venerdì 28 settembre 2018

(a cura Redazione "Il sismografo")
Ci sono ragioni più che sufficienti per fuggire impaurito, da se stesso, ovviamente
(LB-FG) Che l'arcivescovo Carlo Maria Viganò sia una persona piuttosto particolare, come dimostrano le sue vicende familiari e anche quelle istituzionali, e cioè le cariche che ha ricoperto in questi decenni, è un fatto assodato. L'uomo è stato sempre scontroso, ambizioso e spregiudicato. Certamente l'immagine del santo, del mite servo di Dio, che ha provato ad accreditare con il suo ultimo papiro di poche ore fa, il terzo in un mese, non è quella che corrisponde alla sua vera natura. Sembrerebbe che le ultime persone ad averlo visto prima della sua "scomparsa" siano due giornalisti italiani, che lo hanno accolto come ospite ad alcune cene a casa loro.
Questi giornalisti hanno detto che Viganò, a seguito della pubblicazione del suo testo contro il Papa (che chiamò "Testimonianza-denuncia"), ha scelto di andare a vivere in un luogo segreto perché teme per la sua vita. Insomma, Viganò sarebbe oggi un arcivescovo clandestino. Sembra che questa sua condizione potrebbe protrarsi per lungo tempo, poiché agli inviti che lo hanno esortato ad incontrare la stampa ha risposto sempre con un categorico "no". Viganò oggi è in fuga da se stesso. Nessuno lo minaccia e nessuna vuole fargli del male. Sembrerebbe che non esista neanche l'idea o l'intenzione di processarlo per violazione del segreto pontificio.
La semplice analisi del comportamento assunto dall'ex Nunzio in queste ultime 4 settimane fa capire che la sua, insieme con il team che lo assiste e aiuta, sia una scelta presa con un fine preciso e quasi teatrale: poter riapparire ciclicamente sui mezzi di informazione per non far mai calare l'attenzione mediatica da lui ottenuta a fine agosto. Del copione di questo tormentone in scena dal 26 agosto la drammatizzazione del suo vivere nella clandestinità (magari negli Stati Uniti, ben protetto, garantito e nascosto, come se fosse braccato da non si sa bene chi) è parte fondamentale di tutto l'impianto creato per rendere questa fiction credibile e accattivante.
Alla domanda sul perché si nasconde C. M. Viganò, alcuni presuli che lo conoscono da vicino rispondono: perché ha un piano di grande calibro e le denunce che ha fatto sino ad oggi sono i primi tre documenti di una serie. Ce ne saranno dunque altri e ovviamente quando la Santa Sede risponderà, aggiungono queste persone interpellate, avremo un quarto intervento dell'ex Nunzio. Inoltre, secondo il racconto di alcuni degli interpellati, Viganò fugge in particolare dai suoi ex colleghi Nunzi, ambiente dove ha sviluppato la parte principale della sua rete sociale. Più di una volta ha chiamato i colleghi Nunzi ed ex Nunzi la sua famiglia, soprattutto dopo la rottura delle relazioni con i suoi parenti più vicini, in particolare la sorella Rosanna e il sacerdote Lorenzo (che non fa parte della Compagnia di Gesù, come in molti hanno invece detto). Viganò sa che nel mondo dei diplomatici vaticani, in pensione e in servizio, la sua gravissima violazione del segreto pontificio è considerata come alto tradimento al suo ministero sacerdotale; anzi, lui sa che i suoi ex colleghi lo chiamano con disprezzo "il traditore".
E' questa espressione che circola infatti tra sms, mail e altre forme di comunicazione. Sono costoro che Viganò teme e certamente non perché possano trasformarsi in aggressori o assassini. Il suo in realtà non è un problema di sicurezza bensì di vergogna e pudore. Non avrebbe il coraggio di guardare in faccia oltre 200 diplomatici che da sempre, con dedizione e fedeltà, hanno servito lealmente i Papi. Questo Viganò, negli ultimi secoli, è il primo e unico Nunzio Apostolico che ha sottratto documenti dagli uffici dove ha prestato servizio con il chiaro scopo e intento di usarli come armi per la sua vendetta. Al tempo stesso è l'unico, tra gli alti diplomatici della Santa Sede, ad aver violato un giuramento pontificio, praticamente una forma di alto tradimento come dicono i suoi ex colleghi diplomatici vaicani.
Sono ragioni più che sufficienti per fuggire impaurito, da se stesso, ovviamente.