mercoledì 29 agosto 2018

Italia
(a cura Redazione “Il sismografo”)
(Luis Badilla) Non merita molte considerazioni. Servono poche righe. La storia che volevo raccontare è stata scritta ieri dallo stesso protagonista, l’ex vaticanista de La Stampa, Marco Tosatti, da qualche anno animatore di un blog anti-bergoglio che fra bugie, esagerazioni, montature, finti documenti inediti, grandi esperti conosciuti solo a casa loro, ogni settimana spara quel che trova o inventa contra il pontificato. Lui, da sempre, è stato un giornalista, seppure in pensione, contrario a Papa Francesco e di lui non sopporta che sia latinoamericano e gesuita. Sono cose che lo irritano.
Per molto tempo ha scritto per il portale Vatican Insider da dove è stato mandato via perché voleva fare in questa testata ciò che poi ha fatto nel suo blog, e cioè seminare odio, calunnie, divisioni, menzogne. In molti ricordano le sue menzogne durante i due Sinodi per la famiglia. Noi stessi allora abbiamo polemizzato con lui per le sue invenzioni su presunti attacchi verbali al Papa da parte di cardinali. Lo conosco bene dai tempi del viaggio di Giovanni Paolo II in Cile, molto bene, e ricordo quanto ha scritto.
Ora, ieri, in una lunga conversazione con Nicole Winfield, agenzia Ap, che ha guidato il colloquio con intelligenza e sagacità, Marco Tosatti - per vanità e protagonismo – in poche righe affonda l’intera operazione Viganò poiché confessa che è stato lui a scrivere il “papiro” cosiddetto “Testimonianza-denuncia”. Certo lui precisa che ha aiutato l’arcivescovo (“il pollo trasformato in corvo”, dice Alberto Melloni) per dare alle sue presunte rivelazioni una forma giornalistica.
Le sue parole esatte dicono in modo eufemistico: ho fatto "l'editing professionale; cioè abbiamo lavorato sulla bozza, il cui materiale era integralmente del Nunzio, per verificare che fosse scorrevole e giornalisticamente utilizzabile."
Il "giornalisticamene utilizzabile" è tutto un programma. E' la pallottola della pistola fumante.
Tosatti offre altri dettagli che dimostrano che si è trattata di una operazione pensata e organizzata a tavolino da diverse persone, italiane e statunitensi, inserita in un piano preciso con un “timetable” mirato (il IX Incontro mondiale delle famiglie). Includeva addirittura l'assistenza di un avvocato, consultato preventivamente due settimane fa, appartenente allo staff giuridico dell'agenzia statunitense EWTN/Catholic National Register, un tale Timothy Busch.
L'operazione  includeva anche alcuni testi, da pubblicare dopo la deflagrazione dello “scoop”, destinati a convincere l’opinione pubblica – come fa lo stesso Tosati, ma anche Aldo Maria Valli e George Weigel – che Carlo Maria Viganò è un quasi santo, mite, molto umile, oggi devastato per la situazione in cui si trova, fuggiasco da possibile attentati …
Questi giornalisti, agiografi di Viganò, per completare i loro scritti dovrebbero intervistare alcuni dipendenti della Segretaria di Stato e del Governatorato, nonché della Nunziatura a Washington, su come Viganò si rapportava con i suoi collaboratori. Dovrebbero raccontare il Viganò della serie "Lei non sa chi sono io …”. Dovrebbero interrogare questi testimoni, molti in pensione e qualcuno ancora in servizio, che si sentivano urlare in faccia dal mite arcivescovo Viganò: “O fai questo o ti distruggo … Devi obbedire, tu non sai chi sono io …”
In conclusione: ora sappiamo, perché lo ha confessato l’autore vero del papiro, che Viganò ha firmato l'atto di accusa, documento da verificare dall'inizio alla fine, le 7.000 parole che lo formano, poiché così, a prima vista sembra pieno di balle, confusioni, non poche calunnie e tante falsità. Si potrebbe dire che è una fatto scontato perché il papiro contiene ricordi e accuse di Viganò ma anche ricordi e accuse di Tosatti.

Viene da chiedersi: E Papa Francesco dovrebbe rispondere a Marco Tosatti?

Il grande Totò direbbe: ma mi faccia il piacere.