martedì 21 agosto 2018

Vaticano
(a cura Redazione "Il sismografo")
Da più parti, osservatori, esperti e analisti autorevoli nonché quasi sempre molto ben informati, concordano nel dire che con ogni probabilità, prossimamente, dopo il viaggio in Irlanda, arriverà a tutti i vescovi del mondo, da parte di Papa Francesco, uno specifico documento piuttosto diverso dalla sua recente Lettera al Popolo di Dio in merito al dramma degli abusi riproposto con estrema gravità con il caso della Pennsylvania (Stati Uniti), caso che in pratica ha fatto da detonatore di una pentola a pressione che reggeva a mala pena, scardinando, per fortuna, la strategia delle molte prudenze, moderazioni e mezze verità.
Dovrebbe essere un testo che, a partire dalle riflessioni principali della Lettera, in gran parte laceranti e coinvolgenti sulla tragedia della pedofilia clericale che colpisce tutta la Chiesa, ovunque e da qualche decennio, entra direttamente nella sfera delle questioni normative e anche procedurali. Sarà, si dice, la risposta che si attende da molto tempo, anche da parte di numerosi cardinali e vescovi e non solo da parte della stragrande maggioranza dell'opinione pubblica.
Papa Francesco è più che consapevole che le sue prese di posizione sugli abusi in questi oltre cinque anni di pontificato, sono considerate da tutti, anche dai suoi critici che a volte usano la pedofilia come pretesto per attaccare il suo ministero e magistero, opportune, oneste, chiare e perentorie. Il Papa sa anche però che gli vengono indirizzate molte critiche, in crescita in queste ultime settimane e che si possono riassumere in due grandi questioni.
** Da un lato si registra una eccessiva lentezza che finisce per aggravare le situazioni da risolvere dando tempo e spazio al sorgere di nuovi ostacoli che bloccano il prosieguo di ogni azione pianificata. La vicenda della rinuncia dei vescovi cileni, lo scorso 17 maggio, con l’accettazione di una minima parte che non include neanche tutti i vescovi della cordata Karadima-Barros, ne è un chiaro esempio .
** Dall’altra parte si critica una mancanza di meccanismi e procedure adeguate per imporre — ed è necessario farlo con urgenza — comportamenti episcopali in linea con il magistero del Papa sulla questione pedofilia. Oggi esiste una tale discrezionalità in quest’ambito che i vescovi fanno il buon e il cattivo tempo, arrivando addirittura ad “interpretare” le parole del Papa e quindi a fare come vogliono loro.
Parlando sulla sopravvivenza del pianeta e della cura dell’ambiente Papa Francesco in diverse allocuzioni e documenti, incluso un’Enciclica, ha fatto riferimento al fattore “urgenza/tempo”: non basta avere in testa delle buone idee e soluzioni adeguate ma occorre agire tempestivamente poiché si può arrivare con una buona soluzione quando è già troppo tardi.
Questa piccola grande verità vale anche nel caso della lotta contro gli abusi sessuali nella Chiesa da parte del clero. (Luis Badilla)