venerdì 4 gennaio 2019

Mondo
Aumentano i rischi di una nuova crisi globale. Un mondo sempre più indebitato
L'Osservatore Romano
Il mondo non era mai stato così indebitato. A certificarlo è il Fondo monetario internazionale (Fmi), secondo il quale il debito globale (pubblico e privato) ha raggiunto un valore record di 184.000 miliardi di dollari, ovvero il 225 per cento del pil (prodotto interno lordo) globale. In media — afferma l’istituto di Washington — il debito pro-capite è di circa 86.000 dollari, due volte e mezzo il reddito medio pro capite. Il debito del settore privato (imprese e persone) è triplicato rispetto al 1950, ed è aumentato soprattutto nei mercati emergenti, in particolare la Cina.
Le economie più indebitate sono generalmente anche quelle più ricche, afferma l’Fmi. Stati Uniti, Cina e Giappone «da soli valgono per più della metà del debito globale, una quota in eccesso rispetto al loro contributo alla creazione di ricchezza» si legge nello studio pubblicato ieri. Dopo un calo costante fino alla metà degli anni Settanta, il debito pubblico è notevolmente salito «con le economie avanzate al timone e, di recente, seguite dai paesi emergenti e dai paesi in via di sviluppo a basso reddito; così, mentre chiudiamo il primo decennio dopo la crisi finanziaria globale, l’eredità di un debito eccessivo incombe ancora su larga scala».
Che il problema del debito sia un problema globale e sempre più serio è confermato anche dallo studio di Citigroup. Basato sui dati raccolti dall’Institute of International Finance, il rapporto afferma che negli ultimi vent’anni il debito globale è triplicato. Secondo Emre Tiftik, vicedirettore dell’Institute of International Finance, «i livelli di debito allo stato attuale sono i primi segnali di allarme di surriscaldamento» del sistema economico. E questo fa salire i timori di una nuova crisi globale.
Si tratta, dunque, di un trend che desta più di qualche preoccupazione. Il problema riguarda le conseguenze che tale indebitamento può comportare sulle economie reali dei paesi finanziariamente più deboli. In molti casi un debito alto si traduce in tagli al welfare e alle spese per le infrastrutture, nonchè un freno allo sviluppo. Più in generale, si tratta di una seria ipoteca sul futuro delle nuove generazioni.

L'Osservatore Romano, 4-5 gennaio 2019