venerdì 10 agosto 2018

Mondo
Secondo uno studio del Pew Research Center il nazionalismo fa male alla fede
L'Osservatore Romano
Sono in continuo aumento nel mondo le restrizioni imposte dai governi nei confronti dei gruppi religiosi. È quanto afferma un recente studio globale del Pew Research Center su dati relativi al 2016. La percentuale di paesi con livelli “alti” o “molto elevati” di restrizioni governative — vale a dire leggi, politiche e azioni che limitano la pratica religiosa — è salita dal 25 per cento nel 2015 al 28 per cento nel 2016. Paesi che hanno livelli elevati o molto elevati di ostilità sociali — ossia azioni da parte di individui, organizzazioni o gruppi sociali — sono invece rimasti stabili nel 2016 al 27 per cento. Su un totale dei 198 paesi, in 109 alcune comunità religiose hanno sperimentato restrizioni da parte del governo (erano 105 nel 2015).
Queste sono le principali conclusioni del secondo rapporto condotto dal Pew Forum sulle limitazioni della libertà di religione a livello globale, dal titolo: Rising Restrictions on Religion in 2016. Lo studio si inscrive nel quadro del Pew-Templeton Global Religious Futures Project, promosso da The Pew Charitable Trusts e dalla John Templeton Foundation per analizzare il cambiamento religioso e i suoi effetti sulle società nei diversi luoghi del mondo.
Dallo studio emerge che sono più numerose le aree in cui il livello delle violenze e degli abusi legati alla religione è aumentato rispetto a quelle in cui è diminuito. Egitto, Russia, India, Indonesia e Turchia sono i paesi dove si registrano le situazioni più problematiche. In ogni caso l’alto livello di restrizioni religiose si unisce a un alto tasso di ostilità sociale.
Guardando i gruppi religiosi, le molestie contro i membri delle due comunità più numerose del mondo — cristiani e musulmani — da parte di governi e gruppi sociali hanno continuato a essere diffusi in tutto il pianeta, tant’è che nel 2016 sono aumentati i paesi dove è difficile professare la propria religione. Nello stesso anno sono aumentati anche i paesi dove si registrano episodi di violenza e di intolleranza nei confronti delle comunità ebraiche. Un dato, quest’ultimo, che è andato in controtendenza rispetto al 2015, quando le violenze contro gli ebrei erano diminuite.
I cristiani, però, continuano a essere il gruppo religioso che a livello mondiale subisce il maggior numero di persecuzioni, seguito da musulmani, ebrei, sikh, baha’i, zoroastriani e, infine, buddisti.
Dal momento che alcune nazioni fra quelle più restrittive della libertà religiosa sono anche fra le più popolose, il Pew Research Center calcola che poco più di cinque miliardi e cento milioni di persone vivono in paesi in cui esistono sia restrizioni alla libertà religiosa che fenomeni di ostilità sociale; e in entrambi i casi i bersagli sono in genere le minoranze.

L'Osservatore Romano, 9-10 agosto 2018