lunedì 10 dicembre 2018

ONU
Oltre 160 paesi adottano il Global Compact. Per una migrazione sicura e regolare
L'Osservatore Romano
«Più di 60.000 migranti sono morti in questi ultimi anni. È una vergogna collettiva». Con queste parole, oggi a Marrakech, in Marocco, il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha aperto i lavori della conferenza intergovernativa per l’adozione del «Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare» (Gcm), frutto di due anni di negoziati. Il testo è stato adottato dai rappresentanti dei 164 paesi presenti al vertice. Ricordando che «l’intesa non viola la sovranità degli stati» e «non crea nuovi diritti per migrare», ma «ribadisce il rispetto dei diritti umani», Guterres ha esortato i rappresentanti dei paesi membri a «non cedere alla paura o alla falsa narrazione» in materia di immigrazione. Di fatto, «un’immigrazione non regolata ha un costo terribile in termini umani».
Di «pietra miliare verso l’adozione di un approccio multilaterale al fenomeno migratorio» ha invece parlato il cancelliere tedesco, Angela Merkel, presente a Marrakech insieme a molti altri leader mondiali. Per Merkel, l’intesa «rappresenta un grande passo nella lotta contro i trafficanti di esseri umani». Le migrazioni, ha sottolineato, sono «un fenomeno normale» e «quando sono legali sono anche una cosa positiva».
Oltre alla Germania, molti paesi europei, tra i quali Spagna e Francia, hanno annunciato che firmeranno il documento. Altri si sono invece schierati per il no. Tra questi, oltre agli Stati Uniti, ci sono i paesi del cosiddetto gruppo di Visegrád, che comprende Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia. Come è noto, anche il governo italiano ha improvvisamente deciso di non partecipare alla conferenza in programma in Marocco, rinviando al parlamento la decisione sull’adozione o meno del testo. Anche Austria, Croazia, Slovenia, Bulgaria, Svizzera, Australia e Israele hanno rifiutato di adottare il documento.
Importante esempio di multilateralismo, il Gcm è il primo accordo internazionale sulla migrazione a livello complessivo. Non si tratta di una convenzione o di un trattato. È un accordo non vincolante che contiene alcuni suggerimenti per salvaguardare alcuni valori universali nella gestione dell’immigrazione: salvare vite umane, prevenire e combattere il traffico di esseri umani, fornire informazioni accurate, facilitare politiche di selezione giuste, ridurre la vulnerabilità nella migrazione, gestire in modo efficace i confini, investire nello sviluppo di competenze. Una lista di “buone pratiche” accompagna ogni obiettivo. Ci sono iniziative concrete come aprire corridoi umanitari, offrire educazione, promuovere gli incontri interculturali, favorire l’integrazione, accompagnare i migranti nei paesi di transito.

L'Osservatore Romano, 10-11 dicembre 2018