lunedì 6 agosto 2018

(a cura Redazione “Il sismografo”)
Rolando Álvarez - Silvio Báez 
Le richieste insensate di Daniel Ortega alla Santa Sede e la totale mancanza di consapevolezza di essere una persona inaffidabile in campo internazionale
(Luis Badilla - ©copyright)  Denis Moncada. Ministro degli Affari esteri del governo di Daniel Ortega, giorni fa ha fatto una discreta e riservatissima visita in Vaticano — dove il Santo Padre in questo periodo non concede udienze ufficiali e dove il Segretario di Stato è in vacanze nel nord dell’Italia e la carica di Sostituto è vacante — per trasmettere ad alcuni prelati una specifica nonché insolita richiesta del Presidente: che il Papa ordini ad alcuni vescovi che sono membri della Delegazione episcopale che presiede il Tavolo del dialogo nazionale di lasciare subito il loro incarico. La ragione, secondo la stampa nicaraguense, sarebbe questa: “Sono vescovi che stanno a favore dell’opposizione” (sic).
I presuli che “per decisione della Conferenza episcopale, e non a titolo personale”, ha ricordato recentemente l’arcivescovo di Managua, card. Leopoldo Brenes, che sono membri di questo Tavolo dal giorno della sua apertura, quattro mesi fa, sono:
1- Leopoldo Brenes, cardinale – arcivescovo di Managua
2- Silvio Báez - vescovo ausiliare di Managua
3- Rolando Álvarez – vescovo di Matagalpa
4- Jorge Solórzano – vescovo ausiliare di Granada
5- Bosco Vivas, vescovo ausiliare di León

In realtà la richiesta di Ortega al Vaticano ha nomi e cognomi ben precisi. Il governo di Managua ha chiesto alla Santa Sede, dimostrando di essere fuori di ogni realtà e di capire poco o nulla di quanto sta succedendo tragicamente in quel Paese centroamericano, di eliminare da questo elenco di 5 prelati due in particolare:  mons. Silvio Báez, vescovo ausiliare di Managua e mons. Rolando Álvarez, vescovo di Matagalpa, persone che Ortega stesso e sua moglie, Rosario Murillo, hanno sempre indicato con le solite consunte e polverose frasi dell’ex sandinismo, oggi “orteguismo”: questi vescovi sono “reazionari, lavorano per la destra  e servono interessi imperialisti” (sic).
La risposta vaticana è stata cortese ma chiara: grazie, prendiamo atto e daremo una risposta.
Intanto, a Managua, il cardinale nel giro di due giorni ha dato la risposta: Non se ne parla. I vescovi presenti al Tavolo della mediazione stanno li perché scelti dalla Plenaria della Conferenza Episcopale e rappresentano la chiesa cattolica in Nicaragua e non pezzi della comunità ecclesiale nicaraguense. Si tratta, insomma, di una richiesta irricevibile e dunque va rispedita al mittente.
Intanto il Ministro Moncada ha spiegato alla stampa idee dell'"orteguismo" molto precise secondo le quali il governo deve dialogare solo con alcuni, preferibilmente "amici". “Il dialogo si dovrebbe ristrutturare con quella parte dei vescovi che ha avuto una condotta equanime, imparziale. Siamo andati in Vaticano per far sapere questo. Dobbiamo trovare il cammino migliore per ridefinire un nuovo dialogo nonché l’intera situazione interna, senza ingerenze internazionali”.
Queste parole del Ministro oltre ad essere insensate sono offensive, e come sempre accade in America Latina in situazioni di questo tipo, dimostrano che si prova a dividere la chiesa, i vescovi, tra reazionari e progressisti. L'errore, che causa inoltre tristezza, è che questa visione arcaica e immatura si è rivelata sempre, ovunque, sbagliata. Non è mai accaduto che le gerarchie e le comunità cattoliche latinoamericane si siano divise per dare vita a chiese parallele. In Nicaragua il sandinismo di una volta, quello vero e onesto e non corrotto e totalitario di oggi, provò già quest'operazione (incluso con la nomina di ministri sacerdoti)  incassando un fallimento clamoroso.
Il cardinale Leopoldo Brenes – che ha confermato la totale assenza di comunicazione con le autorità di governo - infine ha voluto precisare: “Non siamo stati informati ancora da parte della Santa Sede di quanto è andato a dire il Cancelliere Moncada. Ad ogni modo ricordo che il Vaticano non agisce in questa materia in risposta a richieste estranee alla comunione ecclesiale”.