venerdì 14 settembre 2018

L'Osservatore Romano
«Trovare sempre nuove vie per realizzare una generosa e responsabile solidarietà, individuando percorsi di fraterna collaborazione pastorale, nel solco dei valori spirituali, che hanno forgiato il pensiero, l’arte e la cultura dell’Europa». È l’incoraggiamento che Papa Francesco ha rivolto ai partecipanti all’assemblea plenaria del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee) che dal 13 settembre e fino al 16 sono riuniti a Poznań, in Polonia. Al centro dei lavori c’è il tema della solidarietà declinato nelle sue varie sfaccettature. Nel messaggio, a firma del segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, il Pontefice auspica che l’assemblea del Ccee «contribuisca a rinsaldare i vincoli di comunicazione tra i vescovi europei, imprimendo ulteriore impulso alla missione della Chiesa, specialmente in favore dei giovani, aiutandoli a riscoprire il fondamentale apporto della fede all’unità del continente europeo».
La prima sessione dei lavori, incentrata sul tema «Europa: la solidarietà nella formazione delle coscienze e della società», è stata introdotta dal presidente, cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, che a nome dei presuli europei ha in primo luogo espresso vicinanza spirituale a Papa Francesco: «Assicuriamo la nostra costante preghiera per la sua persona e il suo universale ministero sulla cattedra di Pietro». Concetti incisivamente ripresi nella mattina del 14 settembre anche dal cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, che con forza ha rinnovato le espressioni di solidarietà al Pontefice di fronte all’«opposizione frontale che si è alzata contro di lui di recente, dall’interno stesso della Chiesa», riaffermando al Papa «adesione di fede e lealtà convinta, per salvaguardare l’autentica comunione ecclesiale».
Entrando nel vivo dei lavori, nel corso dei quali lo slovacco don Martin Michalíček è stato eletto segretario generale, il cardinale Ouellet ha poi sottolineato come oggi «l’Europa deve fare i conti con le sfide dell’indifferenza religiosa, del relativismo, dell’immigrazione e del terrorismo, dell’erosione della famiglia e della cultura digitale emergente, che incide potentemente sull’educazione della gioventù. Più che mai occorre solidarietà, creatività e fedeltà nello Spirito del Signore, per testimoniare insieme il Cristo risorto e trasmettere alle nuove generazioni la fiamma della fede, la luce della speranza, la fiducia nei giovani, nonché la generosità del volontariato».
E proprio al volontariato, fenomeno che nel continente coinvolge circa cento milioni di persone, è stata dedicata un’indagine presentata nel corso dei lavori, dalla quale emerge che «non esiste nessun’altra istituzione in Europa che contribuisca così ad ampio raggio al volontariato e promuova forme di volontariato così diversificate come la Chiesa cattolica». Si tratta, è stato evidenziato, anche di un modo per «plasmare l’Europa moderna».
In questa luce il cardinale Bagnasco si è detto consapevole «che, se l’Europa perdesse il senso della solidarietà tra singoli, popoli e stati, sarebbe tradire il messaggio cristiano e un impoverimento della civiltà». Per il presidente del Ccee, «è sotto gli occhi di tutti che l’Europa vive un tempo di difficoltà nel suo comune cammino». E questo, ha aggiunto, «non riguarda solamente l’Unione europea ma, più ampiamente, tutto il continente. Circostanze di carattere politico e culturale, fenomeni nuovi, spinte contraddittorie, sembrano determinare sentimenti diversi, sensibilità che fanno fatica a dialogare e a comprendersi con libertà da pregiudizi; a volte si registrano delle chiusure dell’anima e delle menti, forse riaffiorano ricordi passati non del tutto riconciliati; certe prassi sembrano troppo pesanti o poco motivate, che i pesi siano poco distribuiti, che le diverse identità siano viste come ostacoli anziché come ricchezza da riconoscere».
In questo quadro Bagnasco ha inoltre accennato alla «crescente intolleranza» che si registra nei confronti di «quella visione antropologica che il cristianesimo ha ispirato nel grembo europeo». Ciò però ha generato «solitudine», una «invivibile cultura del sospetto verso persone e istituzioni» e anche «atteggiamenti di presunzione, di pretesa superiorità, di arroganza». In tal senso, «dobbiamo essere vigili anche nelle nostre comunità», ha avvertito il porporato, aggiungendo: «La Chiesa crede nell’Europa, nella sua cultura cristiana, nella sua spinta umanistica nonostante ombre e ritardi; crede nel suo futuro e nella sua missione, che non è di tipo economico, ma spirituale ed etico».
L'Osservatore Romano, 14-15 settembre 2018.