociale, conforto spirituale, servizi legali, assistenza medica e sanitaria, sostegno economico, borse di studio, nonché aiuto e la consapevolezza di poter mettere fine a questi soprusi contro donne e ragazze». «Siamo la voce dei senza voce — ha spiegato la pastora metodista Rose R. Farhat — e nella nostra difesa includeremo tutte le donne, senza alcuna distinzione, mentre ci sforziamo di formare discepoli per Gesù Cristo e offrire la vita in tutta la sua abbondanza al popolo liberiano. Grazie al nostro sostegno economico con borse di studio e ad attività di formazione aiuteremo le donne a migliorare la loro istruzione e ad acquisire più potere e più consapevolezza». Di qui, l’invito a tutte le donne della Liberia a evitare di proteggere i familiari che abusano delle loro figlie. «Smettiamola — ha proseguito la pastora — di nascondere i torti e gli abusi che vengono fatti alle nostre giovani ragazze nelle mura domestiche in nome della tutela dei matrimoni». Intanto, il mese scorso, il World Council of Churches ha lanciato una speciale campagna contro la violenza sulle donne. Al riguardo, l’organismo ecumenico invita tutte le donne a inserire un’immagine speciale sui profili di Instagram e Facebook in occasione della festa di San Valentino.

L'Osservatore Romano, 11-12 febbraio 2019