giovedì 4 ottobre 2018

Italia
Rapporto Immigrazione di Caritas e Migrantes 2018. Simone Varisco: in materia d'immigrazione negli ultimi anni assistiamo ad un progressivo allontanamento di un certo giornalismo – per non parlare del mondo dei social network – dalla realtà effettiva
(a cura Redazione "Il sismografo") 
(LB-FG) Ecco la sintesi della conversazione con Simone Varisco, curatore del XXVII edizione del Rapporto Immigrazione di Caritas e Migrantes presentato alla stampa il 28 settembre a Roma. Il Rapporto è articolato in una sezione internazionale, che si focalizza sulle dinamiche a livello globale ed europeo, ed una parte nazionale che si concentra sulla presenza nel nostro Paese di oltre 5 milioni di cittadini stranieri: il lavoro, la scuola, la cittadinanza, la salute, la devianza sono i principali temi oggetto dell’analisi. Il tutto è arricchito dalle voci di esperti che hanno contribuito ad approfondire alcuni ambiti ritenuti di particolare attualità nel dibattito pubblico sul tema dei migranti. «È evidente – scrivono don Francesco Soddu e don Giovanni De Robertis, rispettivamente Direttore di Caritas Italiana e Direttore generale della Fondazione Migrantes - che ci troviamo di fronte ad una ‘emergenza culturale’ che richiede un intervento strutturato e di lungo periodo. È necessario mettere in campo tutte le risorse educative capaci di stimolare, da un lato, il necessario approfondimento rispetto a temi che sono ormai cruciali, e dall’altro lato di accompagnare le nostre comunità verso l’acquisizione di una nuova ‘grammatica della comunicazione’ che sia innanzitutto aderente ai fatti e rispettosa delle persone». (Sintesi del Rapporto)
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Negli scorsi giorni è stata pubblicata la XXVII edizione del Rapporto Immigrazione di Caritas e Migrantes: quali sono le principali novità?
La più evidente, almeno per chi abbia familiarità con le passate edizioni del Rapporto, riguarda il formato della pubblicazione, che è stata rinnovata nel taglio, nella veste grafica e nell'impaginato. L'obiettivo è rendere il Rapporto Immigrazione sempre più uno strumento di lavoro, di azione e di educazione, intercettando un pubblico ampio, nel rispetto e in continuità con la ricca tradizione che precede questa edizione. Un obiettivo che, credo, risponda pienamente alle indicazioni dei vescovi italiani, che da tempo denunciano quella che nel Rapporto è definita come una "emergenza culturale" rispetto all'immigrazione, e la conseguente necessità di un'opera di studio, di educazione e di informazione. Accessibilità, però, non significa minore qualità: ognuno dei temi affrontati nel volume – dal contesto internazionale a quelli europeo ed italiano, dalla scuola al lavoro, dalla religione alla salute, passando per famiglia, cittadinanza, crisi economica e devianza, è stato affidato a riconosciuti esperti del settore, senza dimenticare lo spazio concesso alla voce della Chiesa, indiscussa protagonista anche in campo migratorio.
Al linguaggio e ai media è dedicato il tema di quest'anno, "Un nuovo linguaggio per le migrazioni", nonché un approfondimento all'interno del volume.
Esatto. Il riferimento è a quella "emergenza culturale" che menzionavo in precedenza. Negli ultimi anni assistiamo ad un progressivo allontanamento di un certo giornalismo – per non parlare del mondo dei social network – dalla realtà effettiva. Le cosiddette "fake news". Da attenti osservatori dei fatti ecclesiali, ne siete consapevoli. La narrazione dell'immigrazioni non fa eccezione. Basti pensare che delle oltre 4 mila notizie riguardanti l'immigrazione trasmesse nel corso del 2017 nei principali telegiornali nazionali – mai prima d'ora se ne era parlato così tanto – il 78% ha avuto carattere negativo. Nessuno intende negare che l'immigrazione straniera, al pari di ogni altro fenomeno umano, presenti anche aspetti problematici, ma non è realistico – anzi, non è reale – che esistano solo questi. Da qui la necessità di adottare una nuova "grammatica delle migrazioni", più rispettosa della realtà, delle persone migranti e del pubblico. E da qui anche la scelta di provare ad intercettare un pubblico il più ampio possibile.
Un esempio di "fake news" sull'immigrazione?
Tanti! A cominciare dalla presenza degli stranieri in Italia, che diverse indagini indicano essere di molto sovrastimata dalla maggior parte degli italiani. Gli stranieri regolarmente residenti in Italia sono poco più di 5 milioni, l'8,5% della popolazione totale (in altri termini, meno di 9 persone su 100), ai quali sarebbero da aggiungere 500-700 mila presenze irregolari. O ancora la tematica della devianza: gli stranieri rappresentano sì il 34% della popolazione carceraria totale in Italia, ma è un dato che deve tenere conto anche di come, a parità di reato, per i cittadini stranieri vi sia un minore ricorso a misure alternative al carcere, ad esempio l'esecuzione della pena presso il domicilio. E che dire della salute? Gli sbarchi record del 2016 non hanno mutato il trend di calo delle malattie infettive in Italia, TBC e AIDS su tutte. Ma è forse sulla religione che le "fake news" raggiungono il loro apice. Da tempo – e il Rapporto Immigrazione lo analizza nel dettaglio con le più recenti stime – è noto che la maggior parte degli stranieri residenti in Italia sia cristiana: 1,6 milioni di ortodossi e 1 milione di cattolici, senza considerare protestanti e copti, mentre solo il 28% degli stranieri sarebbe di religione musulmana (1,4 milioni). Ciò non basta, però, perché venga meno l'idea di una "invasione islamica" dell'Italia. Non a caso una mia provocazione, di una "invasione cristiana" – e viva Dio! – dell'Italia è stata subito ottimamente ripresa da Francesco Peloso su La Stampa.
Quanto è diffusa la disinformazione a proposito dell'immigrazione?
Come buona parte della disinformazione, o della cattiva informazione, ha assunto ormai dimensioni di massa. Il nostro vivere e pensare quotidiano ne è permeato e in questo, senza dubbio, politica e media hanno un ruolo di primo piano.