martedì 6 novembre 2018

Italia
Avvenire
G. Valente - A. Tronielli
(Andrea Tornielli e Gianni Valente) Due estratti del libro «Il giorno del giudizio», dal capitolo «Lo scisma “amerikano”».
 Papa Francesco, con la sua predicazione, irrita quelli che lui stesso chiama i «cristiani ideologici»,  autori degli snaturamenti del cristianesimo che maltrattano «il santo popolo di Dio» e pretendono di presidiare le soglie della Chiesa e di decidere loro chi può entrare e chi no. Anche nel caso  statunitense, i toni da 'guerra di liberazione' rivolti contro l’attuale Successore di Pietro da individui  e reti coordinate mediatico-clericali ha ulteriori motivazioni, più prosaiche. Quando papa Francesco  ha fatto saltare anche negli Usa gli automatismi che rendevano per consuetudine 'cardinalizie' certe  sedi episcopali, ha mandato in tilt il laborioso gioco d’incastri con cui le cordate ecclesiastiche  'vincenti' avevano già cominciato a piazzare futuri grandi elettori per i Conclavi dei lustri a venire.  (...)
Buona parte del dossier Viganò è costruito ricucinando accuse, dossieraggi, teoremi  complottisti, attacchi personali, pseudorivelazioni di “trame oscure” sfornati quotidianamente dalla  rete di siti web e blog  neoconservative,  neotradizionalisti e anticonciliari. Il dossier Viganò strizza  l’occhio a quel mondo, e si pone subito a servizio delle sue elaborate strategie. L’operazione  Viganò, con la richiesta di dimissioni rivolta al Papa, viene subito percepita come occasione  propizia dagli ambienti ecclesiali più ostili al pontificato di papa Francesco: cadono i freni inibitori,  si scatena la frenesia di mettere sotto accusa il Successore di Pietro, e magari di affrettare i tempi  della sua uscita di scena. Si punta a dirottare sul Papa tutta l’ondata di indignazione globale davanti  allo scandalo degli abusi sessuali commessi da chierici. Si scimmiottano contro il Vescovo di Roma  le tattiche utilizzate con successo dagli apparati mediatici e d’intelligence Usa per preparare il  terreno alle procedure per  l’impeachment  dei leader politici o alle operazioni di  Regime Change realizzate sugli scenari globali, quando si tratta di cambiare leader: campagne mediatiche globali,  dossieraggi, distruzione della reputazione pubblica attraverso operazioni di  character assassination. Il combinato disposto tra lo sdegno per gli scandali sessuali e il dossier Viganò viene utilizzato per  scatenare un attacco al Papa senza precedenti, con coinvolgimento attivo e passivo di vescovi, lobby ecclesiastiche e facoltosi donatori ultracattolici. E lo sguardo rivolto al futuro Conclave. Alla fine di settembre 2018, prende forma la conferma inquietante che  l’affaire  Viganò serve da  innesco per operazioni inedite di intimidazione di tutta la gerarchia cattolica. Il messaggio arriva da  un  cocktail party  ospitato presso la Catholic University of America, l’ateneo cattolico fondato dai  vescovi Usa, con sei cardinali statunitensi nel Comitato dei garanti: una squadra di cattolici super  ricchi, autoproclamatisi “Gruppo per un miglior governo della Chiesa”, annuncia il progetto di  predisporre entro il 2020 un dossier su ogni singolo cardinale elettore di un futuro Conclave  convocato per eleggere un nuovo Papa, dove verrà segnalato il livello di coinvolgimento e di  risposta individuale di ogni singolo porporato rispetto agli scandali di abuso sessuale e altre  manifestazioni di corruzione clericale. Il progetto viene indicato come  Red Hat Report  (“Rapporto  Berrette Rosse”), coinvolgerà almeno quaranta investigatori - compresi giornalisti “esperti” di  questioni vaticane e una decina di ex agenti dell’Fbi - e conta tra i direttori di ricerca anche Jay  Richards, professore alla Busch School of business della Catholic University of America e ospite  fisso di programmi del network Ewtn. Philip Nielsen, responsabile del  Report  e direttore di ricerca  presso il Center for Evangelical Catholicism, spiega che l’iniziativa punta anche a modificare i  profili dei cardinali presenti sulla versione inglese di  Wikipedia,  in quanto «è risaputo che all’ultimo Conclave molti segretari dei cardinali usarono quelle pagine per aiutare i porporati a conoscersi  meglio l’un l’altro». Tirando in ballo il cardinale Pietro Parolin, i responsabili del progetto di  dossieraggio lasciano intuire quali siano i veri bersagli e obiettivi dell’intera operazione: «La pagina Wikipedia  del corrotto segretario di Stato vaticano» si legge nel programma del gruppo «è  attualmente molto benevola, senza alcun rimando a scandali, nonostante egli sia stato più volte  legato a scandali bancari (sic) e venga citato nella lettera di Viganò». In vista del Conclave, la  squadra di lavoro del Report dovrà fare in modo che Parolin «sia conosciuto in tutto il mondo come  una disgrazia per la Chiesa», e che la voce Wikipedia su di lui rechi traccia del dossieraggio  realizzato dal gruppo. Ogni cardinale - aggiunge Nielsen - verrà presentato secondo un sistema di  classificazione che distinguerà i soggetti «gravemente colpevoli» da quelli sospettabili di  colpevolezza e da coloro che risultano «puliti» rispetto agli scandali clericali. «Se avessimo avuto il  Red Hat Report » si afferma con una vena di rimpianto in uno degli spot di presentazione del  progetto «forse non avremmo avuto papa Francesco». Ogni singolo cardinale - hanno aggiunto i  responsabili durante la serata di lancio del progetto - sarà “monitorato” da almeno sei investigatori,  con progressiva formazione di squadre regionali arruolate anche in altri Paesi, a partire dall’Italia, e  finanziati grazie ai soldi raccolti in accanite campagne di  fundraising  (con più di un milione di  dollari già accantonati a fine settembre 2018). Il modello a cui dicono di ispirarsi gli agenti di  Red  Hat Report  è quello dei dossier confezionati dai gruppi di ricerca legati alle opposizioni politiche  intenzionati a screditare qualche rappresentante del governo o dell’establishment presidenziale.  Senza troppi pudori, intorno all’operazione Viganò si dispiega il primo tentativo dichiarato di  utilizzare gli standard del lobbismo politico statunitense per condizionare e pilotare le dinamiche  intime della compagine ecclesiale implicate in ogni conclave. Il  pamphlet  Viganò viene utilizzato  come parametro guida per misurare la dignità ecclesiale di vescovi e cardinali. Nel momento in cui esce allo scoperto, in maniera tanto spudorata, l’apparato lobbistico che attacca  papa Francesco manifesta la sua natura di formidabile fattore di devastazione della Tradizione e  della memoria cristiana. Con un lavoro durato interi lustri, hanno trasmutato geneticamente alcuni  contenuti cristiani in ideologia di tribù identitaria, da investire nelle “battaglie culturali”. E ora  tormentano il Vescovo di Roma perché non parla il loro  slang,  provando a disorientare i battezzati  cattolici, ordinariamente inclini a una simpatia e una devozione istintiva ( sensus fidei)  per il Papa,  anche quando non sono colpiti dal suo “timbro” personale. Gli ultrapapisti ideologici degli anni di  Wojtyla e i giovani cultori postmoderni di un contorto «ultramontanismo antiromano» non mostrano remore a utilizzare tutti gli strumenti mondani delle lotte di potere per provare a togliere il  Successore di Pietro dalla sua Cattedra. Un mix di dissociazione identitaria e delirio d’onnipotenza  guardato con allarme anche da tanti cattolici di sensibilità tradizionale e conservatrice: «In un  momento in cui la Chiesa è turbata dallo scandalo causato da tanti all’interno della gerarchia che ci  ha deluso» scrive Jim Towey, presidente della Ave Maria University, in una dichiarazione «sulla  frattura nella Chiesa» diffusa on line il 29 settembre 2018 «gli attacchi personali contro il Vicario di Cristo e la richiesta delle sue dimissioni sono terribilmente divisivi e palesemente sbagliati. Quei  cosiddetti cattolici conservatori che ora sfidano la legittima autorità del Santo Padre e minano  apertamente il suo papato, stanno tradendo i propri principi e ferendo la Chiesa che professano di  amare. Dovrebbero smetterla subito». Perfino Steve Bannon, ex consigliere del presidente Donald Trump, dimostra di conoscere la  dottrina cattolica meglio di certi vescovi statunitensi quando, riguardo agli scandali sessuali clericali e al dossier Viganò, fa notare che «Non possiamo avere memo, lettere e accuse. Il Papa, attraverso  una catena ininterrotta, è il Vicario di Cristo in terra. Non puoi semplicemente sederti lì e dirgli:  “Penso che ti dovresti dimettere”».