giovedì 2 agosto 2018

Cile
(a cura Redazione "Il sismografo")
Forse la giustizia cilena sta arrivando prima al cuore della crisi della chiesa cilena e ciò complicherà gravemente una situazione già al limite. Non basta agire bene, occorre agire anche tempestivamente. L'oscuramento del Vangelo di Cristo per diffendere un ecclesiastico colpevole di gravissimi errori è inaccettabile. Non c'è tempo da perdere! 
(LB) Come si diceva da giorni, con anticipazioni da fonti ufficiali, Jorge Abbott, Procuratore nazionale, ha chiesto ufficialmente alla Santa Sede, tramite il Ministero degli Affari esteri, la consegna di importanti documenti in possesso del Vaticano che riguardano il  caso di 9 persone accusate di abusi sessuali su minorenni e che alcune procure del Cile stanno indagando. Tecnicamente si tratta di richieste di “assistenza internazionale in materia penale” e portano la firma dei responsabili dei tribunali della città di Valparaíso, dell’area Metropolitana Sur della capitale e della regione de La Araucanía (Temuco), rispettivamente di Pablo Gómez, Raúl Guzmán e Cristián Paredes.
In Cile, in ambienti giudiziari, nei media e più in generale nell’opinione pubblica che segue con grande attenzione e partecipazione da diversi mesi la crisi della chiesa cilena, ormai si ha la netta impressione che al cuore del groviglio di ragioni alla base del declino di un certo cattolicesimo cileno e di gran parte della sua attuale gerarchia, senza un briciolo di prestigio e rispetto, sia arrivata prima la giustizia scatenando una valanga che non sarà facile fermare.
Sarà difficile arginare le richieste dei tribunali cileni e con ogni probabilità per la chiesa in questo Paese si avvicinano giorni ancora peggiori di quelli già vissuti. La lentezza con la quale si sta agendo da oltre sei mesi, non è più giustificabile agli occhi del Paese e la pressione sui tribunali in questo senso è molto pesante e insistente. Pur rispettando, come è giusto e necessario l'autorità e autonomia del Santo Padre, crescono le domande autorevoli sul perché non si sono prese le dovute misure con diversi vescovi, i cardinali Ezzati ed Errázuriz e il Nunzio Scapolo, che ormai è pacifico per chiunque sia onesto e non complice che sono i principali responsabili di quanto è accaduto nella chiesa locale in questi ultimi 10 anni. "Dio mio, ma perchè questa ostinazione?", si domandava ieri la copertina di una pubblicazione cattolica.
In Cile, in questa situazione triste e lacerante non è in gioco il prestigio, la carriera ecclesiastica, la fama e il potere di alcuni vescovi, per di più tutti molto anziani, e dei loro protettori, sponsor e mentori. In Cile è in gioco il futuro, per moltissimi anni avvenire, del cattolicesimo stesso, della chiesa come comunità e guida, della fede come legge suprema e perfetta. L'oscuramento del Vangelo di Cristo per diffendere un ecclesiastico colpevole di gravissimi errori è inaccettabile. Non c'è tempo da perdere!
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Cresce il dolore, la costernazione e la sorpresa. “Sembra di essere entrato in un tunnel senza fine” e ogni mattina le nuove notizie sono peggiori di quelle della giornata precedente. Dai racconti delle vittime, dei parenti e dei testimoni, sembra che non ci sia più limite all’orrore.
Se la giustizia cilena è più veloce e precisa di quanto è la reazione della chiesa stessa, molti singoli casi che coinvolgeranno prima o dopo cardinali, arcivescovi, vescovi e decine di sacerdoti, diventeranno ancora più complicati e ingarbugliati e sarà più difficile intervenire. S’intravede già una sorta di spirale che potrebbe portare anche ad un tira e molla fra il Vaticano e i tribunali del Cile e ciò sarebbe il colpo fatale, l’ultimo.